Il documento approvato dal 21° Congresso nazionale delle Acli
Costruire ACLI internazionali
BRUXELLES - Dopo la riconferma di Luigi Bobba a presidente, il 21° Congresso nazionale delle Acli, riunito a Bruxelles dal 31 marzo al 2 aprile, si è concluso con l'elezione dei propri organi statutari e con l'approvazione di un documento che rilancia la presenza del movimento aclista a livello mondiale ed il ruolo della FAI (Federazione Acli Internazionali).
Questi i consiglieri nazionali eletti dal 21° Congresso:
Monti Camillo, Menna Vincenzo, Olvero Andrea, Ferri Maria Raffaella, Arrigotti Sergio, Gaffurini Luigi, Mazzei Giambattista, Stringhini Natalino, Oliva Ennio Roberto, Tortora Soana, Barbo Tarcisio, Lucà Domenico, Consiglio Michele, Protasoni Fabio, Turrini Luciano, De Matteo Aldo, Russo Antonio, Stanzione Angelo, Gelli Federico, Dal Fovo Arrigo, Cella Giovanna, Colzani Luigi, Cucchi Marinella, Milanese Giancarlo, Mastrovito Giannantonio, Zuccato Anna Maria, Petracca Paolo, Orfei Ruggero, Formenti Maria Teresa, Vitali Fabio, Piccari Ricci Pier Paolo, Moriggi Sergio, Nicastro Luciano, Stefanovichj Sonia, Russo Marco, Masala Regina, Ranghelli Agnese, Sanna Ottavio, Notararigo Santi, Luciani Mariella.
Hanno inoltre riportato voti i seguenti candidati: Cialdai Iole, Carrieri Leonardo, Gaiani Lorenzo, Dell’Orto Carla, Marchi Baraldi Ennio, Sarli Giulio.
Il Collegio dei probiviri risulta composto da
:Volpini Roberto, Pozzar Vittorio, Intino Giovanni, Ascani Gianni, Davi Aldo, Foti Vincenzo.
Hanno inoltre riportato voti: Canu Cicito, Anconitani Domenico.
Ed ecco il testo del documento finale, dal titolo "Costruire Acli Internazionali"
Le ACLI sono divenute internazionali attraverso il cammino degli aclisti che, dall'immediato dopoguerra, hanno percorso le faticose vie dell'emigrazione ed hanno ricostruito Acli in Europa e nel mondo a partire dalla presenza di servizi di tutela e formazione.
Sono divenute internazionali quando, dalla fine degli anni '60, si sono affiliate ad organismi internazionali ed hanno promosso programmi di scambio e di formazione comune.
Sono divenute internazionali quando la minaccia del riarmo o la realtà drammatica di nuove guerre le ha portate nel cuore d'Europa contro gli euromissili e contro le stragi di civili in Paesi lontani e vicini e quando la solidarietà con questi popoli si è fatta concreto sostegno di cooperazione internazionale.
Sono divenute internazionali, infine, quando hanno riscoperto nel volto degli immigrati e dei rifugiati che bussano alle porte del nostro Paese il volto dei propri fratelli migranti e hanno saputo farsi accoglienti.
Oggi queste Acli sono presenti in 18 Paesi e in 4 continenti e la presenza associativa e di servizio, soprattutto del Patronato ma anche dell’Enaip, impegna, aclisti e non, nel cammino dentro la globalizzazione alla ricerca di pace, sviluppo sociale e civile, dignità del lavoro, giustizia sociale e testimonianza della Parola.
"Le nostre Acli fuori dall'Italia, costruite su un modello associativo centrato sull'esperienza italiana, sono chiamate a realizzare la loro piena autonomia attraverso una modalità associativa liberamente elaborata, in modo da divenire parte viva della società civile a cui appartengono".
A partire da questa affermazione contenuta nel Patto Associativo, la costituzione della Federazione Acli Internazionale e il cammino compiuto, dal Congresso Straordinario di Chianciano del 1993 a quello di Napoli del 1996 fino ad oggi, ci testimoniano la strada percorsa; e testimoniano anche la difficoltà nel coltivare tra le Acli dei diversi Paesi una comunicazione costante, nel trarre dall'esperienza di ciascuno spinta e motivazione comune a sviluppare presenza ed azione adeguata al nuovo tempo e ai diversi luoghi del nostro insediamento; ma, oltre la difficoltà, testimoniano l’urgenza – proprio a fronte dei processi di globalizzazione dell’economia e della società - di "pensarsi internazionali".
Da qui, dunque, la necessità e la volontà che le Acli di ciascun Paese operino scelte culturali, politiche ed organizzative che rendano concreto questo nuovo sentire.
E' questo che spinge le Acli riunite nella FAI – che si sono incontrate a Bruxelles in occasione del XXI Congresso Nazionale delle Acli italiane e alla vigilia dei Congressi delle Acli d'Europa e dell'America Latina - a rinnovare il proprio "patto federativo" e ad assumere l'impegno comune per una presenza più efficace e diffusa delle Acli come organizzazione di società civile nei rispettivi Paesi e per un rafforzamento della stessa Federazione.
A partire dall’esperienza fondativa delle Acli in Italia, costruire e diffondere Acli nel mondo significa oggi da un lato continuare il lavoro paziente e qualificato che ha accompagnato e accompagna i lavoratori italiani nel mondo nella tutela dei loro diritti, nella promozione della loro condizione di lavoratori dentro nuove cittadinanze sociali, nella rappresentanza di domanda sociale; l’esperienza preziosa dei servizi di tutela del lavoro e previdenziale, di formazione professionale sono stati e sono ancora in molti Paesi il fondamento di una presenza organizzata e solidale che è stata in molti casi generativa di vita associativa più profonda e diffusa. Ancora oggi le Acli in questi paesi, soprattutto in America Latina, lottano contro forme di emarginazione e di esclusione sociale che colpiscono anche quegli strati di popolazione emigrata dall’Italia che non è riuscita a raggiungere obiettivi di benessere tali da garantire livelli di vita dignitosi.
Dall’altro lato diffondere le Acli nel mondo significa pensare che un’esperienza associativa come quella delle Acli - che unisce azione sociale e servizi, percorsi di partecipazione democratica e formazione, adesione a valori e concretezza di proposta – può radicarsi in molti altri Paesi come esperienza di cittadinanza attiva e responsabile, in rapporto di partenariato con altre associazioni locali, che renda le persone, ciascuna persona, insieme soggetto e fine dell’agire sociale, politico, economico.
E, d’altro canto, proprio la concretezza della nostra presenza territoriale, costruita sul lavoro quotidiano e sulla dedizione di tanti operatori, volontari e dirigenti, ci indica il cammino, assieme alle nuove esperienze di "internazionalizzazione" che sono la partecipazione attiva alle tematiche dello sviluppo e alle azioni di diplomazia popolare.
Per questo pensiamo che rinnovare il "patto" sul quale si fonda la Federazione Acli Internazionale abbia innanzitutto come obiettivo quello di fare sentire ciascun aclista, in qualunque parte del mondo sia, parte di una rete transnazionale di solidarietà, in cui la dimensione planetaria sia intesa come lo scenario quotidiano della nostra progettualità e del nostro agire.
In questa dimensione pensiamo che i valori, i contenuti e i programmi di questa esperienza possano interessare e incoraggiare la partecipazione dei giovani, di origine italiana e non, in una prospettiva di rinnovata responsabilità civile e che i luoghi associativi e di impegno professionale e di servizio delle Acli, accanto ai progetti di solidarietà e di accoglienza che queste realizzano, possano essere anche per loro luoghi vitali e fecondi.
Abbiamo l’orgoglio di affermare che il contributo che gli aclisti hanno dato e danno sul piano della partecipazione alla vita sociale e agli organismi di rappresentanza sociale, politica ed istituzionale nelle comunità locali dei Paesi in cui vivono sia tale che - proprio sui contenuti fondamentali dei primi articoli dei nostri Statuti e del Patto associativo – possa farci aspirare a promuovere la presenza delle Acli in organismi di rappresentanza interassociativa e istituzionale a livello internazionale fino ad aprire un processo costitutivo di un Forum europeo del Terzo Settore in stretta relazione con il Comitato Economico e Sociale.
Così come, anche dal punto di vista della nostra esperienza spirituale e di vita cristiana, riteniamo preziose e da moltiplicare occasioni comuni di riflessione sulle esperienze vissute all'interno delle diverse comunità ecclesiali, anche in rapporto alla presenza di altre confessioni cristiane e di altre religioni.
Nel condividere gli scenari e le proposte della relazione del Presidente, svolta nella sua qualità di Presidente Nazionale delle ACLI d’Italia, al XIX Congresso dell’Associazione,
l’Assemblea della FAI,
in riunione congiunta con una rappresentanza delle Acli delle regioni italiane e di differenti esperienze di presenza organizzativa e progettuale delle Acli in altri Paesi del mondo
impegna
i propri componenti e le realtà territoriali ed associative da questi rappresentate a sostenere il processo di diffusione, di radicamento e di qualificazione della presenza associativa e di servizio delle Acli nei diversi Paesi di insediamento e a livello internazionale.
Per questo ritiene importante assumere alcuni impegni prioritari volti a promuovere:
Allo stesso modo dà mandato ai nuovi gruppi dirigenti nazionali delle Acli dei diversi Paesi di tracciare proposte circa le modalità e i percorsi di composizione degli organismi rappresentativi della FAI in modo da dare massima efficacia al "governo " della rete internazionale attraverso organismi funzionali.
Al fine di contribuire a realizzare questi obiettivi, ritiene indispensabile garantire che la sede della FAI a Bruxelles possa divenire luogo di raccordo e di servizio soprattutto dal punto di vista della nostra iniziativa progettuale, a livello europeo ed extraeuropeo, in raccordo con le istituzioni dell'Unione Europea, anche in relazione ad interventi da condurre in altri continenti.
A questo fine invita le Acli di tutti i Paesi aderenti alla FAI a considerare gli obiettivi di questo documento parte integrante dei propri programmi che, a partire da questo Congresso nazionale delle ACLI d'Italia, scaturiranno dalle diverse assemblee congressuali che saranno svolte entro l'anno 2000.
In questo ambito le Acli italiane si impegneranno in particolare:
Tutto ciò nella consapevolezza che l’impegno delle Acli italiane per la costruzione di Acli internazionali deve continuare ad avere un ruolo trainante sul piano della promozione delle Acli nel mondo in quanto esperienza "matrice", originale e fondativa.
Tanto più tale compito chiede a tutti gli aclisti italiani un’assunzione forte di responsabilità nel perseguire tali obiettivi in comune con tutti gli aclisti nel mondo e per questo impegna i nuovi gruppi dirigenti ai diversi livelli a sostenere questo processo attraverso progettualità e concreti strumenti. (Inform)