Il Salento, la terra di Don Tonino Bello
ALESSANO - Ci si arriva da Otranto lungo la litoranea, e si assapora pian piano, chilometro su chilometro la straordinarietà, lungo quella strada a picco sul mare che sa tanto di paesaggio ora sardo, ora greco, ma è Salento. Abbagliano i colori della roccia, e del mare e del cielo confusi, mentre guardi sbigottito ed osservi perplesso l’assenza umana. Ed è questa forse, l’assenza umana che ti colpisce in alcuni tratti con terra rossa e roccia e muretti secchi con archetti e piccoli tratturi che ti aprono la vista al mare, visto dall’alto, che lento si muove, che lento aspetta. Ed i raggi del sole galleggiano lunghi e larghi su quella distesa che lì si annuncia padrona, poiché la terra lì si chiude finendo a punta, lasciando che il mare, anzi i mari si incrocino mescolandosi, complici vento e maree, ancora di lì a poco, a Leuca. Una punta, un capo, una terra penisola dove ci si ferma andando in direzione sud- est.
Un luogo straordinario dove il mare comanda anche nei paesini interni, freschi e ricchi di frutti, ma stretti tra l’Adriatico e lo Ionio, che li rendono come un grande molo, un braccio di terra ultima, di frontiera, o generoso approdo per chi dal mare arriva. Si dice che la gente di mare sia gente aperta, perché abituata a convivere perennemente con un orizzonte aperto, quello del mare. Gente che anche nella propria personalità e capacita di socializzare, possiede un lato aperto, quello formatosi dall’abitudine a guardare l’orizzonte infinito dalla propria spiaggia, dal proprio porto. Leggende, ma lì nel Capo Leuca, gli orizzonti sono addirittura due uno a levante ed uno a ponente e nello stesso giorno si può vedere il sole che nasce e che tramonta sul mare.
Un pezzo di Grecia staccatosi dall’arcipelago, questo appare il Capo Leuca. Le cicale tengono banco tutto il giorno regalandoti il chiacchiericcio del mondo, al quale ti abitui e non ci fai più caso, ma che ti manca quando sei lontano. Tricase, Alessano, l’altra faccia di Castro, e delle scogliere che disegnano una trentina di chilometri memorabili. Ti prende una irrefrenabile voglia di percorrere a piedi nudi quella terra, rovente d’estate e puntuta, dove muoversi sugli scogli vuol dire danzare, piano, lentamente, saggiamente, perché tra le spigolosità vi è il piatto, e tra le asprezze della pietra vi sono comodi bacini scolpiti dall’acqua e dal sale, come nella vita. Don Tonino Bello è nato in quella terra e lì vi riposa, in una tomba che ormai è meta di pellegrinaggi. Pochi giorni orsono vi si è recato il Presidente Scalfaro, mentre scrivo si reca in visita il sottosegretario Danieli, originario del Salento.
Tutti son passati da Alessano a rendere omaggio al vescovo dell’umiltà messaggero di pace. Chi lo ha conosciuto ed ha avuto modo di conoscere la terra da cui proveniva, non si sarà meravigliato quando il giorno del suo funerale a Molfetta ha udito anche il mare piangere con il lamento delle sirene dei pescherecci. La sua storia e le sue opere si intrecciano con la sua terra e con la ricchezza del mare della sua metafora. Nelle cale di Marina di Serra o di Novaglie l’accesso al mare e anticipato da scogli ricoperti da alghe che vi formano un tappeto, fragrante di sale, e che quando la marea si abbassa liberano un profumo marino unico, aspro come il sale copioso che ti rimane sulla pelle quando ti immergi nel mare salentino e ti disegna mappe biancastre sulle spalle. Tutto sembra poesia in quella terra arida, spaccata dal sole, e che regala un vino che pare spremuto direttamente dal legno del ceppo.
Don Tonino sapeva ascoltare la voce della terra e del mare, del miracolo dei colori che il Salento gli ha offerto, per questo sapeva parlare con il cuore e solo con quello, e le sue parole parevano adagiate su piccoli scogli battuti dall’onda breve ed incessante e da raccogliere con le mani a coppa per essere custodite. Sono state parole sante, arricchite da gesti ed opere indimenticabili, da ricordare anche perché giunte da una terra felice, e porte sempre con il sorriso, come una carezza, "una carezza di Dio". (Massimo Pillera-L'Eco, Basilea/Inform)