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INFORM - N. 81 - 27 aprile 2000

L'editoriale di "Tribuna Italiana" è dedicato agli italiani di Argentina, una comunità "viva e attiva"

Siamo ancora in tanti

BUENOS AIRES - La settimana scorsa abbiamo pubblicato le cronache di tre riunioni in altrettante attive e tradizionali associazioni italiane, sottolineando il fatto che ad esse hanno preso parte circa milletrecento persone. Che un numero cosi alto di connazionali si sia riunito per celebrare e stare insieme però, non è una novità. Quasi tutti i fine di settimana infatti, centinaia di italiani che risiedono da decenni in Argentina e loro discendenti, si riuniscono convocati dalle numerosissime associazioni fondate dai nostri connazionali in quasi 150 anni di emigrazione. Alcuni per celebrare un anniversario, altri per una festa regionale, altri per festeggiare il santo patrono, altri perché si riuniscono regolarmente o per qualsiasi altro motivo.

Quasi tutti questi sodalizi sono stati fondati come luoghi di ritrovo tra i connazionali che in questo modo hanno cercato di attutire la bruciante nostalgia per la terra natia che furono costretti ad abbandonare. Hanno avuto inoltre lo scopo di offrire un appoggio a chi doveva affrontare le malattie o altre difficoltà, con un sistema di sostegno mutualistico che a suo tempo fu molto efficace e sopperì al sistema pubblico, allora (purtroppo oggi stiamo tornando indietro cento anni) quasi inesistente. E lo hanno fatto con buoni risultati.

Altre tra queste associazioni, si sono prefisse lo scopo di promuovere la cultura italiana e le tradizioni anche regionali e tramandarle ai discendenti dei milioni di italiani emigrati in Argentina. E lo fanno con buoni risultati.

Tutti questi centri di italianità, fondati dagli emigrati senza il minimo aiuto dell’Italia, continuano ad essere in molti casi punti di ritrovo degli italiani. Infatti, nelle tre riunioni, la stragrande maggioranza dei presenti era di italiani nati in Italia.

Ed è qui che volevamo arrivare. Molte volte si ha l’impressione che la collettività italiana sia morta e sepolta, che le migliaia di italiani giunti in Argentina nell’ultimo dopoguerra non esistano più e - specialmente nei discorsi del governo italiano - della presenza italiana nel mondo si parla sempre come di un fatto del passato remoto. Sarà che veramente a Roma la pensano così, sarà - e noi crediamo che questa sia la ragione - che impostano il discorso in questo modo per non dover affrontare questa realtà, che li costringerebbe a fare sul serio, una politica dedicata agli italiani nel mondo.

Invece queste molte migliaia di persone ci sono, sono vive e - almeno per quanto riguarda i loro sentimenti di appartenenza all’Italia - sono molto attive. Esse si muovono e partecipano alle cose che trovano interessanti, che sentono proprie, che risponde alla loro voglia di italianità, anche con delle piccole cose. Non recandosi al teatro a presenziare uno spettacolo di una compagnia italiana di teatro moderno, ma riunendosi con i connazionali per cantare le vecchie canzoni di sempre, che non solo sono bellissime, ma che sentono proprie.

Una grande nostalgia quindi, ma non solo. Anche grandi progetti, come quello dello stadio dello Sportivo Italiano. Come la grande scuola fatta in questi ultimi anni a Berazategui dalla Casa d’Italia seguendo le orme tracciate prima dai fondatori del Centro Culturale Italiano di Olivos e di Villa Adelina, che oggi punta anche all’Università, come fa anche la Dante Alighieri di Buenos Aires e ci sono tanti altri progetti, di vario tipo, sia a Buenos Aires che nell’interno.

Grandi e piccoli programmi, grandi nostalgie, voglia di italianità, che coinvolgono migliaia di italiani, quasi del tutto ignorati dall’Italia.

Il peggio però è che sono in gran parte ignorati anche dai massimi dirigenti della collettività, sia dei Comites, sia del CGIE, sia dell’associazionismo.

Sono migliaia che costituiscono una grande forza che, oltre a lavorare ai progetti delle proprie associazioni, dovrebbero essere convocati anche ad una partecipazione attiva per far sentire, sia in Argentina che in Italia, che la nostra collettività è viva e attiva.

I nostri dirigenti però dovranno tener presente che, come avviene sia in Italia che in Argentina, la gente è stanca dei politicanti i quali utilizzando i loro metodi non riusciranno ad ottenere consensi. La collettività ha bisogno dei suoi dirigenti, che essi lavorino con impegno nella difesa degli interessi della comunità italiana. Se sarà così ci sarà una maggiore e più attiva partecipazione, che sarà di vantaggio per la collettività, per l’Italia e per l’Argentina.

La gente c’è. Basta volere e saper convocarla. A meno che si voglia, in certe sfere, proprio il contrario e cioè che la gente non sia sensibilizzata per non dover poi fare i conti con essa. E’ ingiustificato il sospetto? (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

* Direttore di Tribuna Italiana, Buenos Aires


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