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INFORM - N. 141 - 25 luglio 2000

SCHEDA

Attività della Direzione Generale Politiche Migratorie e Italiani nel mondo

In occasione della Terza Conferenza degli Ambasciatori italiani nel mondo, è stato distribuito un opuscolo curato dal Centro Visti della Direzione Generale che, oltre a dati statistici sui visti rilasciati nel 1999 e nel primo semestre del 2000, riporta il testo del Decreto Interministeriale previsto dall’art. 5 comma 3 del D.P.R.. 31.8.1999 n. 394 che, dopo la firma dei Ministri competenti completata proprio in questi giorni, entrerà prossimamente in vigore.

Tale decreto interministeriale stabilisce le tipologie dei visti d’ingresso in Italia e nello spazio Schengen e fissa per ogni tipologia i requisiti necessari per l’ottenimento dei visti stessi da parte del cittadino straniero. Con l’entrata in vigore del predetto decreto interministeriale viene completato il quadro normativo sulla disciplina dell’immigrazione costituito dal Testo Unico n.286 del 25 luglio 1998 e dal relativo regolamento di attuazione di cui al DPR 31 agosto 1999 n.394, nonché dalla Direttiva del Ministero dell’Interno del 1° marzo 2000 sui mezzi di sussistenza che debbono essere posseduti dallo straniero all’atto dell’ingresso in Italia.

Il quadro normativo così definito porrà termine ad una fase di parziale incertezza che ha caratterizzato gli ultimi due anni di attività del Centro Visti che ha dovuto svolgere una straordinaria opera di sostegno ed orientamento per le decisioni degli operatori della rete diplomatico-consolare all’estero.

Nel 1999 gli Uffici italiani all’estero hanno rilasciato 834.776 visti, con un incremento del 13% circa rispetto all’anno precedente, mentre nel primo semestre del 2000 sono stati rilasciati 429.902 visti con un aumento rispetto all’analogo periodo del 1999 del 27%.

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Un ruolo innovativo dei Consolati italiani nel mondo, chiamati a svolgere in misura crescente, accanto alle funzioni "tradizionali", importanti compiti di diffusione ella nostra lingua e cultura e di promozione commerciale: è l’obiettivo che ci si propone di raggiungere tramite un dialogo intenso e costante tra gli Uffici consolari e la sede centrale del Ministero degli Esteri, per recepire e condividere idee nuove e valide iniziative, quelle "best practices" che molti dei nostri Consolati hanno adottato spontaneamente per offrire un servizio più aggiornato ed efficace.

La sempre maggiore efficienza e disponibilità richieste nel servizio al pubblico, l’esigenza di snellire le procedure amministrative, di utilizzare pienamente gli strumenti informatici ed i collegamenti telematici con amministrazioni ed enti in Italia, la crescita dell’importanza di nuovi compiti, impongono infatti ai nostri Uffici consolari un costante impegno di riorganizzazione e di innovazione. Il Ministero degli Esteri dovrà sapersi avvalere degli apporti e degli spunti offerti dalle diverse esperienze.

In futuro i titolari dei Consolati dovranno periodicamente indicare, come già fanno gli Ambasciatori, le priorità e gli obiettivi della loro azione, ed i risultati conseguiti. E’ un segnale del carattere dinamico ed articolato che si vuole imprimere al servizio consolare, affinché gli Uffici della nostra rete (una delle più estese e capillari) siano sempre più uno strumento efficace e prestigioso del nostro rapporto con le collettività all’estero e con i cittadini e le istituzioni di altri Paesi.

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Il Ministero degli Affari Esteri ha avviato contatti con il Ministero della Sanità per esplorare le possibilità di valorizzazione del patrimonio costituito dagli Ospedali italiani all’estero promuovendo accordi di collaborazione scientifica con centri italiani specializzati nei vari settori della ricerca medica.

L’Ospedale "Umberto I" del Cairo, con la sua collaborazione con il Centro Oncologico di Milano, e gli ospedali italiani di Cordoba e Rosario, con la loro cooperazione stabile con l’Ospedale Mauriziano di Torino, costituiscono un chiaro esempio di ciò che può essere fatto anche con gli altri enti ospedalieri italiani che si trovano in Argentina, Brasile, Canada, Costa d’Avorio, Giordania, Siria, Turchia, Israele, Paraguay, Perù, Yemen e Zambia.

Il moltiplicarsi di forme di collaborazione simili a quelle già in atto non mancherà di rafforzare il prestigio dei nostri ospedali all’estero, enti gestiti nella maggior parte dei casi da organizzazioni religiose o da società senza scopo di lucro, sia presso le nostre comunità che negli ambienti scientifici e sanitari locali.

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L’accentuarsi del carattere transnazionale dei fatti criminosi, l’esistenza di nuove fattispecie di reati, la crescente mobilità di persone e beni, impongono una più intensa cooperazione tra gli organi dei vari Stati preposti all’amministrazione della giustizia. Non sempre, tuttavia, sono disponibili gli strumenti necessari per un’efficace cooperazione giudiziaria internazionale: non tutti gli Stati infatti hanno aderito a Convenzioni internazionali o sono vincolati da accordi bilaterali o multilaterali in materia.

La Farnesina e i Ministeri tecnici competenti, Giustizia e Interni, sono quindi impegnati per adeguare l’attuale quadro normativo alle mutate esigenze della moderna cooperazione giudiziaria, sulla quale casi più e meno recenti hanno spesso attirato l’attenzione dell’opinione pubblica e del Parlamento.

L’eccellente e continua collaborazione tra la Farnesina e i Ministeri della Giustizia e degli Interni consente la conclusione di nuovi accordi bilaterali e la revisione di quelli ormai obsoleti, in modo da garantire una più efficace collaborazione con quei Paesi, non vincolati da accordi internazionali, nei confronti dei quali maggiormente si avverte tale necessità, sia perché da essi proviene, un notevole flusso di immigrazione verso il nostro Paese, sia perché costituiscono importanti punti di riferimento per alcune tipologie di crimine organizzato (traffico di stupefacenti, abusi su minori), sia infine per particolari ragioni politiche (rifugi per ex terroristi di varia appartenenza).

In tale ottica sono positivamente terminati, nel corso dell’anno, i negoziati con lo Sri Lanka, relativamente ad un Memorandum d’Intesa per la revisione dell’Accordo di estradizione del 1873 (fondamentale per la soluzione del noto caso Perera), e – proprio nei giorni scorsi - con la Spagna per il Protocollo sull’estradizione delle persone giudicate in contumacia.

Si stanno inoltre avviando a conclusione, tra gli altri, i negoziati con: l’Argentina per le estradizioni in contumacia e per il trasferimento dei detenuti; il Brasile, il Marocco e il Venezuela per la conclusione di accordi sul trasferimento dei detenuti; il Giappone per la revisione dello Scambio di Note per l’assistenza giudiziaria del 1937 e la conclusione di un trattato di estradizione; l’Egitto per un pacchetto di quattro accordi: tre nel settore penale (estradizione, assistenza giudiziaria e trasferimento detenuti) ed uno nel settore civile (tutela dei minori).

I bambini contesi

Il problema dei bambini contesi ha assunto negli ultimi tempi una rilevanza crescente sia per l'aumento di separazioni, spesso conflittuali, tra persone di diversa o doppia cittadinanza, sia per la maggiore sensibilità con la quale il problema è avvertito nel nostro Paese. Il Ministero degli Affari Esteri, attualmente impegnato nella trattazione di circa 170 casi, è estremamente sensibile al riguardo e da tempo si sta attivando per far fronte in maniera adeguata a questo dramma.

Nel corso degli ultimi mesi la Farnesina ha preso iniziative concrete intese a prevenire e limitare, nella misura del possibile, l’insorgere del problema o il suo protrarsi. Innanzitutto si sta portando avanti con determinazione l’opera di informazione delle coppie miste: dopo la diffusione di un opuscolo informativo redatto dal CODIST (Comitato Donne Sposate a Tunisini), contenente indicazioni sulla normativa giuridica islamica in materia di matrimonio e filiazione, sarà distribuita ai nostri Capi missione, in vista di una successiva e più ampia divulgazione, un’ulteriore pubblicazione con la quale si forniscono informazioni di carattere generale, utili per tutte le coppie miste. Sempre al fine di migliorare l’informazione e favorire la prevenzione del problema, il Ministero degli Esteri cercherà anche di incentivare la costituzione in alcuni Paesi di appositi Centri Informativi per famiglie miste su modello del Comitato già esistente a Tunisi.

Sul piano giuridico, si è già concordato con il Ministero della Giustizia l’avvio di negoziati bilaterali con i Paesi in cui si verificano più frequentemente problematici casi di minori contesi. E’ già in fase molto avanzata un accordo con l’Egitto, che potrebbe essere finalizzato in brevissimo tempo. Marocco, Libia e Libano hanno mostrato interesse al riguardo e si conta di proseguire le trattative nel prossimo autunno.

Allo stesso tempo si cercherà di stimolare le adesioni alle Convenzioni internazionali in materia, cogliendo ogni utile occasione di incontri bilaterali con le autorità dei Paesi con i quali abbiamo un maggior numero di casi in sospeso.

Sarà infine potenziata la struttura ministeriale che tratta i casi di sottrazione dei minori e migliorata, in relazione alla gestione della problematica in questione, la formazione professionale del personale destinato all’estero.


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