"L'Europa ha bisogno di immigrati". Da un convegno i dati riguardanti la Germania
STOCCARDA - Nel corso di un convegno a Hohenheim (Stoccarda), presso la Katholische Akademie della diocesi di Rottenburg, dal titolo: "L’Europa ha bisogno di immigrati" il Prof. Dieter Oberndörfer, esperto di demografia, e il Prof. Karl-Heinz Meier-Braun, giornalista della Süddeutscher Rundfunk, hanno commentato un recente studio delle Nazioni Unite riguardante la problematica dell’invecchiamento della popolazione nelle nazioni più industrializzate.
La ricerca dell’ONU si è concentrata su otto Paesi a basso tasso di natalità: Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna, Giappone, Corea, Federazione Russa e Stati Uniti ed è giunta alla conclusione che la drastica riduzione della popolazione, soprattutto di quella attiva nel mondo del lavoro, potrà essere almeno parzialmente rallentata, attraverso l’afflusso di nuovi immigrati, dal quale dipenderà quindi il mantenimento degli standard economici e sociali di queste nazioni.
Il Prof. Meier-Braun ha sottolineato che, per quanto riguarda la Germania, già da tempo altre ricerche nel campo della demografia sono giunte allo stesso risultato. Il lavoro della Nazioni Unite ha tuttavia guadagnato le prime pagine dei giornali, sia perché si tratta di una voce autorevole e imparziale, sia perché è stato presentato in concomitanza con l’acceso dibattito politico sull’opportunità di assumere manodopera straniera specializzata nel campo dell’informatica, per sopperire ai bisogni dell’economia tedesca. La necessità di introdurre delle green cards, cioè dei permessi speciali per tecnici altamente qualificati, può sembrare solo una misura per rispondere ad una situazione temporanea del mercato del lavoro. Secondo alcuni politici il problema potrebbe essere superato attraverso maggiori investimenti nella formazione professionale. Considerando, invece, le proiezioni demografiche sull’invecchiamento della popolazione, questa mancanza di forze nuove appare come una prima avvisaglia di quello che potrà essere il futuro: secondo una ricerca del Ministero degli Interni, nel 2040 la popolazione tedesca, che oggi è di circa 82 milioni di persone, scenderà a quota 69 milioni.
Le previsioni delle Nazioni Unite indicano una quota annua di 458.000 immigrati come necessaria alla Germania per mantenere il suo potenziale di popolazione attiva. Il Prof. Meier-Braun ha, tuttavia, evidenziato che nel 1997 e nel 1998 sono stati più numerosi gli stranieri che hanno lasciato la Germania rispetto a quelli che sono arrivati: il saldo migratorio è, dunque, in rosso. I politici dovrebbero prestare ascolto agli avvertimenti degli studiosi e pensare, finalmente, ad una politica migratoria di più ampio respiro, senza dimenticare che gli immigrati non sono solo dei "tappabuchi" per l’economia.
Il Prof. Oberndörfer ha rincarato la dose rilevando che nemmeno massicci investimenti nel settore della formazione potranno permettere di coprire le future richieste di manodopera qualificata. D’altra parte, in diversi settori, manca anche quella non qualificata. L’alta percentuale di disoccupazione non deve ingannare: essa è dovuta a motivi strutturali e non alla concorrenza degli stranieri. L’invecchiamento e la diminuzione della popolazione attiva avranno anche altre conseguenze gravi: l’impossibilità di mantenere la previdenza sociale, il crollo del mercato immobiliare, la riduzione del commercio interno e, dunque, la perdita di altri posti di lavoro, ma soprattutto il dimezzamento del potenziale innovativo e della spinta dinamica che la società può ricevere dai giovani. L’immigrazione di forze nuove non è la soluzione definitiva a tutti questi problemi – anche il tasso di natalità tra gli stranieri tende rapidamente a diminuire -, tuttavia può permettere di prendere tempo per riorganizzare le strutture sociali e per sviluppare un’energica ed innovativa politica a favore delle famiglie e delle nascite.
Per Oberndörfer, la dinamicità è la caratteristica dei paesi a forte immigrazione. Anche se vi possono essere conflitti culturali, sociali e politici – che vanno gestiti correttamente – la dinamicizzazione della società è preferibile ad una costante stagnazione e sclerotizzazione. È molto importante, dunque, elaborare leggi per regolare in modo opportuno i flussi migratori, continuando, però, a sottostare all’imperativo morale della responsabilità nei confronti di rifugiati e profughi, la cui accoglienza non può essere sacrificata a favore degli interessi economici. (Luisa Deponti-CSERPE Basilea/Inform)