INFORM - N. 237 - 18 dicembre 2012


 

CAMERA DEI DEPUTATI

Indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all’estero

L’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Cultura del direttore dell’Istituto Cervantes di Roma Sergio Rodríguez López-Ros

Gli interventi di Nicoletta Maraschio (Accademia della Crusca), Pietro Trifone (Università Tor Vergata), Manuela Ghizzoni (Pd), Furio Colombo (Pd) e Franco Narducci (Pd)

 

ROMA – Nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulla promozione della cultura e della lingua italiana all’estero si è svolta, davanti alle Commissioni riunite Esteri e Cultura, l’audizione di rappresentanti dell’Istituto Cervantes di Roma e di altri esperti del settore.

L’incontro è stato aperto dall’intervento del presidente dell’Accademia della Crusca Nicoletta Maraschio che ha evidenziato come tutti gli indicatori europei mostrino, nonostante lo strapotere dell’inglese, una costante crescita del bisogno di lingue nel mondo. Ad esempio negli Stati Uniti lo studio di lingue diverse dall’inglese è aumentato dal 2002 al 2009 quasi del 20%. La Maraschio ha inoltre sottolineato come a tutt’oggi l’italiano continui ad essere fra le lingue di insegnamento la quarta o quinta al mondo. Una costante attenzione all’estero nei confronti della nostra lingua che, per il presidente dell’Accademia della Crusca, appare motivato da connotazioni culturali, dall’interesse per l’italiano dei nostri connazionali all’estero e da questioni di tipo lavorativo, soprattutto nelle aree del Mediterraneo e dell’Europa dell’Est . La Maraschio ha poi ricordato come per la promozione all’estero le altre lingue in concorrenza con l’italiano, ad esempio il francese, il tedesco e lo spagnolo, possano contare su investimenti pubblici molto superiori ai nostri e presentino una maggiore capacità organizzativa lontana dalla frammentazione che caratterizza il nostro paese in questo settore e che finisce per disperdere le tante professionalità presenti sul territorio.

“In un contesto di maggior coordinamento – ha spiegato la Maraschio dopo aver ricordato la necessità di esportare in Italia i modelli di promozione della nostra lingua utilizzati ad esempio in Canada dalla comunità di 400.000 italofoni - sono dunque necessari più investimenti secondo una politica unitaria che superi la frammentazione che ci ha tanto danneggiato.. Bisogna inoltre evitare – ha aggiunto la Maraschio - che le nostre comunità perdano la loro lingua d’origine e per fare questo occorrono delle iniziative di diverso tipo che vanno dall’insegnamento di qualità alla creazione di situazioni di uso esclusivo dell’italiano che stimolino le famiglie a parlare la lingua d’origine. Occorre inoltre la valorizzazione degli Istituti Italiani di Cultura e dei lettorati, che non vanno tagliati, e delle università e degli enti fortemente impegnati nella divulgazione della nostra lingua all’estero”. Chiesto infine dalla Maraschio un supporto per la produzione editoriale italiana sia cartacea che on line.

Ha poi preso la parola il direttore dell’Istituto Cervantes di Roma Sergio Rodríguez López-Ros che ha segnalato come a tutt’oggi nel mondo sia in costante crescita il grande gruppo dei 500 milioni di ispanofoni. Una lingua, lo spagnolo, che in Italia è studiata da circa 400.000 alunni delle scuole medie. Dopo aver ricordato che il Cervantes è nato nel 1991 e dipende dal ministero degli Esteri spagnolo, López-Ros ha spiegato come a tutt’oggi l’istituto possa cantare su 1.144 persone, dislocate in prevalenza all’estero (882), e su un finanziamento per il 2012 di 97 milioni di euro proveniente in prevalenza (83%) dallo Stato. Il direttore dell’Istituto ha anche posto in evidenza il numero complessivo degli studenti dello scorso anno accademico, oltre 240.000 alunni fra corsi generici, speciali ed on line, e i numerosi eventi culturali promossi dal Cervantes nel 2012 fra cui spiccano 300 proiezioni cinematografiche. Per quanto invece concerne l’Italia López-Ros ha segnalato come nelle quattro sedi dell’Istituto, operanti a Roma, Napoli, Milano e Palermo, nell’ultimo anno accademico siano state registrate 6.080 iscrizioni a cui vanno aggiunti i 2.500 studenti che hanno frequentato i corsi on line.

E’ stata poi la volta di Pietro Trifone, docente di Storia della Lingua Italiana dell’Università di Roma “Tor Vergata”, che ha illustrato le risultanze di una ricerca del 2011, commissionata dal Mae, sulla diffusione dell’italiano nel mondo. Un’indagine, mirata sui 90 Istituti Italiani di Cultura e sui 260 lettori di italiano operanti nelle università straniere, da cui emerge una forte crescita degli studenti di italiano, circa 50.000 nel 2010, iscritti ai corsi curati dagli Istituti. Trifone, oltre ha sottolineare una sostanziale tenuta della nostra lingua nel mondo, ha anche evidenziato come le motivazioni che inducono allo studio dell’italiano all’estero stiano rapidamente cambiando, dando sempre più spazio alle ragioni culturali rispetto a quelle familiari. Tendenze motivazionali che però in alcune aree geografiche appaiono invertite. Ad esempio in Sud America lo studio della lingua d’origine è per le nostre comunità ancora molto importante.

Dopo l’intervento della presidente della VII Commissione della Camera Manuela Ghizzoni che ha auspicato un adattamento della didattica e della selezione del personale ai nuovi obiettivi della promozione culturale all’estero che riguardano anche la ricerca di una connessione fra le comunità e la patria d’origine, il deputato del Pd Furio Colombo ha segnalato sia la mancanza di una struttura giuridica che definisca con precisione il ruolo del direttore dell’Istituto di Cultura, sia la necessità di un maggiore dialogo fra le istituzioni e il Parlamento in questo settore della promozione culturale.

“Questo paese – ha spiegato in chiusura di seduta il vice presidente della Commissione Esteri Franco Narducci - è caratterizzato da un forte immobilismo quando si tratta di mettere mano alle riforme riguardanti la promozione della lingua italiana nel mondo… La nostra cultura – ha proseguito Narducci dopo aver sottolineato la necessità di superare il meccanismo dei ‘Chiara Fama’ per la nomina dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura - è un fattore importante per la crescita e lo sviluppo del nostro paese, non soltanto in ambito culturale ma anche in termini globali. Dobbiamo fare di più – ha aggiunto Narducci sottolineando la necessità di coordinare tutti gli attori impegnati nel settore - per individuare nella catena di comando un centro dove decidere le strategie per la promozione linguistica e culturale all’estero, chiaramente con la concertazione di tutto quel pluralismo che abbiamo in questo ambito e che oggettivamente ci ha permesso di sopravvivere a tagli delle risorse pubbliche che su alcuni versanti sono stati superiori all’80%”.

“Non diamo per scontato – ha concluso Narducci - che le nostre collettività all’estero, in un mondo in cui i linguaggi, le mode e le culture cambiano con grande rapidità, rimangano sempre fedeli al legame con l’Italia. Bisogna dunque fare qualche cosa. I giovani delle comunità si aspettano molto dalla nostra cultura”. (G.M.- Inform)

 


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