* INFORM *

INFORM - N. 85 - 6 maggio 2000

Nuova immigrazione necessaria all’economia tedesca

BERLINO - L’amministratore capo della Deutsche Bank, Norbert Walter, ha presentato a Berlino, insieme all’Incaricata degli stranieri a livello federale, uno studio delle Nazioni Unite, dal quale risulta che la Germania avrà in futuro bisogno di 458.000 immigrati all’anno per mantenere la quota della popolazione in età lavorativa. In caso contrario, affermano gli studiosi, le pensioni potrebbero essere tenute al livello attuale solo alzando l’età del pensionamento a 75 anni.

Norbert Walter ha anche affermato che non è giustificato il timore che gli immigrati sottraggano posti di lavoro alla popolazione locale. Secondo l’Incaricata è necessario superare l’atteggiamento di paura connesso al tema dell’immigrazione: ognuno dovrebbe essere interessato ad avere nella vecchiaia qualcuno che, se necessario, "gli spinga la sedia a rotelle".

Situazione degli stranieri sul mercato del lavoro tedesco

Tra gli stranieri che svolgono un’attività lavorativa uno su dieci è in proprio o collabora in una azienda o attività della propria famiglia. La quota dei lavoratori autonomi tra gli immigrati raggiunge l’8,8 %, cifra di poco inferiore alla percentuale tra i tedeschi (10,1 %). Coloro che sono impiegati in attività di famiglia sono presenti con una percentuale simile nella popolazione locale e in quella immigrata. Nel 1998, secondo una rilevazione dell’Ufficio Federale di Statistica di Wiesbaden, i lavoratori autonomi stranieri erano circa 250.000, di cui 130.000 con dipendenti assunti nella loro ditta. Dal 1987 il loro numero è più che raddoppiato. Turchi (43.000), italiani (38.000) e greci (27.000) sono le nazionalità più rappresentate.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, le differenze di status sociale tra la popolazione locale e quella straniera sono più evidenti. Mentre tra i tedeschi gli impiegati sono il 49,5 % e gli operai il 32 %, tra gli immigrati le percentuali sono invertite (29 % impiegati e 60,8 % operai). Anche la quota di disoccupazione è più alta tra gli stranieri (19 %). Il 1998 ha segnato, tuttavia, un lieve miglioramento della situazione, cosicché il numero degli immigrati che svolgono un’attività lavorativa (2.073.820) è aumentato rispetto al 1997 (2.061.297). (Luisa Deponti-CSERPE Basilea/Inform)


Vai a: