INFORM - N. 241 - 24 dicembre 2012


MONDO SCALABRINIANO

Da “Gente Veneta” n. 47, 22.12.2012

Le frontiere di padre Renato Zilio

Il missionario è tornato in Riviera del Brenta, a festeggiare 25 anni da sacerdote: “Il pane portato all’altare è il segno più bello della vita di un migrante”

 

Venticinque anni con la valigia, in mezzo ad altri uomini che nei bagagli hanno messo tutta la loro vita; a confronto con culture diversissime, portatore di un bene che è di tutti: il Vangelo.

Padre Renato Zilio, 62 anni, originario della Riviera del Brenta (ha parenti a Dolo e Gambarare), è diventato sacerdote missionario scalabriniano nel 1987, ordinato da mons. Loris Capovilla. Nei giorni scorsi è tornato nella sua terra, per celebrare nella chiesa di Dolo il suo giubileo sacerdotale, con un rito che ha assunto simboli e colori capaci di descrivere la sua esistenza: una vecchia valigia e un paio di scarpe consumate, un mappamondo, una cesta di datteri, le danze orientali di un gruppo di ragazze filippine, un grande pane prontoper essere spezzato.

Da Parigi a Gibuti. Perché padre Renato ha vissuto il suo ministero in molti angoli del mondo. Il carisma scalabriniano porta infatti i sacerdoti dell'istituto tra gli emigranti italiani in 30 nazioni del mondo (ultimamente anche tra i migranti di altre nazionalità, come i filippini, i latino-americani, i portoghesi). Padre Zilio è stato in Francia (a Parigi, Ecoublay, Carrières s/Seine), in Lussemburgo (Schieren), in Svizzera (Ginevra), in Marocco (a Fes), a Gibuti. Ultimamente, da 4 anni, si trova a Londra, nella missione italiana di Brixton Road.

Italiani all’estero, una risorsa. Il pane portato all'altare, spiega il sacerdote veneziano, «è il segno più grande e più bello delle vita di un emigrante: deve spezzare i suoi legami con la terra, con il suo nido, le sue relazioni, il suo ritmo di vita, la sua origine, per far vivere gli altri. E' il senso del mistero pasquale: spezzare la vita come il pane per nutrire altri uomini. Questo fanno i nostri italiani all'estero, diventando risorsa per i paesi in cui si trasferiscono». A servizio delle comunità italiane

p. Renato, che parla francese, inglese, un po' di tedesco, arabo e lussemburghese, ha tenuto accesa la fiamma della fede. «Riscoprire la fede, per un emigrante, è riscoprire un motore in più. Non è devozione, ma qualcosa che aiuta a superare le difficoltà e le sorprese di ogni giorno. Per questo sono importanti centri come i nostri in cui ritrovarsi, con l'aiuto della fede. E' il movimento del cuore: diastole e sistole. Un giorno alla settimana si compattano quelli che vivono dispersi durante la settimana».

A Londra una “valanga” di giovani italiani. Un centinaio, per lo più anziane, sono le persone che ogni settimana frequentano la parrocchia italiana di Londra dove si trova padre Renato. «Sono i primi combattenti... Ma adesso sta arrivando una valanga di giovani, incantati da questa metropoli di 8 milioni di abitanti, in cui si parlano 300 lingue. Arrivano per imparare l'inglese, molte volte non tornano più in Italia. Nell'altra parrocchia italiana sono 2-300 i giovani che partecipano alla messa».

L'esperienza di padre Zilio si può leggere nel volume “Dio attende alla frontiera”, edito lo scorso anno da Emi. (Paolo Fusco- Gente Veneta /Inform)


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