* INFORM *

INFORM - N. 139 - 23 luglio 2000

Interviste a margine dell'incontro

Michela Bracco ( INAS Argentina): Che cosa ci aspettiamo dal Governo italiano.

ROMA - In occasione della celebrazione del 50° dell'Inas abbiamo chiesto a Michela Bracco (Inas Argentina) di fornirci un quadro della situazione sociale del Paese, con particolare riferimento ai nostri pensionati. Un Paese, l'Argentina - spiega -, che dopo un decennio di laboratorio di neo liberismo spietato, ha sofferto la cancellazione totale dello Stato sociale e si trova in una fase critica. Il nuovo Governo argentino, insediato da sei mesi, è ancora in assestamento. Si spera che si apra uno spiraglio, ma adesso non fa che compiere il diktat del Fondo monetario internazionale, il che porta all'impoverimento progressivo. Noi ci troviamo con un 40% della popolazione alla soglia della povertà ed un 15% dell'indigenza".

Come è strutturata l'Inas in Argentina? "Abbiamo due sedi, però operiamo su tutto il territorio con uffici di recapito che ci permettono una presenza più larga e articolata. Date le grandi distanze ci muoviamo noi e andiamo ad avvicinare i connazionali, avvalendoci della solidarietà delle associazioni italiane che sono in tutto il territorio e che hanno veramente una presenza capillare: attraverso la loro accoglienza noi possiamo andare ad incontrare i nostri concittadini ovunque essi si trovino".

Ma che cosa vi aspettate dal Governo italiano? "Da anni portiamo avanti la battaglia di un beneficio strutturale a sostegno della povertà e dell'emarginazione dei nostri anziani: assegno sociale, assegno di solidarietà, lo si chiami come si vuole, oggi quanto mai è indispensabili per i nostri anziani una misura di solidarietà che permetta loro di portare avanti una vita degna. Noi, fino a 10 anni fa, non avevamo un solo anziano, italiano, nelle bidonville. Oggi, coloro che hanno lavorato 40 anni in Argentina, che erano riusciti a costruirsi una casa e ad avere un livello di vita accettabile, si sono venduti la casa perché non potevano pagare le tasse e mangiare. In Argentina non c'è assistenza sanitaria gratuita, devono pagarsi i medicinali e allora, dopo 40 anni di lavoro, si sono visti costretti a perdere la casa per poter sopperire ai loro bisogni; molti di essi non hanno nemmeno questa possibilità. Al governo italiano chiediamo che i cittadini italiani, ovunque essi risiedano, possano portare avanti un vecchiaia degna ed esercitare i diritti di cittadinanza". (Inform)

Pino Maranchelli (INAS Svizzera): Problemi per la vecchia emigrazione con il trattato Svizzera-Unione Europea.

ROMA - Una situazione ben diversa da quella argentina per i nostri connazionali in Svizzera, anche se i problemi non mancano. "Il recente trattato fra la Confederazione e l'Unione Europea - spiega Pino Maranchelli, coordinatore dell'Inas-Cisl per la Svizzera - chiaramente implica alcuni problemi soprattutto per la vecchia emigrazione. Con l'entrata in vigore del trattato, praticamente, non sarà più consentito il trasferimento dei contributi dalla Svizzera in Italia e questo, anche se in Italia sembra un piccolo problema, per i pensionandi è un grosso problema, perché si preclude la possibilità di andare in pensione di anzianità".

"Tra l'altro - aggiunge Maranchelli - questo è un problema che riguarda anche gli ex-emigrati che sono rientrati in Italia perché, con l'entrata in vigore di questo trattato, non sarà più possibile avere la liquidazione o indennità forfettaria, soprattutto per i brevi periodi lavorati in Italia. Abbiamo avuto degli incontri presso l'Ambasciata e con il Ministero del lavoro, ed abbiamo chiesto una proroga di almeno 4-5 anni, in modo che le famiglie possano decidere con più tranquillità se rientrare, restare in Svizzera o andare in pensione.

"Sono argomenti che riteniamo debbano essere affrontati con molta serietà perché altrimenti si potrebbe verificare quello che è successo nel 1992 a proposito delle casse pensioni svizzere. Si diceva che se la Svizzera avesse firmato questo accordo non sarebbe stato più possibile ritirare le proprie spettanze. Abbiamo avuto tanta gente che è rientrata in Italia, magari mangiandosi quei quattro soldi che si erano portati, non trovando un lavoro in Italia e non potendo più rientrare in Svizzera, perché dopo sei mesi di residenza all'estero anche chi ha fatto trent'anni di Svizzera è come se entrasse per la prima volta, dal punto di vista dei permessi".

Come è organizzata l'Inas in Svizzera? "L'Inas è in Svizzera dal 1956. Oggi in Svizzera siamo presenti in tutte le grandi città e quasi tutti i cantoni. Inoltre, per raggiungere tutta la nostra collettività, abbiamo delle strutture zonali, dove ci avvaliamo di nostri connazionali i quali svolgono volontariamente questo lavoro, che poi noi riusciamo a coordinare.

Aver partecipato a questo cinquantesimo - ha concluso Maranchelli - oltre ad essere stata una festa, è stato uno stimolo per noi che stiamo all'estero. Chiaramente c'è una grossa richiesta di servizi, l'emigrazione si è evoluta, anche noi dobbiamo evolverci ed aspettiamo con ansia la nuova legge sui patronati. I nostri connazionali non chiedono soltanto di seguire la pratica di pensione, ma chiedono una miriade di interventi che noi cerchiamo di esaudire: parliamo del fisco, dell'Ici eccetera, e con questa legge potremo assistere su larga scala gli emigrati". (Inform)


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