Gaetano Cario (CGIE/"Eco d'Italia" Buenos Aires) sulla questione stampa e sull'assistenza
Non c'è "par condicio" per la stampa italiana all'estero, in particolare per quella del Sudamerica. Il governo ha presentato un progetto di legge per l'assegnazione di un sussidio di 4 miliardi di lire annui per le testate italiane che trasmettono per via elettronica le loro edizioni quotidiane all'estero. A tutt'oggi, i benefici previsti da questa legge, una volta approvata in Parlamento, beneficiano il "Corriere della Sera" e "La Repubblica". Il quotidiano milanese esce negli Stati Uniti, in Venezuela, in Argentina e adesso anche in Brasile. Quello romano, viene venduto, per ora, negli Stati Uniti e nell'Argentina. In questo Paese i due giornali italiani sono abbinati a due grossi quotidiani locali, "La Naciòn" e "Clarín" con un maggior prezzo costo di soli 20 centesimi di dollaro su quello del giornale locale. Il "Corriere", addirittura, esce assieme a una edizione ridotta della "Gazzetta dello Sport" e sempre per lo stesso prezzo.
A San Paolo, il "Corriere" è uscito assieme al più diffuso quotidiano brasiliano "Estado do Sáo Paulo".
Non occorre essere esperti di questioni relative alla stampa italiana all'estero per rendersi conto che questa concorrenza, non certo alla pari, costituisce la condanna a morte per le testate di collettività che, al contrario, ricevono sussidi molto inferiori in entità a quelli ricevuti dai due poderosi quotidiani italiani.
Fatalmente, quindi, la stampa di collettività dovrà chiudere i battenti e le comunità italiane in questi Paesi rimarranno senza quelle informazioni sulla loro vita interna che i quotidiani italiani non pubblicano. Non più informazioni sulle attività delle associazioni italiane, dei Comites, del CGIE, non più comunicati delle Ambasciate e dei Consolati, non più notizie relative all'azione dello Stato italiano a favore dei cittadini all'estero, non più notizie su conferenze, congressi, dibattiti che hanno come tema l'emigrazione. Non più informazioni sulle pensioni, sul voto agli italiani all'estero, sull'Anagrafe consolare e su un'infinità di altre notizie che interessano le nostre collettività e che, ripeto, non vengono pubblicate dai quotidiani italiani. Un silenzio che dissolverà queste comunità rimaste senza il collante rappresentato dalla stampa di collettività.
Quanto sopra mi spinge a presentare, su questo tema, la seguente mozione:
VISTO che la stampa di collettività, sotto i colpi di una concorrenza a cui non può far fronte perché lo Stato italiano nella concessione di contributi favorisce la grossa stampa edita in Italia, sta per soccombere.
CONSIDERANDO che questa stampa italiana all'estero svolge un compito insostituibile e che, pertanto, è essenziale per l'esistenza delle stesse collettività,
FACCIO MOZIONE perché il CGIE, con urgenza, presenti al Governo la richiesta di aumentare i contributi in maniera adeguata alle necessità delle testate italiane all'estero in modo da consentirne la sopravvivenza e insista pure sulla necessità che i contributi vengano inviati senza quegli incomprensibili ritardi che ne riducono considerevolmente l'entità.
Questione assistenza
Mi riferirò a quello che, fino a qualche anno fa, era uno dei tanti problemi che affliggono la collettività italiana in Argentina, ma che, oggi, è divenuto il più angoscioso, il più pressante, il più urgente: quello della catastrofica perdita di valore della lira nei riguardi del dollaro statunitense. Deprezzamento che ha riflessi drammatici su vasti settori della comunità italiana. I sussidi che lo Stato italiano assegna alla nostra collettività per l'assistenza agli indigenti, alle scuole italiane, ai corsi di italiano e di formazione professionale, alla stampa di collettività e le pensioni Inps e del Ministero del Tesoro hanno subito negli ultimi anni un drammatico decurtamento. Farò solo un esempio: tre anni fa il valore del dollaro statunitense per il calcolo delle pensioni all'estero era di circa 1.200 lire. Oggi questo valore è aumentato a 2.160 lire. Ciò significa che in questi tre anni le pensioni si sono ridotte alla metà. Lo stesso discorso vale per i sussidi succitati. Ma questo non è tutto. Succede che la moneta argentina è stata, da più di dieci anni, ancorata al dollaro. Da quel giorno l'indice d'inflazione in Argentina ha oscillato tra lo zero e il 0,3 per cento annuale. Nel frattempo, però, il costo della vita é continuato a salire e si può calcolare che in questi dieci anni il potere d'acquisto del peso argentino è calato del 75%.
Sommate i due fenomeni: pesante svalutazione della lira e notevole sopravalutazione del peso, è vi renderete conto degli effetti negativi sull'assistenza, la cultura, la stampa le pensioni. Ecco perché sentiamo l'obbligo morale di presentare una mozione con la richiesta di trattamento urgente da parte di questa assemblea di questo doloroso problema.
La riduzione degli aiuti che l'Italia da ai propri emigrati in situazione di necessità, contrasta fortemente con la prodigalità del nostro Paese nei confronti dei Paesi del Terzo Mondo ai quali vengono concessi forti sussidi e si sta per cancellare il debito estero.
Pertanto, presentiamo la seguente mozione:
VISTO che il dollaro statunitense ha raggiunto quota 2165 lire.
CONSIDERANDO che ciò comporta un gravissimo danno alle comunità italiane all'estero, in particolare a quelle residenti nel Sudamerica, in quanto vengono ridotti drasticamente i contributi statali per l'assistenza sanitaria ed economica ai meno abbienti, per l'aiuto alle scuole italiane e per il sostegno dei corsi di lingua italiana, per la stampa di collettività, dimezzate sono pure le pensioni in convenzione che gli anziani italiani ricevono dall'Inps e dal Ministero del lavoro e che, nella maggior parte dei casi, sono essenziali per la loro sopravvivenza.
FACCIO MOZIONE affinché il Cgie, che è il massimo organo rappresentativo delle comunità italiane all'estero e che ha come fine primordiale la loro tutela, prenda l'iniziativa di sensibilizzare il governo, il parlamento, i sindacati e tutte le forze politiche su questo assillante problema studiando e proponendo le misure necessarie per risolverlo. Ciò non toglie il fatto che resta sempre acuto il problema di quei concittadini che non hanno alcuna copertura sociale e che pertanto si trovano in situazioni di estrema precarietà per cui è necessario che il CGIE riporti sul tavolo di discussione la questione dell'assegno sociale più volte promesso dai governi che si sono succeduti e mai concretizzato. (Inform)