Una presenza capillare, la voglia di fare meglio
Incontro di formazione delle testate scalabriniane in Europa
BASILEA - Novantaseimilacinquecento copie, inviate mensilmente o ogni quindici giorni tramite posta a famiglie italiane residenti in Europa da parte di un gruppo che si ispira alla visione positiva delle migrazioni che Mons. Scalabrini ha lasciato in eredità, costituiscono una prova evidente di un'attenzione particolare verso la comunità, anche se richiedono uno sforzo finanziario e redazionale non indifferente. Uno sforzo che negli anni più recenti ha imboccato la strada di continui miglioramenti grafici e di contenuto e dell’allargamento della rete di collaboratori e di lettori.
I partecipanti all’incontro di aggiornamento, tenutosi allo CSERPE di Basilea i giorni 10 e 11 aprile, interpellati dalla realtà migratoria in continua evoluzione e dalle potenzialità di questa diffusione capillare dei media, hanno incentrato la ricerca su alcune tematiche specifiche: "Il ruolo della stampa cattolica di emigrazione e per l’emigrazione", "La stampa in quale lingua? Evoluzione e prospettive", "Laici compartecipi e corresponsabili: il Comitato di redazione", "Collaborazione con altre testate: un campo aperto".
Il dibattito si è rivelato assai utile anche per la presenza dell’editore e del direttore dei due grandi settimanali di emigrazione: "Il Corriere d’Italia" di Francoforte e "Il Corriere degli Italiani" di Zurigo.
La stampa di emigrazione deve fornire notizie specializzate ed aiutare il lettore ad interpretare i fatti, poiché i migranti, forse più di altri, sono costretti ad agire in un mondo non "decifrato" e che tende ad addomesticare le mentalità e le identità. Ma le testate di emigrazione, appunto perché mirano alla promozione della comunità devono anche saper "creare notizie", immettendo nel circuito riflessioni e commenti che abbiano con i problemi reali, segnalando con coraggio fatti e tendenze che la comunità tende ad ignorare. Ciò comporta una presenza attenta sul territorio ed un ruolo di tutela di comunità che sono ancora svantaggiate in tanti settori, creando un forte senso di appartenenza tra i lettori,
La rapida accelerazione verso comunità interetniche porta a riflettere sulla lingua utilizzata dalla stampa di emigrazione a fronte delle seconde e terze generazioni e di una società di accoglienza che esigono messaggi specifici nella lingua del posto. Sono stati pertanto ipotizzati nuovi strumenti che puntano alla creazione di giornali per categorie.
I partecipanti all’incontro di formazione hanno sottolineato il coinvolgimento crescente dei laici nel settore delle comunicazioni gestite da missionari. Una testata di emigrazione costituisce un primario bene collettivo cui il migrante deve dare il suo pieno contributo. I laici, condividendo le medesime finalità ed idealità delle Missioni, devono diventare co-imprenditori, in un clima di pluralismo di apporti. Le testate, pertanto, devono essere sempre di più frutto di un lavoro di insieme e non la realizzazione di un prodotto a tavolino confezionato soltanto da alcuni tecnici.
Se la sensibilizzazione fa parte della dichiarazione di intenti delle testate aderenti, occorre allargare il raggio di penetrazione collaborando sempre più con agenzie specializzate locali ed internazionali. Ma il primo passo rimane quello di una fitta rete di scambi tra testate di emigrazione, citando rispettivamente la fonte.
Lorenzo Principe, direttore del CIEMI di Parigi ed incaricato del settore Media della Regione europea G. B. Scalabrini, al termine delle due giornate di formazione ha proposto alcune piste operative che guideranno le attività delle testate nei prossimi anni. (Inform)