L'editoriale di Marco Basti, direttore di "Tribuna Italiana" Buenos Aires
Per i nostri indigenti Roma non ha soldi!
BUENOS AIRES - Una delusione dopo l’altra, sembrerebbe che è fatto apposta per prenderci in giro. Dopo l’approvazione-beffa degli articoli 56 e 57 per l’esercizio del diritto di voto, la settimana scorsa al Senato, una nuova beffa è arrivata da Roma. L’annuncio pieno di fiducia, dell’onorevole Danieli al Teatro Coliseo, domenica 4 giugno in occasione della Festa della Repubblica, anche se non è stato al centro del discorso del sottosegretario agli Esteri, era stato abbastanza rassicurante. Dopo le richieste in favore dei connazionali che vivono in condizioni di forte disagio fatte dai rappresentanti della collettività, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza per gli anziani dell’America latina, fatta dall’assemblea generale del CGIE in Città del Messico, nel mese di maggio e dopo l’intervento dell’on. Danieli come presidente del CGIE, a capo di una delegazione che aveva incontrato il sottosegretario al Tesoro on. Giarda, prima di venire in Argentina, non sembrava difficile una risposta positiva da parte del Tesoro.
In fondo era stato chiesto al Tesoro della quinta potenza economica del mondo di trovare, in fase di assestamento del bilancio, due milioni e mezzo di dollari, soltanto due milioni e mezzo di dollari, per un aiuto di emergenza in favore di anziani italiani, emigrati quasi mezzo secolo fa in America latina e che, fondamentalmente a causa delle politiche economiche che hanno distrutto il tessuto sociale e le reti di sostentamento solidale in questi paesi, oggi vivono i loro ultimi anni di vita in modo miserabile. Alcuni di loro hanno perso le case che con i sacrifici di una vita di lavoro avevano costruito. Per molti altri, la misera pensione di 210 dollari mensili, che lo Stato argentino dopo aver durante anni dilapidato i fondi pensionistici, paga a chi ha versato i contributi stabiliti dalla legge, non è sufficiente nemmeno per comprare le medicine, o per pagare le tasse o per vivere dignitosamente.
Certo non è la situazione della maggioranza dei connazionali emigrati in Argentina. Quanti hanno bisogno dell’aiuto dell’Italia, sono quelli che non possono vivere con le pensioni minime, che non ricevono aiuti dai figli, perché anch’essi sono disoccupati, in un paese in cui il tasso di disoccupazione continua ad aumentare nonostante la politica di contenimento della spesa pubblica messa in atto da dieci anni a questa parte e che il nuovo governo ha confermato e approfondito. Sono
connazionali ai quali non arriva nemmeno la rete solidale di associazioni di volontariato, della collettività e non. Non sono tanti. Dovrebbero essere circa diecimila in Argentina. Roma da tre anni ha promesso un’indagine conoscitiva per sapere quanti sono effettivamente gli italiani nati in Italia che versano in queste condizioni nell’America latina. Ma ancora non l’ha fatta.
Qualcuno sperava che dopo l’approvazione-beffa al Senato, altre richieste, in compensazione, sarebbero passate più facilmente, ma purtroppo non è stato così.
La questione dell’assistenza ai connazionali indigenti però, è solo una dimostrazione - forse la più drammatica - del disinteresse più assoluto della politica nei confronti degli italiani all’estero. O non è prova di disinteresse la assurda "telenovela" del voto? O le code o le lunghe attese che bisogna fare nelle sedi consolari, pessimo biglietto di presentazione davanti ai discendenti degli italiani? O la mancanza di un programma di attività culturali specifico per gli italiani qui residenti, cioè al di là di quello che si fa per presentare la cultura italiana alla società argentina?
Questa è non solo la nostra opinione, è quanto constata il segretario generale del CGIE, il quale nella sua relazione introducendo i lavori dell’assemblea plenaria ha elencato i problemi non risolti, sottolineando che "allo stato degli atti dobbiamo costatare che alcune situazioni di difficoltà sono approdate ad un punto di rottura".
Quindi, al di là dei torti del CGIE, che pure ce li ha, il problema vero è che Roma dimostra un disinteresse tale, che siamo ad un punto di rottura. I delegati dell’America latina annunciano misure concrete di protesta se non ci saranno soluzioni prima della Pre-Conferenza preparatoria che si svolgerà a Montevideo agli inizi di settembre. Per l’Italia, quinta potenza economica del mondo, non dovrebbe essere difficile dare una risposta positiva a questa richiesta. Ma i politici italiani saranno degni rappresentanti di questa nostra amata Italia, quinta potenza? (Marco Basti-Tribuna Italiana/Inform)