* INFORM *
INFORM - N. 109 - 8 giugno 2000
Elaborata dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con l’Acnur e il Cir
Carta Giubilare dei Diritti dei Profughi 1° Giugno 2000
ROMA Il 1° giugno può essere considerato il Giubileo dei Rifugiati e dei Profughi; un Giubileo che ha avuto un’impostazione diversa che per le altre categorie di mobilità umana, dato che si trattava in gran parte di non cristiani e non cattolici. Per l'occasione - lo segnala Migranti press - è stata elaborata dal Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, in collaborazione con l’Acnur e il Cir, la "Carta giubilare dei diritti dei profughi". Eccone il testo:
Noi rifugiati, sfollati, richiedenti asilo, operatori pastorali e umanitari, rappresentanti di governi e di organizzazioni internazionali, radunati a Roma per la celebrazione del Grande Giubileo dei Migranti e degli Itineranti;
Affermando l’importanza degli strumenti internazionali sui diritti umani e sullo status dei rifugiati e delle vittime di guerre e di violenza generalizzata;
Sollecitando la formulazione di simili strumenti internazionali a sostegno anche degli sfollati all’interno dei loro paesi;
Incoraggiati dalla celebrazione del Giubileo dei Rifugiati e dei Profughi e dal documento della Santa Sede, I rifugiati: una sfida alla solidarietà;
Convinti di quanto tale documento afferma: la "protezione non è una concessione che si fa al rifugiato: egli non è oggetto di assistenza, ma piuttosto un soggetto di diritti e doveri; ogni paese ha la responsabilità di far rispettare i diritti del rifugiato, tanto quanto quelli dei suoi cittadini" (n. 11); convinti altresì che la protezione non consiste nel limitarsi a fornire forme minime di sopravvivenza, ma nell’assicurare un ambiente sociale e culturale che rispetti la dignità e la libertà della persona umana come espresso negli strumenti internazionali, tra cui la Convenzione di Ginevra del 1951;
Presentiamo questa "Carta giubilare dei diritti dei profughi", con la quale, sulla base della nostra fede religiosa e dei nostri principi umanitari, si riaffermano i loro diritti, tra i quali:
- Il diritto di essere ascoltati da un’autorità competente e ben disposta e di non subire trattamenti di detenzione durante l’esame della domanda di asilo;
- Il diritto alla riservatezza delle informazioni fornite;
- Il diritto a vivere dignitosamente e a ricevere gli aiuti necessari durante l’attesa della decisione sulla domanda d’asilo;
- Il diritto di appellarsi in caso di decisione negativa circa il riconoscimento dello status di rifugiato e di risiedere nel territorio del paese di asilo per la durata del ricorso;
- Il diritto dei paesi più poveri - sui quali grava l’accoglienza della maggior parte dei rifugiati del mondo - di essere sostenuti dai paesi più ricchi nel loro sforzo di adempiere agli impegni assunti con l’adesione alle convenzioni internazionali sui rifugiati;
- Il diritto ad avere una vita dignitosa nel paese di asilo fintanto che perdurano le condizioni di insicurezza nel paese di origine, partecipando attivamente alla vita sociale e produttiva del paese ospitante;
- Il diritto delle famiglie separate di conoscere il prima possibile ove si trovino i loro parenti dispersi e di mettersi in contatto con loro; nonché di essere riunite il più presto possibile e protette come nucleo fondamentale della società;
- Il diritto delle donne rifugiate di ricevere un’attenzione speciale, che garantisca loro la protezione da qualsiasi forma di violenza, la tutela della maternità, l’accesso al reddito e quant’altro necessitino in considerazione della loro vulnerabilità e del ruolo che esse svolgono all’interno della famiglia e della comunità;
- Il diritto dei minori e degli anziani a una protezione particolare che tenga conto delle situazioni di maggiore vulnerabilità fisica, economica e psicologica;
- Il diritto dei bambini e degli adolescenti all’educazione, all’assistenza medica e a un ambiente sicuro ove possano sviluppare creativamente le loro energie e le loro potenzialità; il diritto inoltre ad essere protetti da qualsiasi tipo di reclutamento militare e di coinvolgimento nei conflitti armati;
- Il diritto dei rifugiati a un ritorno dignitoso e sicuro in patria, unitamente all’impegno della comunità internazionale a promuovere il rispetto dei diritti umani fondamentali nei paesi di origine, la soluzione delle questioni politiche, sociali, religiose e ambientali che impediscono il ritorno;
- Il diritto degli sfollati all’interno dei propri paesi - il cui numero si stima in alcune decine di milioni - di essere protetti nei loro fondamentali diritti umani, e di tornare in sicurezza nelle proprie terre e nelle proprie case;
- Il diritto degli apolidi a una patria e a una rapida e giusta definizione della loro situazione;
- Il diritto a un’informazione corretta e obiettiva da parte dei mezzi di comunicazione, che non generi ingiuste criminalizzazioni o falsi allarmismi sugli avvenimenti e sulla situazione tanto nei paesi d’arrivo che in quelli d’origine.
Questa carta non pretende di essere esaustiva, ma intende porre di fronte al mondo le sfide più importanti che devono essere affrontate all’inizio del Terzo Millennio per la protezione e il benessere degli oltre 50.000.000 di persone costrette a vivere fuori della propria patria o degli abituali luoghi di residenza.
Auspichiamo che la Comunità Internazionale si impegni anche a fermare quelle attività che per loro natura producono crisi di rifugiati.
Chiediamo che questa Carta venga diffusa in tutto il mondo e trovi attuazione pratica con l’aiuto e il sostegno di tutti gli uomini di buona volontà - responsabili politici, umanitari, religiosi - che si sentono chiamati a sanare questa "vergognosa piaga del nostro tempo" (Giovanni Paolo II, 25.06.1982).
(Inform)
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