La Farnesina fa il punto sulla vicenda delle tre minori rifugiate nelle nostre Ambasciate in Kuwait e Algeria
ROMA - La Farnesina continua a seguire con attenzione i casi delle tre minori italiane - le due sorelle Aboulnaga e la piccola Errahmani - ospiti, con le proprie madri, nelle sedi delle Rappresentanze diplomatiche italiane, rispettivamente, in Kuwait e in Algeria.
In relazione al caso delle piccole Aboulnaga, la madre, signora Stefania Atzori, ha ritenuto - come è noto - di condurre nell'Ambasciata italiana a Kuwait City anche la più piccola delle figlie ( ove già si trovava la sorella maggiore, denominata "Erica"), a seguito dell'accoglimento, da parte della Suprema Corte di Cassazione kuwaitiana, del ricorso del signor Aboulnaga, al quale sarebbero state affidate entrambe le figlie.
A tale riguardo, va evidenziato che la suddetta sentenza non risulta ancora formalizzata, né se ne conosce, pertanto, la motivazione ufficiale.
Secondo quanto è emerso da contatti che l'Ambasciata continua a tenere con studi legali e giuristi, non sembrerebbe comunque esclusa la possibilità di ulteriori passi giudiziari da parte della signora Atzori. Tale circostanza potrà essere tuttavia confermata solo a seguito della lettura completa della sentenza della Suprema Corte.
Sul versante delle posizioni dei genitori delle bambine, resta comunque aperta la possibilità di trattative dirette - che continuano, al momento, ad apparire la via meno complessa verso la soluzione del caso - anche alla luce di una proposta di soluzione presentata dal signor Aboulnaga.
Diverso è il caso della minore italo-algerina Errahmani, attualmente all'interno dell'Ambasciata d'Italia in Algeri con la madre, signora Michela Silvestri, ed il coniuge della nonna materna. Non esiste, infatti, alcun provvedimento di separazione tra i genitori né, conseguentemente, di affidamento della minore ad uno dei due. Ne consegue la mancanza di una base giuridica per l'eventuale sottrazione della figlia alla signora Silvestri. L'interessata risulta perfettamente libera di muoversi nel Paese o di lasciarlo (essendo in possesso di permesso di residenza, ottenuto attraverso l'Ambasciata) con il vincolo, tuttavia, di non poter far espatriare la figlia minore (cittadina algerina), senza il consenso del marito, conformemente ad una norma locale di carattere generale.
L'Ambasciata d'Italia - che ospita la signora Silvestri e le fornisce la necessaria assistenza (non intendendo la connazionale tornare dai suoceri, con i quali ha convissuto per nove mesi) - si sta adoperando, tra l'altro, per individuare una sistemazione più conveniente anche sul piano logistico. Ciò anche nella prospettiva di un possibile tentativo di ottenere l'affidamento (sia pur temporaneo) della minore alla madre, attraverso un procedimento di separazione, che la signora Silvestri solo ora ha avviato attraverso i legali di fiducia dall'Ambasciata. (Inform)