* INFORM *

INFORM - N. 67 - 5 aprile 2000

Sulla situazione dei pensionati in Argentina l'editoriale di "Tribuna Italiana" del 5 aprile

Abbiate pazienza!

BUENOS AIRES- La settimana scorsa abbiamo parlato della difficile, gravissima situazione in cui versano alcuni nostri connazionali, che hanno visto sospeso cautelativamente il pagamento dell’integrazione al minimo, in alcuni, pochi casi, ormai da dieci mesi. Ci auguravamo che la visita del ministro del Lavoro e la Previdenza Sociale, Cesare Salvi, servisse a sbloccare la situazione e portasse al rapido ripristino dei pagamenti.

L’argomento infatti, è stato presente nei diversi incontri del senatore con alcuni esponenti della collettività e principalmente durante l’incontro in Ambasciata con i rappresentanti dei Patronati (che hanno messo in risalto il fatto che il ministro era perfettamente informato sulla situazione) e con il ministro del Lavoro dell’Argentina. Durante la riunione Salvi ha preso l’impegno di incaricare per la ricerca di una soluzione, un alto dirigente dell’INPS, non appena fosse rientrato a Roma.

"Abbiamo discusso sull’argomento col mio collega ministro del governo argentino - ha detto durante l’incontro con la stampa, in riferimento alla sospensione dei pagamenti - Stiamo attivando e solleciterò al mio rientro in Italia perché si concluda rapidamente, un rapporto attraverso un incrocio dei dati fra l’INPS e l’ANSES, la possibilità di effettuare in tempo reale la verifica della permanenza in capo ai titolari - eventuali titolari - di pensione argentina di diritto al trattamento da parte italiana, in modo che sia risolto al più presto questo problema e non ci sia quindi alcun ritardo legato alla necessità di verificare la permanenza di questi requisiti. E’ un problema alla nostra attenzione, so che c’è già un rapporto diretto tra i due istituti c’è stato uno scambio di lettere e solleciterò la conclusione più rapida."

Quando abbiamo chiesto al ministro se non poteva essere accettata una dichiarazione sostitutiva il sen. Salvi ha ricordato che uno degli obiettivi del governo é quello di mantenere sotto controllo le spese dell’INPS e per questo motivo "si vuole avere la certezza che il trattamento corrisponda a un effettivo diritto. Mi rendo conto che certe volte un ritardo eccessivo può determinarsi con la sospensione dei trattamenti. (...) E’ giusto che ci sia una certezza ma questa certezza dev’essere raggiunta in tempi rapidi. Bisogna organizzarsi preventivamente in modo che si sappia prima il costo contributivo di queste pensioni. Massimo impegno a chiudere al più presto questa situazione di difficoltà accelerando questo scambio che già c’è stato tra gli due enti previdenziali."

Di fronte all’insistenza di un nostro collega su perché non è accettata l’autocertificazione, il ministro ha detto che si provvederà anche a questo, ma ha ricordato che pur se è un istituto di grande importanza nella riforma italiana, ancora non vige per tutte le pratiche, proprio perché ci vogliono degli strumenti adeguati a seconda delle pratiche.

I pensionati quindi dovranno continuare ad aspettare. Infatti, il ministro ha parlato di fare un incrocio dei dati tra l’INPS e l’ANSES. Questa è una operazione impossibile da fare in tempi brevi, perché mentre gli archivi dell’INPS sono completamente informatizzati, i dati dei nostri connazionali per questa operazione nell’ANSES si cercano a mano in vecchie cartelle.

Ma supponiamo che questo incrocio di dati non sia condizione per ripristinare i pagamenti e che si cerchi una soluzione più rapida. Tutti conosciamo i tempi della burocrazia. Diamo per scontato che il ministro, già arrivato a Roma, avrà incaricato l’alto dirigente dell’INPS, il quale a sua volta avrà chiesto tutte le informazioni, si sarà messo a studiare le possibili soluzioni e, ammesso che l’abbia già trovata, dovrà fare un rapporto e proporre una soluzione. Ci vorrà la risoluzione o il decreto rispettivo e poi la comunicazione alle sedi dell’INPS. Quanto tempo ci vorrà per completare tutta questa trafila? E intanto questi pensionati che - ricordiamo e sottolineiamo non hanno la pensione argentina - continueranno ad aspettare! La grave crisi economica che sta attraversando l’Argentina, anche se in misure diverse, la sentiamo quasi tutti. Quasi tutti perciò ci rendiamo conto di cosa significa aspettare un giorno in più quando si devono affrontare spese indispensabili, pagamenti indilazionabili o, peggio ancora, quando la pensione italiana, che per molti è stata una vera e propria benedizione, è l’unico ingresso che si ha.

Il ministro e l’INPS fanno benissimo a tenere sotto controllo la spesa previdenziale e a evitare di pagare qualsiasi beneficio illegale. Ma non possono tenere in ostaggio quattro/cinquemila persone (e nemmeno se fossero cento o cinquanta) mentre cercano eventuali beneficiari illegittimi. Perché come ha detto lo stesso ministro Salvi, si tratta di prendere anticipatamente certe precauzioni per proteggere i conti dello Stato, ma anche per non danneggiare i cittadini, specialmente se si tratta di anziani, che non hanno altri benefici pensionistici e vivono lontani dall’Italia.. Avremmo voluto ascoltare dal ministro Salvi che, venuto a conoscenza del problema, avrebbe disposto l’immediato ripristino dei pagamenti e che si continuasse a pagare mentre si facevano gli accertamenti.

Vorremmo sbagliare, ma non sarà così. Abbiate pazienza! (Marco Basti*-Tribuna Italiana/Inform)

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* Direttore di "Tribuna Italiana", Buenos Aires


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