INTERVENTI
Goffredo Palmerini: “Maria Federici, la
Costituente, l’emigrazione italiana e l’Anfe”
PESCARA – Si è tenuto il 13 dicembre a Pescara
il convegno “Le pioniere della parità:
Filomena Delli Castelli e Maria Federici, costituenti abruzzesi”, promosso dal
CIF ed organizzato dalla scrittrice Cinzia Maria Rossi, che ha coordinato i
lavori. All’evento ha portato il saluto il presidente del Consiglio Regionale
d’Abruzzo Nazario Pagano, dando poi il via alle relazioni sulle due costituenti
abruzzesi svolte, nell’ordine, da Goffredo Palmerini, Adelmo Marino, Alessandra
Portinari e Licio Di Biase, cui sono seguiti gli interventi delle donne impegnate
nelle Commissioni di Pari Opportunità in Regione Abruzzo e nei maggiori enti
locali (Letizia Marinelli, Vittoria Colangelo, Daniela Arcieri Mastromattei,
Desirée Del Guovine), i riferimenti delle esperienze delle donne elette in Consiglio
regionale, Nicoletta Verì e Marinella Sclocco, una testimonianza storica del
sen. Nevio Felicetti, infine il saluto delle esponenti dell’UDI e del CIF (Francesca
Magliulo e Franca Aloisi Pelusi), due storiche associazioni impegnate sui temi
dell’emancipazione femminile. Quella che segue è solo una parziale sintesi della relazione svolta da Palmerini.
All’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia era uscita distrutta dalla guerra, con disastrose condizioni economiche in tutto il Mezzogiorno, con ampie sacche di povertà anche in Veneto, Friuli e Trentino. Con queste situazioni, che fortemente accelerarono la ripresa del fenomeno migratorio italiano dopo la stasi imposta dal regime fascista, fece i conti la coscienza civile, sociale e politica di una donna straordinaria che già s’era messa in luce nel movimento antifascista e nella Resistenza, quindi nell’Italia democratica e repubblicana, contribuendo nell’Assemblea Costituente a scriverne le regole fondamentali, tradotte poi nella Carta Costituzionale: la parlamentare aquilana Maria Agamben Federici.
Nata a L’Aquila il 19 settembre 1899 da famiglia benestante, laureata in lettere, insegnante e giornalista, Maria Agamben sposa nel 1926 Mario Federici, anch'egli aquilano, drammaturgo ed affermato critico letterario, tra le personalità più insigni della cultura abruzzese del Novecento. Da Roma, negli anni del fascismo, si trasferisce con il marito all'estero, dove continua ad insegnare presso gli Istituti italiani di cultura, dapprima a Sofia, poi in Egitto ed infine a Parigi. Cattolica impegnata, profonda fede nei valori di libertà e democrazia, la Federici matura la sua formazione influenzata dal pensiero cristiano sociale - sopra tutto il personalismo di Emmanuel Mounier e l’umanesimo integrale di Jacques Maritain - che avrebbe connotato profondamente la filosofia e la politica dello scorso secolo.
Esperienza significativa, quella vissuta all'estero dalla Federici, cresciuta nella consapevolezza del valore della giustizia sociale e del ruolo essenziale della donna, non solo nella famiglia, ma anche in politica e nella società. Al rientro in Italia, nel 1939, mette a frutto tali convinzioni con un intenso impegno sociale e d’apostolato laico. A Roma è attiva nella Resistenza, organizzando un centro d'assistenza per profughi e reduci. Maria Federici si rivela davvero come un esempio ante litteram d'emancipazione femminile, con trent’anni d’anticipo sui movimenti poi nati in Europa. Nel 1944 è tra i fondatori delle Acli, poi del Centro Italiano Femminile (Cif) del quale diventa prima Presidente, dal 1945 al ‘50. Ma sopratutto è una delle figure più importanti della nuova Repubblica democratica nata dal Referendum del 2 giugno 1946, insieme al quale furono eletti anche i 556 costituenti. Deputato all’Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana, contribuisce a scrivere le regole fondamentali della nostra Costituzione.
Insieme alla collega di partito Angela Gotelli (Dc), a Nilde Iotti e Teresa Noce (Pci), a Lina Merlin (Psi), Maria Federici è tra le cinque donne - delle 21 elette nell’Assemblea - entrate nella Commissione Speciale dei 75 che elaborò il progetto di Costituzione, poi discusso in aula dall’Assemblea ed approvato il 22 dicembre ‘47. Promulgata il 27 dicembre dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, la Carta costituzionale entrò in vigore il 1° gennaio 1948. Rilevante il contributo della Federici nella Commissione dei 75, in tema di famiglia, sull’accesso delle donne in Magistratura, sulle garanzie economico-sociali per l’assistenza alla famiglia e del diritto all’affermazione della personalità del cittadino, sul diritto di associazione e ordinamento sindacale, sul diritto di proprietà nell’intrapresa economica; come pure significativo il suo ruolo in Assemblea plenaria, con incisivi interventi in Aula sui rapporti etico-sociali, sui rapporti economici, sui rapporti politici, sulla Magistratura, sui diritti e doveri dei cittadini. Maria Federici fu poi eletta alla Camera, il 18 aprile 1948, nel collegio di Perugia, nella prima Legislatura repubblicana (1948-1953).
La sua spiccata sensibilità sociale, le immagini dei treni e delle navi pieni d’emigranti, le famiglie che restavano nei paesi affidate alle sole donne, la drammatica congerie di problemi che tali situazioni determinavano, mossero Maria Federici in un’attenzione particolare e in un impegno che resta esemplare nell’affrontare le questioni sociali legate all’emigrazione italiana, per la tenacia e la complessità della sua visione del fenomeno migratorio. Dunque, non solo un’attenzione politica, ma anche una risposta strategica e strutturale ai bisogni d’assistenza che man mano emergevano come conseguenza dell’emigrazione. Pensiero ed azione, la sua cifra. Ed è così che Maria Federici, l’8 marzo 1947, fonda l’Associazione Nazionale Famiglie Emigrati (Anfe). Presidente dell’ente sin dalla fondazione, lo rimarrà fino al 1981. Sotto la sua guida sicura, con infaticabile impulso, l’associazione si espande con sedi in ogni provincia e nei comuni a più alta emigrazione, presente sempre laddove esistono i problemi, in Italia o nel nuovo mondo. Anche in quei lontani continenti, come pure nella vecchia Europa, nascono sedi dell’ Anfe, una rete capillare di strutture che diventano punti decisivi d’assistenza per i nostri emigrati, per la soluzione d’ogni problema sociale, burocratico ma anche psicologico nell’integrazione nelle nuove realtà.
Le battaglie di Maria Federici restano un esempio d’impegno civile e politico, come il 30 novembre scorso ha ricordato il presidente nazionale Paolo Genco, alla Camera dei Deputati, nel corso della cerimonia per il 65° anno di fondazione dell’Anfe. La lotta per il riconoscimento dei diritti della famiglia degli emigrati; l’affermazione del principio che l’emigrazione non è problema individuale, ma familiare; il riconoscimento reciproco tra Stati europei dei titoli di formazione professionale; il riconoscimento delle malattie professionali; il riconoscimento dei diritti civili e politici dei connazionali nei paesi d’emigrazione; la scolarità dei figli degli emigrati; l’inserimento della lingua italiana nelle scuole all’estero; le facilitazioni per il ricongiungimento delle famiglie di emigrati; il riconoscimento del diritto di voto degli italiani all’estero: sono solo alcune delle battaglie combattute e vinte da Maria Federici e dall’ Anfe, a tutela della dignità dei lavoratori italiani all’estero, dei loro diritti e dei diritti delle famiglie.
Dunque, un’opera notevole quella svolta dall’associazione, nel sostegno alle famiglie ed a difesa della loro integrità, nella difesa dei diritti dei bambini, nella formazione professionale, nella crescita culturale, sociale e civile dei nostri emigrati. Insomma, le meritorie attività dell’ Anfe, riconosciuta Ente morale nel 1968, ne hanno fatto un insostituibile partner nei più alti organismi internazionali per l’emigrazione e l’immigrazione, grazie al suo enorme bagaglio di esperienze. Maria Federici è scomparsa a L’Aquila, la sua città, il 28 luglio 1984. E tuttavia il suo insegnamento è il cespite su cui l’ Anfe fa affidamento per svolgere con efficacia il suo prezioso servizio sociale nel Terzo Millennio. L’Associazione da lei fondata si avvia dunque ad una rinnovata stagione d’impegno sui temi e sui problemi delle migrazioni, poggiando le fondamenta su una storia lunga 65 anni, ricca di esperienze su ogni aspetto dell’emigrazione italiana nel mondo e sull’attualità delle questioni che riguardano l’immigrazione. Un cospicuo patrimonio a disposizione dell’intero Paese, che si deve alla lungimiranza ed alla tenacia di una delle donne più significative del Novecento. (Goffredo Palmerini -Inform)