L'editoriale di "Dialogo", UIM Germania
Il Cgie ad una svolta, con o senza il voto all'estero
FRIBURGO/BR. - A fine settimana uscirà il nuovo numero di "Dialogo", il notiziario della Uim-Germania per la collettività italiana. Ne anticipiamo l'articolo di fondo, di Giuseppe Nisci, l'editore, che propone una svolta nei modelli di partecipazione dei residenti all'estero.
I Comitati degli Italiani all'Estero (Comites) sono finora l'unica istituzione fuori d'Italia che trae origine da votazione diretta; essi, nell'ambito delle proprie attribuzioni, eleggono i membri del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, (CGIE), i quali esplicano il mandato, loro ascritto, nella sede e nei modi previsti dalla legge istitutiva (n° 368 del 1989, modificata dalla Legge n° 189 del 1998, disciplinata dal DPR n° 329 del settembre 1998), come consulenti del Parlamento e del Governo sulle questioni generali e sui temi, concernenti gli interessi dei connazionali, residenti all'estero.
Queste funzioni consultive trovano la loro esplicazione, esaminati i problemi delle comunità italiane extraterritoriali, attraverso la formulazione di pareri, proposte, raccomandazioni in materia d'attuazioni legislative o amministrative dello Stato o delle Regioni; su progetti di trattati internazionali e sulle norme comunitarie, riguardanti le collettività nazionali oltrefrontiera. Il CGIE è tenuto a formulare obbligatoriamente parere sugli indirizzi del Governo in merito agli stanziamenti dello Stato in favore delle comunità all'estero; sui programmi pluriennali e sui finanziamenti, necessari alla realizzazione della politica scolastica, della formazione professionale e della tutela sociale e previdenziale; sui criteri d'assegnazione dei contributi ad associazioni nazionali, patronati, enti di formazione professionale, organi di stampa e d'informazione; sui programmi televisivi per gli italiani all'estero; sulle riforme da arrecare ai servizi consolari e su quelle riguardanti gli interventi scolastici e sociali.
Il CGIE costituisce, pertanto, la prima stazione nel procedimento evolutivo della partecipazione dinamica alle attività politiche della Nazione da parte delle comunità italiane fuori del territorio metropolitano, essendo l'organizzazione fondamentale per il collegamento diretto di queste con la madrepatria.
È, dunque, il CGIE primo gradino per quanto riguarda il processo di trasformazione in vista della partecipazione diretta dei connazionali, residenti all'estero, alla vita della Nazione; ma cosa succederà e quale sarà il suo ruolo quando verranno in essere i risultati dell'elezione di deputati e senatori della circoscrizione estero? Bisogna, appunto, ora chiedersi di quale grado esso sarà considerato nel caso sia esteso l'esercizio diretto di voto in loco all'elettorato italiano estero, con i conseguenti esiti; ma occorrerà domandarselo anche nel caso in cui l'esercizio di tale diritto fosse negato.
Ci troviamo, in altre parole, in vista di nuove svolte, almeno per quanto riguarda le attribuzioni del CGIE, che dovrà certo subire consistenti trasformazioni in funzione dei risultati delle elezioni o alla mancanza di questi (non ci sentiamo, allo stato delle cose, di dare per scontata l'allargamento del diritto di voto all'estero, anzi, la faccenda ci pare piuttosto ingarbugliata e difficile da districare, almeno sulla breve distanza; anzi, a dirla tutta, pensiamo - speriamo di sbagliarci e ce lo auguriamo - che la questione sia già stata sotto sotto risolta a nostro scapito).
Scendiamo ora a considerare i compiti del CGIE che più da vicino ci riguardano, in un momento particolare, in cui si richiede da tutti la massima trasparenza, il massimo accordo, la massima collaborazione: vale a dire unitarietà d'intenti, per superare una buona volta le difficoltà, che si sono sempre presentate, che sono tuttavia presenti. A noi sembrerebbe fuor di luogo pensare che i membri del CGIE, votati dagli undici Comites della Germania, presa sottogamba la fonte della loro elezione, sbrigliassero la loro fantasia in evoluzioni non consone al particolare momento attraversato dall'associazionismo, dagli enti gestori, dalla scuola, dagli Istituti Italiani di Cultura, dalla stampa; all'estesa crisi che investe pesantemente quanto, insomma, in Germania utilmente si muove nel sociale, in campo politico e sindacale, nei movimenti civili, nelle attività culturali, nella promozione scolastica e di formazione professionale, nell'esercizio dell'informazione - e ci scusiamo se abbiamo omesso qualcosa.
Ben venga, allora, in essere l'idea, che avvertiamo nell'aria - proposta, pronta ad essere avversata dai bastiancontrari di turno prima ancora della sua formulazione -, ma che captiamo come un'autentica occasione d'incontro, di scambio e di confronto da non lasciarsi assolutamente sfuggire.
Intendiamo riferirci all'auspicabile incontro dei rappresentanti delle realtà organizzate di Germania e dei membri del CGIE, preso atto della chiusura, peraltro non ancora pienamente ufficializzata, del defunto Intercoasscit ed il naufragio del "nuovo" Intercoasscit-Intercomites, attorno ad una tavola rotonda per discutere con l'Amministrazione i problemi dei connazionali e concertare come concretamente risolverli. (Giuseppe Gnisci, de.it.press/Inform)