Frizzera (CGIE Argentina) sulla cittadinanza degli oriundi triveneti
BUENOS AIRES - Sembra che siano in via di soluzione gli esiti irrisolti del trattato di pace di San Germano. La commissione Affari Costituzionale della Camera dei deputati ha ripreso la discussione della proposta di legge riguardante la cittadinanza di coloro che hanno lasciato l’Italia prima del 1918 in territori allora sotto il dominio austroungarico, per cui, alcuni oriundi del Trentino e del Friuli Venezia Giulia non hanno la possibilità di acquistare la cittadinanza italiana ius sanguinis, riconosciuta invece a tanti altri oriundi italiani.
Il problema è legato alla storia della prima guerra mondiale ed al passaggio di territori, nell'immediato dopoguerra, dalla sovranità austro-ungarica a quella italiana, passaggio sancito dalla firma del trattato di pace di San Germano ( 10 settembre 1919)
In seguito al trattato sono diventati automaticamente italiani i cittadini residenti nel territorio giá austro-ungarico. Invece a quelli che erano emigrati prima del trattato venne riconosciuta la facoltà di optare per la cittadinanza italiana entro un anno dell’entrata in vigore del trattato stesso, ossia fino al settembre 1920.
In pratica nessun emigrato ha fatto l’opzione. Se l’informazione per l’estero è difficile ancor oggi, è logico pensare che nel 1920 l’informazione sull’opzione non sia arrivata a quasi nessuno; fra l’altro, doveva essere presentata in uffici consolari che non erano in grado di offrire un adeguato servizio
Quegli emigrati risultarono di fatto cittadini del paese ospitante o apolidi, senza la possibilità di trasmettere la cittadinanza italiana ai loro discendenti.
Gli interessati hanno vissuto questa vicenda come una discriminazione, e nonostante l’ingiustizia hanno conservato all’estero l’orgoglio di essere italiani, orgoglio che hanno trasmesso ai loro figli e nipoti, nati soprattutto nel Sudamerica, con una forte richiesta interiore di italianità,.
Nel 1987 il Consiglio Regionale del Trentino Alto Adige propose al Governo l’adozione della seguente normativa: "I nati e i residenti in provincie italiane un tempo appartenenti alla monarchia austro-ungarica, i quali siano emigrati all’estero prima dell’annessione all’Italia, nonché i loro discendenti, sono equiparati a tutti gli effetti ai cittadini italiani". Questa proposta non ha avuto un seguito immediato perché si pensava alla nuova legge sulla cittadinanza che però non ha risolto il problema.
Altre iniziative parlamentari vennero intraprese a cura dei senatori Andreolli e Gubert, assecondati da Tarolli e Robol. Altre richieste sono state presentate nel Congresso Mondiale della Gioventù Trentina del 1998 alla presenza del ministro Dini e ribadite dal sottoscritto in aula nell'Assemblea plenaria a Roma del CGIE ( 16 – 17 febbraio di quest'anno ).
Infine, in occasione della riunione della Commissione latinoamericana del CGIE a Città del Messico (15-17 maggio) il documento sulla cittadinanza e diritti civili, approvato alla unanimità, sollecita al Parlamento Italiano " di accelerare i tempi per l’approvazione della proposta di legge presentata dall’on. Schmid, che ha già ottenuto parere favorevole da parte della Commissione Esteri della Camera". Questa proposta, di cui é stato relatore in commissione Esteri l’on. Boato, è particolarmente attesa in Brasile, Argentina, Romania e Bosnia. (Mario Frizzera*-Inform)