* INFORM *

INFORM - N. 57 - 22 marzo 2000

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

La new economy, le migrazioni e 16 mila giovani indiani

ROMA - Un recente studio dell'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) stima in 130 milioni i lavoratori migranti nel mondo. Lavoratori senza frontiere, dunque. Ma quale rapporto c'è tra globalizzazione dell'economia e migrazioni? Cerca di spiegarlo "Corrispondenza Italia", nell'editoriale di cui anticipiamo il testo.

In prima approssimazione - rileva il notiziario per le comunità italiane all'estero dell'Inas-Cisl - si poteva ritenere che l'internazionalizzazione dei mercati avrebbe fatto diminuire la necessità di spostarsi all'inseguimento dell’occupazione là dove le necessità della produzione richiamavano manodopera. In realtà l’apertura dei mercati, tumultuosa perché non governata, determina nei paesi in via di sviluppo un’invasione di beni che non dà il tempo di far crescere attività produttive in loco, così da trattenere in patria i lavoratori.

Questo spunto di riflessione, che abbiamo scelto tra i tanti possibili per comunicare con gli amici italiani all’estero, solo perché riguarda i problemi delle migrazioni che sono propri del nostro notiziario, conferma l’impossibilità di ogni approccio precostituito ideologicamente "a priori", per i problemi sociali del nostro tempo.

Sarebbe stolto e impossibile pensare di chiudere la porta ai fenomeni della globalizzazione, della nuova economia e della "internettizzazione": ma queste spinte, non regolamentate, sconvolgono gli equilibri esistenti e aumentano le disuguaglianze esasperando i tratti più crudi dello sviluppo capitalistico. Le potenzialità della modernizzazione non debbono dunque rovesciarsi in un estremismo, gravido di contraccolpi sociali, come tutte le concezioni totalizzanti, di destra e di sinistra.

Questi concetti vengono spesso ribaditi non solo da sindacalisti ma da un economista come il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, che certo svolge il suo ruolo badando non soltanto a numeri e a monete ma anche agli insegnamenti della dottrina sociale del personalismo cristiano. Proprio la difficile e contraddittoria lettura dei fenomeni di cambiamento forte che caratterizzano il nostro tempo, dunque, deve invitare alla moderazione, all'equilibrio e alla contemperanza delle diverse esigenze, in modo che lo sviluppo e il progresso non venga pagato con costi a carico dei più deboli: ceti e popoli, culture minoritarie o economie marginali che siano.

La ricerca dell'efficienza dei mercati e del profitto, in altri termini, non va disgiunta dall’etica; e la crescita non può avvenire solo sul piano materiale ma deve riguardare la complessità dell’uomo inteso come singola persona e come genere.

Proprio questa centralità della persona è infatti la bussola più certa per non sbagliare rotta, quali che siano le circostanze, gli imprevisti, le incognite e le tempeste del mare che andremo a solcare nel nuovo secolo.

Sempre il governatore Fazio usa insistere sull'importanza dell'investimento in capitale umano: aggiornamento, istruzione tecnologica e informatica, cultura scientifica e umanistica. Non è solo una predica astratta. Ed eccone la riprova. Il cancelliere della potente Germania chiede aiuto agli immigrati del Terzo Mondo; occorrono subito 30 mila laureati, indiani o turchi, iraniani o polacchi, ucraini o cosaltro siano per far girare la new economy. Abbiamo fame di cervelli: dicono in coro gli industriali della old economy della Ruhr come quelli della avveneristica e multiculturale Berlino. L'India, la grande madre proletaria, sforna ogni anno 16 mila ingegneri tra i più svegli e preparati del mondo.

d ecco che il puzzle - conclude "Corrispondenza Italia" - si ricompone attorno alla centralità dell'uomo come chiave di tutte le soluzioni: ai problemi dell'economia come a quelli dello sviluppo; a quelli della cultura come a quelli della mobilità nelle migrazioni. (Inform)


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