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INFORM - N. 51 - 14 marzo 2000

Norberto Lombardi (DS/CGIE) sul voto all’estero: puntare al realismo delle soluzioni

ROMA - A poche ore dall’approvazione da parte della Camera della riforma degli articoli 56 e 57 della Costituzione, che ha determinato il numero dei parlamentari da assegnare alla Circoscrizione Estero, le concordi esaltazioni della fecondità delle larghe intese, che hanno consentito di fare compiere al voto all’estero un altro importante passo in avanti, si sono bruscamente convertite in polemiche strumentali e, in qualche caso, in becero propagandismo. Evidentemente, gli italiani all’estero, prima ancora del compimento del complesso percorso normativo ed organizzativo, sono entrati nel mirino della propaganda di alcune forze politiche, che hanno iniziato i richiami di caccia, secondo le peggiori abitudini della pratica politica italiana, proprio mentre si richiederebbero maggiore lucidità e serietà di posizioni.

Ai limiti dell’impudenza sono le dichiarazioni di alcuni esponenti di Forza Italia, che si scagliano a testa bassa contro la maggioranza parlamentare, che in realtà sta contribuendo in modo determinante a corrispondere a questa antica attesa. Stupisce tanto slancio proveniente da un partito meglio noto per non avere mosso un dito per gli italiani all’estero quando ha avuto responsabilità di governo e di avere lanciato devastanti siluri nel passato contro la stessa legge sul voto e, più di recente, contro altri provvedimenti di grande importanza, come quello relativo alla Conferenza sugli Italiani nel Mondo. Del resto, chi, se non Berlusconi, ha fatto fallire la Bicamerale, dove la questione del voto avrebbe trovato una veloce e lineare soluzione ? Chi ha teorizzato che con questo Parlamento non si possono fare riforme, tantomeno riforme costituzionali ?

Lo stesso on. Tremaglia, che pure in diverse circostanze ha dimostrato equilibrio e capacità di rapporti politici, si lascia andare ad una puntigliosa e parziale ricostruzione dei fatti per chiedere conto alla maggioranza e ai DS degli esiti di questa seconda riforma, o forse delle ragioni delle sue delusioni. L’on. Tremaglia fa l’elenco delle proposte avanzate in Parlamento sul numero dei deputati e senatori, tuttavia dimentica un piccolo particolare, che quell’elenco è anche l’elenco dei fallimenti che la questione del voto ha conosciuto in sede parlamentare. Il CGIE, per altro, né in occasione della storica riunione della Sala della Regina né in più recenti circostanti ha fatto questione di numeri, ma ha preferito puntare – giustamente – sulla soluzione politica. E forse sarebbe ora di finirla di presentare come posizione del CGIE un iniziale ed interno appunto di lavoro incautamente pubblicizzato.

Se si vuole essere leali e guardare lontano, a beneficio del paese e degli italiani all’estero, si deve riconoscere che solo nel clima riformatore inaugurato dal centro-sinistra la questione del voto sta passando dalla fase delle evocazioni a quella della realizzazione e che solo da quando i maggiori gruppi parlamentari, vincendo difficoltà interne e resistendo a pressioni esterne, si sono positivamente attestati su una posizione favorevole, è possibile intravedere la dirittura d’arrivo. Ci si è già dimenticati che non più di sei mesi fa i maggiori organi d’informazione del paese e tutta una serie di personalità del giornalismo e della politica erano concordemente schierati su una linea di interdizione ?

Il numero che la Camera ha votato, dunque, è semplicemente quello che consente, nelle condizioni culturali politiche e parlamentari date, di potere arrivare ad un esito positivo, augurabilmente entro le elezioni del 2001. Il resto è polemica e strumentalizzazione propagandistica.

Piuttosto, come mai nessuno raccoglie un problema di decisiva portata, sollevato dal CGIE, qual è quello dell’esclusiva attribuzione dell’elettorato passivo a chi è iscritto all’AIRE ? Si alza tanto la voce sulla definizione numerica della rappresentanza e invece si glissa su un passaggio che potrebbe concretamente ridurre la presenza in Parlamento ad una dimensione pressoché simbolica, se non si affermasse chiaramente il principio che potranno essere eletti nella Circoscrizione Estero solo gli italiani realmente residenti all’estero.

La maggioranza ed i DS, dunque, non debbono dare conto a nessuno perché non intendono scendere su questo campo avvelenato dalle polemiche, semmai confidano nel buon senso degli italiani all’estero che sapranno discernere il valore dei fatti dagli echi delle parole. E forse apprezzare chi, al posto dei messaggi e di un ottimismo di maniera, offre il realismo delle soluzioni e i numeri indispensabili per costruire le maggioranze. (Norberto Lombardi*-Inform)

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* Componente del CGIE, responsabile dell'Ufficio Italiani all’estero della direzione dei DS


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