* INFORM *

INFORM - N. 72 - 12 aprile 2000

Gli occhi della terra

ROMA - Irta come una regale figura, una icona del prestigio e dell’orgoglio di tempi ormai passati; esile, disumana trasfigurazione di una infanzia asciugata dall’assenza di alimentazione. Bimba ormai solo occhi, fissi e profondi che bucano la camera iniettandosi nel mondo; riccioli spenti e collo principesco tenuto su da un momentaneo rinvigorimento causato da un casuale e provvisorio pasto. Una età incommensurabile in quindici chili appena di vita; energie inerziali prodotte più dall’istinto di esserci che dal necessario apporto di vitamine e quant’altro utile a rimanere vivi. Occhi che viaggiano via cavo, a tempestare la nostra coscienza occidentale; occhi eritrei che non scorderemo mai, e che rivedo ogni volta che guardo un manifesto pubblicitario per strada.

Occhi di Somalia che ci tolgono il sonno, perché sbarrati ti guardano come una accusa: "ecco, come siamo ridotti! Oggi un pugno di riso, una cartonata di vitamine, un tetrapack di vita ci sostiene, ma domani? Un punto interrogativo uncinante, che mi ha preso alla gola e non passa mai. Guardo Kofi Annan in solenne cerimonia nei palazzi romani, e quando la telecamera lo inquadra rivedo gli stessi occhi. Una mimesi magica, ma il Segretario generale dell’ONU ha nello sguardo, gli stessi occhi dei bambini di Etiopia, di Somalia, di Eritrea. Un miracolo d’immagine, che porta il coraggioso, infaticabile Annan, spesso, troppo spesso inascoltato leader dell’ONU, a scomodare i potenti per ricordare loro che ci sono "popolazioni alla fame". La siccità, le guerre, le inondazioni hanno ridotto il già precario equilibrio in Africa a livelli altissimi di emergenza. Gli occhi di Annan specchio e riflesso della bambina somala ripresa dai reportage nel Corno d’Africa imbarazzano tutti. Mandela tuona dal Sudafrica dicendo che "i guardiani del mondo ignorano Annan perché è nero", ribadisce il fatto che il segretario dell’ONU ed altri membri non vengono mai interpellati. Il Papa, onora il mite Annan, e come sempre rinnova l’invito ad annullare il debito dei paesi impoveriti. D’Alema e Dini assicurano un inedito interventismo sulla crisi di siccità del Corno d’Africa.

La missione a Roma del segretario generale dell’ONU sembra poter avere riscontri positivi. Ma quegli occhi, logos della nostra incoscienza di ricchi ed ipervitaminici occidentali ci rimarranno attaccati all’anima. Torneranno a guardarci, se la nostra grassa ed obesa frenesia sociale, non capirà che non siamo soli. Non siamo gli unici, non siamo i padroni. Torni spesso, Kofi Annan, torni ad imbarazzare questi nostri luoghi sovrabbondanti e spreconi, luoghi dove l’acqua spesso è gioco. Torni a ricordarci con quei suoi occhi che l’umanità è grande ed il nostro sviluppo e la nostra ricchezza son più piccoli di un chicco di riso. (Massimo Pillera-L'Eco, Lucerna/Inform)


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