COMMERCIO ESTERO
Diffusi oggi i dati Istat
Assocamerestero: Made in Italy treno per la
ripresa del Paese
Nel periodo gennaio-ottobre
2012 l’avanzo extra-energetico raggiunge i 60,2 miliardi di euro, più del doppio
di quello dello scorso anno
ROMA – Nei primi dieci mesi dell’anno, la bilancia commerciale italiana registra un attivo di 6,5 miliardi di euro, il dato migliore dal 2003, mentre gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un saldo negativo che spaziava dai sei ai 25 miliardi di euro circa.
Il saldo extra-energetico è invece pari a 60,2 miliardi, valore superiore più del doppio a quello dello stesso periodo 2011.
“Il dato testimonia il contributo positivo delle imprese allo sviluppo del Paese, nonostante la delicata fase congiunturale. Per fare un esempio, basti pensare che l’incremento del saldo al netto dell’energia supera di oltre dieci miliardi l’incasso previsto dal Ministero dell’Economia a seguito della riscossione dell’Imu. – afferma Gaetano Fausto Esposito, segretario generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero diffusi oggi. – Anche il confronto con un “gigante” del commercio mondiale come la Germania vede il nostro Paese sperimentare, nei dati destagionalizzati, un incremento positivo del saldo di 29,5 miliardi, superiore a quello tedesco, fermo a quota 29,3”.
Per quanto riguarda le destinazioni, l’Italia si conferma secondo esportatore verso i Paesi Extra-UE tra i principali competitor europei, con un valore delle vendite che sfiora i 150 miliardi di euro nel periodo gennaio-ottobre 2012, superiore a quello dei “cugini francesi” (148,3 miliardi).
Se si guarda ai Paesi, fanno da traino i cosiddetti “mercati maturi” (Giappone, Stati Uniti, Svizzera), con i quali il surplus è di 22 miliardi di euro e compensa il deficit verso mercati dinamici quali Russia, India, Cina e Area Mercosur (20,7 miliardi). A livello di export, il flusso di beni verso gli Stati Uniti (22,5 miliardi) è da solo superiore di ben tre volte rispetto a quello verso la Cina (7,3 miliardi).
“Se andiamo ad analizzare il flusso di beni da e per un mercato strategico come quello cinese, vediamo ad esempio come la voce principale nelle importazioni sia rappresentata dai macchinari, settore di punta del Made in Italy. Ciò non stupisce, nella misura in cui il contenuto delle importazioni nelle esportazioni è crescente e la divisione del lavoro sposta parti della produzione all’estero creando una geografia dell’export mondiale tipica di un mercato globale”, conclude Esposito.(Inform)