* INFORM *

INFORM - N. 110 - 12 giugno 2000

 

Filomena Narducci (CGIE) sulla comunità italiana in Uruguay

Una indagine conoscitiva per l'emergenza anziani indigenti. La ristrutturazione della rete consolare, la normativa sulla cittadinanza

MONTEVIDEO - In occasione della visita a Montevideo del Sottosegretario agli Esteri on. Franco Danieli e della celebrazione della Festa della Repubblica, Filomena Narducci, componente del Comitato di presidenza del CGIE, ha esposto la situazione della comunità italiana in Uruguay ed i suoi principali problemi. Erano presenti, con una rappresentanza della nostra collettività, l'Ambasciatore Alberto Boniver, il Console d'Italia Pasquale Velotti ed il presidente del Comites Don Armando Pizzuti.

Filomena Narducci, dopo aver rivolto un saluto al Sottosegretario Danieli, ha proseguito rilevando che la nostra collettività, insieme a quella spagnola, rappresenta la più numerosa comunità dell’Uruguay.

Con orgoglio - ha aggiunto - possiamo dire che in questo paese l’inserimento delle famiglie emigrate non ha avuto troppe difficoltà né discriminazioni. Anzi hanno seguito la stessa sorte degli uruguaiani. Un 30% della popolazione circa ha ascendenza italiana e sono oltre 40.000 i titolari di passaporto italiano. Possiamo dire con convinzione che la comunità italiana si è guadagnata uno spazio di prestigio e rispetto a livello della società locale.

Abbiamo un Comites e oltre 60 associazioni di tipo regionale, enti di assistenza e di cultura ed in quasi tutte le città dell’interno esiste una società che raggruppa gli italiani di tutto il dipartimento. A questo dobbiamo aggiungere due case di riposo. Una femminile presso la Missione Cattolica ed un'altra mista nella casa accanto. Ci sono circa 3.500 cittadini con pensione italiana ottenuta nella maggior parte in base alla convenzione italo-uruguaiana.

Dalla seconda Conferenza nazionale dell'emigrazione dell’88 emerse chiaramente la necessità di un vincolo organico con le istituzioni in Italia e nel 1991 è stato eletto per la prima volta il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero.

Oggi ci avviamo verso una terza Conferenza degli italiani nel mondo. Conferenza che dovrà, da una parte, fare il punto sulla nuova situazione dell'emigrazione e le nuove necessità, che senza dubbio sono diverse a quelle del passato e, dall'altra, dovrà pure fare un bilancio sulle cose proposte e non risolte nella seconda Conferenza.

Lei, onorevole Danieli, sta arrivando dall'Argentina dove, all'unisono, i dirigenti della collettività le hanno rivolto un appello alla solidarietà con gli italiani indigenti dell’Argentina, e noi aggiungiamo di tutta l’America Latina.

Dalla riunione continentale del CGIE svoltasi in Città del Messico è stato lanciato un appello alla solidarietà ed una richiesta d’intervento immediato da parte del Governo italiano per venire incontro a questa grave situazione.

In Uruguay possiamo dire che sono molti gli italiani, ma soprattutto gli anziani, che vivono al di sotto della linea della povertà e che alle volte hanno come unico reddito una pensione minima uruguaiana che non supera i 150 dollari mensili. In Uruguay il sistema mutualistico è privato ed il solo diritto di accesso all’attenzione costa 60 dollari mensili. A questo dobbiamo aggiungere i tickets il cui valore è di 10 dollari l’uno. Sebbene esista un ospedale che è stato costruito da italiani e che porta il nome italiano, esso non assiste gli italiani indigenti in quanto è un ospedale privato e come tale va pagato.

Dobbiamo pertanto aiutare questi nostri connazionali con le risorse che arrivano dall’Italia tramite l’assistenza diretta ed indiretta che si dimostrano sempre di più insufficienti.

Ci appelliamo alla solidarietà di uno Stato che in materia di emigrazione, in passato, si è dimostrato generoso con i connazionali all’estero e che ha saputo ricavare i benefici dell’immagine di quei cittadini che, con miglior fortuna, hanno occupato ed occupano posti importanti nel commercio, nell’industria, nella cultura e nelle istituzioni dei paesi ospitanti, aprendo così importanti canali di scambio e forti vincoli commerciali e culturali con l’Italia.

In poche parole chiediamo in quest’area un doppio intervento. Uno immediato con un aumento sostanziale dei contributi che faccia fronte all’emergenza ed il secondo strutturato e derivante da una nuova norma legislativa (lo si chiami assegno sociale o contributo di solidarietà) ma che ponga fine a questo continuo penare di una generazione ormai invecchiata che sta percorrendo gli ultimi metri e sta per arrivare a destinazione.

Questa richiesta è partita dalla seconda Conferenza dell'emigrazione e in questa terza o prima - come la si voglia chiamare - non si può dare quel salto di qualità senza fare i conti con questo debito.

Chiediamo inoltre che venga avviata, tramite i consolati, un'indagine conoscitiva sulla situazione degli italiani indigenti in America Latina. Questa deve essere una premessa fondamentale per poter lavorare su una proposta d'intervento strutturata e razionale.

Non voglio dilungarmi molto ma voglio fare una riflessione sul ruolo degli organismi partecipativi e rappresentativi della collettività.

Da quando è stato istituito, il Comites ha sempre collaborato con l’autorità consolare, per un miglior servizio alla collettività. Insieme ai Patronati hanno costituito dei veri supporti per l’attività consolare.

La legge recita chiaro. Il Comites è un organismo consultivo che deve tutelare i diritti dei cittadini sul territorio.

In base a questo io mi domando: quando il Ministero decide di potenziare o ristrutturare la rete consolare le autorità locali vanno consultate? Spero di sì e aggiungo: dovrebbero essere pure consultati (per ciò che è di competenza) anche i rappresentanti locali, eletti e delegati dalle collettività. Perché sono i veri conoscitori delle necessità della gente. In Uruguay abbiamo un solo consolato che serve tutto il territorio e poi ci sono agenti consolari onorari, ai quali non si può chiedere troppo perché molte volte non sono nelle condizioni di risolvere i problemi di un cittadino che vive a 500 chilometri da Montevideo. Mettono tanta buona volontà ma non sono autonomi.

Io credo che queste sono delle cose che interessano di più le collettività e che vanno valutate bene al momento di fare le scelte. Perché, vedete, io lo dico con sincerità e non si offenda nessuno in quanto è parte del mestiere. Gli ambasciatori, come i consoli, stanno qui per un periodo e poi vanno in un'altra sede e noi che viviamo qua dobbiamo fare i conti con le loro scelte.

Pertanto io ritengo, e se sbaglio sono disposta a farmi convincere del contrario, che quando debbono essere fatte delle scelte sulla qualità e quantità dei servizi ivi comprese le sedi (caratteristiche, comodità, raggiungibilità) si tenga conto degli utenti e vengano informati e consultati i loro rappresentanti eletti.

Un ulteriore problema è vincolato all'attuale legge di cittadinanza. Questa legge è stato un passo avanti molto importante ma ha lasciato due grosse discriminazioni che non ci possiamo permettere:

  1. Al momento del riacquisto della cittadinanza si è verificata una situazione che ha diviso la famiglia, e cioè il figlio minorenne di chi ha riacquisito la cittadinanza è diventato italiano mentre il figlio maggiorenne è rimasto straniero.
  2. Un po' più complicata ma non meno discriminante è la trasmissione della cittadinanza per via materna. Nonostante la legge nel suo primo articolo reciti "pari condizioni per la trasmissione", quando andiamo al dunque, troviamo il limite del 1948 che esclude i figli nati prima di quella data.

Ho preferito sottolineare questi problemi perché sono convinta che dalla Conferenza degli italiani nel mondo emergeranno con forza le nuove strategie politiche in materia di emigrazione, che senza dubbio avranno al centro dell’attenzione le nuove generazioni ed in particolare i giovani.

Ad essi andranno i futuri interventi in materia di lingua e cultura, informazione e formazione e saranno loro nell’ambito della Conferenza ad indicare le loro necessità e le loro richieste.

Sul voto è già stato tutto detto: ovviamente speriamo che il Parlamento voti la riforma e si avviino nel minor tempo possibile le condizioni affinché i cittadini all’estero possano partecipare della politica italiana, a pieno titolo, eleggendo i propri rappresentanti al Parlamento.

Grazie di essere venuto, onorevole Danieli - ha concluso Filomena Narducci -. Grazie di averci ascoltato e ci auguriamo, ma sappiamo che così sarà, che si farà portavoce delle nostre richieste. (Inform)


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