* INFORM *

INFORM - N. 89 - 11 maggio 2000

Dedicato anche alla "pulizia" dell'Aire l'editoriale di "Tribuna Italiana" del 10 maggio

Amato e il suo zio d’America

BUENOS AIRES - Nel discorso di presentazione del suo governo alla Camera per chiedere il voto di fiducia, Giuliano Amato ha esposto, come doveva, a grandi linee il programma che intende svolgere. Naturalmente non ci aspettavamo che accennasse anche a noi, ai milioni di italiani residenti permanentemente all’estero per i quali il governo - questo, come qualsiasi altro - dovrebbe avere una politica; se quest’accenno non c’era stato nei discorsi programmatici della cinquantina di presidenti del Consiglio che avevano preceduto Amato, perché l’innovazione doveva venire proprio da lui?

Eppure a un certo momento ci siamo illusi; è stato quando ha detto: "Quando l’immigrato è qui perché cerca lavoro è come mio zio che andò a cercare lavoro in America" ...ma l’illusione è subito svanita: lo zio emigrato in America serviva ad Amato soltanto per sostenere che l’Italia deve accogliere gli immigrati ed accoglierli bene sia per spirito di solidarietà, sia per convenienza, perché altrimenti chi farebbe i lavori umili che gli italiani non vogliono fare?

D’accordo. Però a me e credo che anche ad altri, il confronto fra lo zio di Amato che è andato a cercare lavoro in America (come gli altri italiani emigrati), e l’albanese, il filippino, il marocchino, il curdo che lo cerca in Italia non piace, provoca un senso di fastidio.

Vero è che noi siamo emigrati e che nei paesi ove ci siamo recati a cercare lavoro in generale ci hanno accolto bene; tanto bene che non pochi sono diventati cittadini di questi paesi. Ma è altrettanto vero che per essere accolti non potevamo sbarcare clandestinamente nelle coste degli Stati Uniti o del Sudamerica, ma dovevamo avere tutte le carte in regola. L’Argentina, che forse è stato il Paese che accolse con maggiore generosità noi emigrati italiani, esigeva che portassimo un certificato di... "non accattonaggio"! L’ho rilevato altre volte, ma continuerò a farlo periodicamente, fino a quando a Roma continueranno - Amato e altri dirigenti del centro-sinistra - a fare un confronto che non è giusto perché agli extracomunitari che sbarcano in Italia non chiedono un bel nulla.

Ma torniamo sul tema di fondo, cioè la nostra illusione che nel programma di questo governo ci fosse anche l’annuncio di una politica per noi italiani emigrati, mentre non c’è nulla che sia di nostro specifico interesse.

Nulla? Qualche zelante "bene informato" ci dirà che qualcosa c’era ed importante, cioè l’impegno di ripulire l’anagrafe degli italiani all’estero, per consentire così anche il nostro voto. Lo stesso impegno che aveva preso anche il predecessore D’Alema e che è rimasto uno dei tanti buoni propositi. Ma insisto sul nulla, perché l’impegno non è stato preso per venire incontro a noi, ma per insistenze dei promotori dei referendum, i quali rilevano che l’anagrafe non ripulita di morti e introvabili, fa aumentare il quorum con la conseguenza che per una manciata di voti i referendum possano essere respinti.

Per questo vogliono depennare dall’anagrafe tutti gli italiani all’estero visto che, in definitiva, essi non vanno in Italia a votare.

Per ottenere questo decreto "pulisci-liste" i referendari si sono impegnati anche in sit-in - sedute e tavoli di protesta - davanti a numerosi municipi. Visto che i referendari si proclamano tanto democratici, perché i sit-in non li hanno mai organizzati per approvare le nostre richieste di poter votare nei paesi di residenza? E allora vien fatto di chiedersi: i referendari vogliono che gli italiani votino, o in realtà vogliono che noi italiani all’estero non votiamo né ora, né mai?

In conclusione, dunque, né zio d’America né ripulitura delle liste nel nostro interesse: i parlamentari sono in altre faccende affaccendati e nel messaggio programmatico di Amato per noi non c’è proprio nulla. Del resto chi ce l’ha fatto fare a illuderci se non c’era stato nulla nemmeno nei discorsi programmatici di tutti i predecessori (della prima e seconda Repubblica), del dottor Giuliano Amato?

(Mario Basti-"Tribuna Italiana" Buenos Aires/Inform)


Vai a: