IX CONFERENZA DEGLI AMBASCIATORI
L’intervento
del Ministro degli Esteri Giulio Terzi
ROMA – Pubblichiamo di seguito l’intervento integrale del
Ministro degli Esteri Giulio Terzi alla IX Conferenza degli Ambasciatori italiani
apertasi oggi alla Farnesina .
Signor Presidente della Camera,
Cari Ministri e Autorità presenti,
Cari Sottosegretari e Segretario Generale,
Cari Ambasciatori e Colleghi tutti,
desidero innanzitutto ringraziare le Autorità e le Personalità
che hanno accettato il nostro invito a questa IX Conferenza degli Ambasciatori.
Soprattutto voglio sottolineare la rinnovata partecipazione a questo appuntamento
del Presidente della Repubblica, che ci onorerà fra poco con la sua presenza,
e del Presidente del Consiglio, che concluderà domani i nostri lavori.
Come sempre, questo nostro incontro annuale serve a mettere
a fuoco gli obiettivi della diplomazia italiana, e a ricollocarli di volta in
volta nel mutevole contesto internazionale. Nell’ultimo anno si sono verificati
cambiamenti che forse pochi avevano previsto. Il quadro internazionale, dal lontano
Oriente alla sponda Sud del Mediterraneo ha messo in evidenza un’estrema mobilità
di scenari.
Un motivo in più per cercare riferimenti politico – culturali
più fermi, per affermare concetti e mete di valenza strategica che siano la bussola
della nostra azione politica. All’inizio del Novecento Oswald Spengler teorizzava il tramonto dell’ Occidente, l’idea di
un crollo progressivo dei fondamenti della nostra civiltà e dei nostri valori.
Spengler era forse pessimista, ma non c’è dubbio che il nostro
mondo si trovi oggi di fronte a sfide estremamente difficili.
E’ necessario quindi precisare le idee guida. Credo che oggi
la nostra responsabilità sia di contribuire alla crescita, crescita per l’Italia,
crescita dell’Europa e per l’Europa, crescita economica e culturale, radicamento
dello sviluppo, della democrazia e del benessere anche in contesti vicinissimi
a noi, che ne sono ancora in grande misura esclusi. La crescita deve essere la
nostra priorità ed è perciò che a questo tema abbiamo scelto di dedicare la conferenza,
per esserne noi stessi protagonisti.
Sarebbe naturalmente un errore concepire questa idea esclusivamente
come motore dello sviluppo economico. Il nostro governo ha dovuto affrontare sin
dai primi giorni della sua azione condizioni di finanza pubblica ad alto rischio,
varando provvedimenti dolorosi quanto indispensabili, al pari di numerosi altri
partner europei; poiché la disciplina e l’efficienza della spesa pubblica sono
le necessarie premesse dello sviluppo. Ciò che è stato chiamato “rigore” avrà
senso tuttavia solo se ora sapremo, in Italia e in Europa, rilanciare la crescita.
Sul piano economico il lavoro della Farnesina e delle ambasciate
nel mondo è sotto gli occhi di tutti. Parlo di esportazioni, investimenti esteri
in Italia e italiani all’estero; mi riferisco all’impegno delle aziende italiane
nella partecipazione alle grandi gare d’appalto internazionali; mi riferisco in
poche parole alla presenza dell’economia italiana nel mondo nei campi più diversi,
molto spesso testimonianza di assoluta eccellenza.
L’attività dell’intera struttura diplomatica italiana è incessante.
Sosteniamo le imprese e cerchiamo per esse nuovi mercati, promuovendo investimenti
italiani fuori dai confini. Basti ricordare che solo in questo ultimo anno oltre
500 aziende italiane sono state coinvolte nelle mie missioni e in quelle dei Sottosegretari
Dassù e De Mistura in tutto il mondo.
Attraverso le Country presentations abbiamo approfondito le opportunità di investimento
in paesi come Angola, Corea, Etiopia, Iraq, Mozambico, Serbia, Uganda e Vietnam.
L’”Asean Awareness Forum”
ha messo in evidenza le possibilità di commercio e investimento in dieci paesi
ASEAN, un mercato in via di integrazione con 600 milioni di abitanti. Per il 2013,
sono già pronte missioni di sistema in Medio Oriente, nel Mediterraneo, in Africa,
Asia e America Latina.
Tutto questo fa parte di un’operazione più vasta e comprensiva,
e cioè la promozione dell’intero Sistema Paese. Insieme con il Ministro per lo
sviluppo economico Passera ho istituito una cabina di regia, con l’obiettivo di
programmare la promozione all’estero secondo un calendario triennale di obiettivi
definiti dalle ambasciate.
Su impulso della Farnesina il Governo ha adottato, in un solo
anno, 52 disegni di legge di ratifica di Trattati e Accordi internazionali, in
gran parte di tutela e promozione economica.
La concessione dei visti è in netto aumento rispetto agli
anni precedenti, con evidenti benefici per il volume d’affari. Abbiamo ormai ampiamente
superato la soglia del milione e mezzo di visti, circa la metà dei quali emessi
in Russia e Cina.
Sarebbe riduttivo e miope concepire la crescita esclusivamente
sul piano dello sviluppo economico.
L’influenza di un Paese sulla scena internazionale non è solo
definita dalle sue prospettive economiche e finanziarie, ma più in generale dalla
sua solidità; dalla percezione che di sé sa offrire; dalla sicurezza e dall’affidabilità
che ispira nei partner. C’è ancora molto da fare, ma l’Italia gioca sempre di
più un ruolo nelle dinamiche decisionali globali, della sicurezza, e più in generale
nell’agenda internazione delle grandi questioni strategiche.
La crescita del sistema Paese e delle relazioni internazionali
ha bisogno di stabilità nei quadranti geopolitici che influenzano la nostra sicurezza,
le esportazioni e gli approvvigionamenti. Crescita vuol dire dunque anche agire
in favore della stabilità, per la risoluzione dei conflitti; per la ricostruzione
nei paesi colpiti dalla guerra; significa difendere i diritti umani; promuovere
i processi di democratizzazione.
E’ in questo spirito che, in coordinamento con i nostri principali
partner, ma anche sulla base di iniziative nazionali, l’Italia è intervenuta nella
recente crisi libica e sta facendo sentire la sua presenza in Siria. Nel mondo
abbiamo fatto apprezzare il “modello italiano di peacekeeping”, dal Kosovo al
Libano all’Afghanistan. Il mondo sa che l’Italia è sempre presente quando si tratta
di assicurare pace e sviluppo, e tutelare la dignità dell’uomo.
Il controllo degli armamenti e la non-proliferazione sono
elementi essenziali di sicurezza. Anche in questo ambito l’Italia ha tutte le
carte in regola. Non è un caso che la conferenza plenaria del Missile Technology Control Regime avrà luogo
proprio in questa sala, tra pochi mesi.
La politica estera italiana in tema di sicurezza ha idee chiare.
E’ necessario in primo luogo ridefinire l’architettura internazionale,
anche attraverso la formulazione di una Difesa Europea aggiornata e complementare
all’Alleanza Atlantica. Al contempo, dobbiamo promuovere dinamiche della governance
globale verso il multilateralismo e il burden-sharing,
anche alla luce del contributo costruttivo che dobbiamo sollecitare dalle potenze
emergenti.
Infine, è necessario lavorare affinché la comunità internazionale
possa condividere concretamente il valore assoluto dei diritti umani e dello Stato
di diritto, della libertà - inclusa quella di religione - e della democrazia.
Su questi temi l’Italia può spendere una credibilità conquistata
per merito di una fondamentale coerenza e continuità di politica estera nella
sua direttrice europea e atlantica. Un approccio privo di tentazioni egemoniche
e una condotta leale nei rapporti con gli alleati e i Paesi amici.
Crescita significa Europa. Il governo e la diplomazia italiana
sentono l’importanza e l’urgenza di ravvivare il processo di integrazione europea.
Sanno bene che, nonostante battute d’arresto lungo il cammino benessere e sviluppo
sono strettamente legati a un unico respiro politico europeo.
L’Unione deve consolidare la sua identità. In questo sforzo
l’Italia è presente. Il volto dell’Europa deve essere ben definito e con esso
la sua azione diplomatica esterna: soprattutto in quei dossier che rivestono per
noi carattere prioritario; a cominciare dai rapporti con la sponda sud del Mediterraneo.
Dal mio arrivo alla guida della Farnesina, il mio sforzo è stato rivolto a fare
dei Paesi di questa regione un cardine della politica estera italiana ed europea
Sono enormi potenziali ancora inespressi e che, alla luce delle Primavere Arabe,
rappresentano egli interlocutori naturali per l’Europa. Con essi l’Italia può
sempre più avere il ruolo di protagonista. Grazie agli stretti rapporti subito
stabiliti con le nuove leadership arabe, partecipiamo attivamente alla ridefinizione
delle strategie fra l’Unione e i Partner mediterranei nell’ambito della Politica
di Vicinato, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti la riponderazione
da destinare allo strumento europeo di vicinato
L’Italia continua inoltre a sostenere con convinzione l’integrazione
della Turchia, con la quale abbiamo rafforzato una partnership di straordinaria
importanza per la sicurezza nel Mediterraneo e le nostre imprese.
Particolare attenzione va riservata all’obbiettivo della crescita
in funzione politica. Siamo alla conclusione di una Legislatura, che ha visto
il Paese reggere l’urto di una crisi senza precedenti, nata fuori dall’Europa
ma di cui l’Europa ha subito particolarmente le conseguenze: complici evedenti
carenze strutturali della propria governance economico - finanziaria e le pesanti situazioni
debitorie. A questo proposito mi sembra opportuno ricordare le parole pronunciate
dal Presidente Napolitano lo scorso settembre. Il Capo dello Stato ci ricordava
che “Le vicende convulse che per effetto della crisi si stanno da un biennio succedendo
nell’Eurozona spingono con inaudita forza oggettiva in una direzione ineludibile:
quella di un’integrazione sempre più stretta e comprensiva tra gli Stati unitisi
prima nella Comunità e poi nell’Unione. Sono insorti e divenuti evidenti limiti
e contraddizioni superabili solo attraverso un pieno e coerente compimento politico
del progetto europeo”.
Sono parole che dobbiamo sempre tenere a mente. Abbiamo bisogno
di un’idea che restituisca entusiasmo e forza. Di questo slancio Voi, che siete
i nostri ambasciatori nel mondo, dovete farvi interpreti.
Per far rinascere questo spirito è necessario ritrovare l’orgoglio
di appartenere a un grande Paese, la nostra comunità nazionale, impegnata nel
progetto europeo. In questo progetto l’Italia deve continuare a occupare il posto
che le spetta a pieno titolo accanto ai principali e più influenti Paesi fondatori.
Questa conferenza, io credo, è un’importante occasione per
sottolineare che l’Italia ha bisogno più che mai, di poter affrontare gli impegni
che la attendono, ritrovando fiducia e serenità e una rinnovata coesione, vorrei
dire attraverso una Grundnorm condivisa.
La forza delle idee e di una politica permeata di senso dello
Stato, che contraddistingua in modo eminente la diplomazia italiana, deve essere
la base per una crescita equa e uno sviluppo solidale. Voi tutti conoscete il
punto che conclude la Critica della Ragion Pratica di Immanuel Kant: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione
sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e più lungo
la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale
dentro di me”.
Sono parole che esprimono con intensità straordinaria il senso
di una missione. E quindi anche della nostra missione, la missione della diplomazia
italiana nel mondo. Tocca a voi interpretarla, per il vostro Paese.