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INFORM - N. 90 - 12 maggio 2000

L'Umanesimo Latino e i giovani Triveneti nel mondo

NEW YORK - Una finestra su un mondo etnico e culturale unico, con emozioni e fatti di metropoli sfolgorante che sciabola il cielo con le sue immensità architettoniche. Qui è stata portata la fiaccola dell'Umanesimo Latino, con il convegno internazionale conclusivo (un confronto con l'odierna "globalizazzione") organizzato da Fondazione Cassamarca con la collaborazione di Utrim e Ulm. Attorno ai principi di questa filosofia si erano svolti altri incontri preparatori in altre aree del mondo, sempre con la spinta appassionata del presidente Dino De Poli.

A tenere banco qui a New York sono stati anche i giovani del Gruppo Utrim-Ulm - Unione Triveneti nel Mondo, Unione Latini nel Mondo - scesi in campo (la prima sigla) già nel 1990 e da allora protagonisti di una nuova frontiera concettuale nella realtà giovanile triveneta e italiana nel mondo. Nel resoconto finale del simposio si è citato il documento prodotto da questa variegata "compagine" congressuale, anche per la convinzione squisitamente giovanile nella quale si esprime che "le nozioni dell'Umanesimo Latino, globalizzazione, gioventù ed emigrazione, possono essere conciliate ed armonizzate".

A margine di convegno, abbiamo ritenuto di confrontarci con loro, raccogliendo alcune impressioni. Lo abbiamo fatto parlando con Claudia Alban, 25 anni, universitaria di Zurigo con genitori originari di Montebelluna; Valeria Duranto, 26 anni, che studia e lavora a Buenos Aires, pure di origini montebellunesi; Gustavo Miron (Treviso) che studia e lavora, ha 28 anni ed è di Buenos Aires; Domenico Visentin (Sud Africa) studia e ha 22 anni, i suoi parenti sono di Caselle d'Altivolo; quindi con Silvana Pancera, originaria di Fanzolo, svolge attività socio-assistenziale a Bruxelles, è laureata in sociologia e conosce quattro lingue. Abbiamo anche la voce di un figlia di ex emigranti tutta trevigiana: si chiama Eleonora Giust, ha 26 anni, laureata, lavora, abita a S. Antonino di Treviso.

Impressioni? "Buone, ci ha soddisfatti l'articolazione dei pensieri emersi ed anche perché le associazioni, a cui molti di noi appartengono, sono state parificate nella discussione delle cose più importanti". Secondo gli "argentini" sono state espresse anche teorie che non cadrebbero nella realtà, ma "ogni teoria è un sogno e come tale anche una speranza". Su questa linea anche gli altri giudizi.

Qual è stato il vostro "percorso" per arrivare a questo appuntamento? "Ci siamo preparati". Visentin afferma invece di esserci arrivato "a digiuno" ma che l'impatto è stato ugualmente soddisfacente. Per tutti "è stata una cosa bella e idonea per imparare, un momento di teoria importante, perché conoscendo le basi si possono anche elaborare progetti". Concordi anche nel ritenere che "bisogna continuare, per allargare le conoscenze e pensare ai programmi".

Umanesimo Latino e globalizzazione: cosa vuol dire per voi? "Una grande opportunità di fermarci a riflettere su una storia di comune appartenenza, anche una riscoperta di valori veri e universali che vanno portati avanti". Come? "Siamo qui anche per questo".

Cosa chiedete in particolare, voi giovani figli dell'emigrazione? "Di riscattare qualcosa che i nostri genitori non hanno potuto avere e che a costo di grandi sacrifici hanno cercato di dare a noi". Il punto di vista "sudafricano", di chi viene da un ambiente di forti tensioni sociali, è che "abbiamo bisogno di essere seguiti ed ascoltati dalla Madre Terra Italiana". Emerge che "spesso le associazioni non ci danno l'importanza che vorremmo, perché tacciati di inesperienza". E gli "argentini" puntualizzano: "Siamo d'accordo nel voler continuare con la tradizione italiana, ma senza sentirci parlare continuamente di guerra e fame". Eppure ci sono state, fanno parte... "E' vero, lo sappiamo già. Ma abbiamo bisogno, soprattutto, del bello della nostra origine".

E scattano anche le difficoltà del rapporto generazionale. "No solo Mazzolin di fiori, vogliamo imparare anche la storia e la lingua italiana. E bene. Non solo il Veneto. Altre cose ci dovrebbero essere dette e spiegate. Anche se nuove". In Svizzera non esistono questi problemi, "ma è necessario l'ascolto, confrontarci e comunicare, per capirci e capire meglio".

Un laboratorio di vita giovane e di idee messe insieme, sostenute dalla logica di tante esperienze. (Riccardo Masini-Inform)


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