Un articolo di Franco Narducci, segretario generale del CGIE, sul "Corriere degli Italiani"
La Svizzera vara la revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione
ZURIGO - L’economia svizzera ha ripreso a marciare speditamente e tutti gli istituti di ricerca si sono precipitati a correggere in alto le previsioni sul tasso di crescita per il 2000, ipotizzate soltanto alcuni mesi fa. Gli effetti sul mercato del lavoro sono già visibili e anche nel mese di marzo è si è confermata la progressiva diminuzione dei disoccupati registrati (81'548 disoccupati, ovvero 7'154 in meno rispetto al mese precedente, il tasso di disoccupazione attestato al 2,3%), e un giornale a larga diffusione titolava qualche settimana "si torna ad assumere i sessantenni".
Certo, bisogna ribadire che le statistiche emesse mensilmente dal Seco (Segretariato di Stato dell’economia) non sono la reale fotografia della disoccupazione, poiché si tratta unicamente dei disoccupati registrati che percepiscono l’indennità di disoccupazione, ma è altrettanto evidente che soltanto rispetto ad un anno fa il recupero occupazionale è stato notevole.
Il lavoro però continua ad essere al centro delle attenzioni della politica, delle istituzioni e delle parti sociali. Probabilmente negli anni a venire lo sarà in via permanente, e dovremo abituarci all’idea della cronicizzazione del tema lavoro ed occupazione. Flessibilità, volatilità del lavoro, aumento delle professioni (non solo dei posti di lavoro cambiati) svolte mediamente nell’arco della vita lavorativa, precarietà, lavoro qualificato: sono queste le caratterizzazioni che si profilano per l’universo lavoro.
Infatti, nonostante il sostanziale miglioramento degli indici di disoccupazione, l’attrattività del mercato del lavoro non ha ancora raggiunto i livelli registrati alla fine degli anni ’80. Il numero delle persone fuoriuscite dal mercato del lavoro è nettamente superiore a quello delle persone entrate. Il che conferma il trend oramai assimilato della crescita senza occupazione. Il tema del lavoro è ampiamente al centro del dibattito politico anche in Italia. Gabbie salariali, sviluppo a due velocità (Nord – Sud), incentivi, sgravi e altre ricette occupano un largo spazio nella dialettica politica.
In Svizzera, la dinamica positiva che ha investito il mercato del lavoro non è così marcata per la popolazione straniera. Gli stranieri sono tuttora il 48,4 percento dell’intera forza lavoro disoccupata, un tasso spropositato soprattutto se messo in rapporto alla loro consistenza sul totale della popolazione. Inoltre, nei settori di attività che registrano una maggiore presenza dei cittadini stranieri il tasso di disoccupazione è molto elevato: 9,2% nelle attività edili, 13,4% nel settore alberghiero e 5% nel ramo della metalmeccanica.
Nella fascia di popolazione dai 50 anni in poi la disoccupazione è particolarmente gravosa: il 22% di questa forza lavoro è disoccupata ed è risaputo che a questo segmento appartiene soprattutto la prima generazione di emigrati e quindi un gran numero di italiani. Tanto più è dunque importante capire gli orientamenti che guideranno la revisione della legge sulla disoccupazione.
L’agenda politica, infatti, ha in calendario una pagina importante per il mercato del lavoro e per i cittadini di questo Paese: la revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione, un percorso che prevede dapprima la cosiddetta "revisione tecnica" con cui s’intende ottimizzarne l’applicazione.
Le iniziative parlamentari, infatti, puntano ad introdurre sia una nuova struttura applicativa, sia un’estesa revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione, obiettivi ai quali il Consiglio Federale ha reagito proponendo una strategia a doppia marcia.
Come detto, con la revisione "tecnica" si vuole mettere mano per il 1° gennaio 2001 alle modifiche che migliorerebbero sensibilmente l’applicazione esecutiva della legge. La revisione completa della legge sull’assicurazione disoccupazione, soprattutto per gli aspetti riguardanti le prestazioni e il finanziamento di esse, è invece in preparazione e dovrebbe produrre i suoi effetti dal 1° gennaio 2004, data prevista per la messa in vigore.
Sul piano dell’ottimizzazione tecnica delle prestazioni e dei costi disciplinati dalla legge attuale, si punta ad affidare maggiore autonomia per l’applicazione della legge ai Cantoni e alle casse disoccupati, sia pubbliche sia private, ma anche ad una serie d’incentivi finanziari che dovrebbero consentire un utilizzo più efficiente dei mezzi a disposizione. Inoltre, sarà rafforzata l’autoresponsabilizzazione dei cantoni e delle casse, chiamati a rendere conto dell’eventuale errata applicazione della legge.
Le modifiche di natura sostanziale, invece, hanno una portata che merita una riflessione costante ed attenta, poiché incidono direttamente sul lavoro e sulle persone. Sarà abolita l’offerta minima di misure rivolte al mercato del lavoro contenute nella legge attuale. In futuro rientrerà nelle competenze dei Cantoni decidere quali e quante opportunità dovranno essere offerte per realizzare una rapida e duratura reintegrazione dei disoccupati nel mondo del lavoro. Ci aspetta allora una caduta in verticale delle misure di sostegno al reinserimento nel mercato del lavoro? È un pericolo reale, di cui la revisione della legge vuole farsi carico introducendo un nuovo modello di calcolo riguardante la compartecipazione dei Cantoni ai costi dell’assicurazione disoccupazione, in modo che essi, sotto la pressione delle politiche di risparmio, non inducano a cancellare o ridurre all’osso l’offerta delle iniziative per l’occupazione.
Reintegrazione, quantità e qualità
Gli accordi con i Cantoni riguardanti le prestazioni mirano ad una reintegrazione dei disoccupati connaturata con gli scopi perseguiti, un orientamento largamente condiviso dalle parti sociali. Ci sono due condizioni però che devono animare la strategia per un rapido e soprattutto duraturo reinserimento dei lavoratori e delle lavoratrici nel mercato del lavoro: da una parte le misure rivolte al mercato del lavoro devono essere orientate ai bisogni delle persone senza lavoro ed essere caratterizzate da corrispondenti contenuti qualitativi per mettere in conto la cosiddetta stratificazione della disoccupazione. Dall’altra le misure devono essere sufficienti anche dal punto di vista quantitativo, e al riguardo sorge l’interrogativo di fondo sull’atteggiamento che terranno i Cantoni. Se cioè mostreranno la volontà di puntare su un’offerta di misure sufficienti malgrado l’abolizione di quelle minime ancorate nella legge, o se prevarrà unicamente il principio della rigorosità della spesa. (Franco Narducci – Corriere degli Italiani/Inform)