ASSOCIAZIONI
Celebrati a Roma i 65 anni dell’Anfe
L’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati ha festeggiato
oggi alla Camera dei Deputati i suoi 65 anni di attività, con un ricordo dell’esperienza
umana e politica della sua fondatrice, Maria Federici Agamben.
Gli interventi del presidente della Camera Fini, del
vicepresidente del Senato Bonino, del ministro degli Esteri Terzi e del presidente
nazionale dell’Anfe Genco
ROMA – È stato celebrato oggi pomeriggio nella Sala della Regina della Camera dei Deputati il 65° anniversario dell’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati (Anfe), sodalizio nato su iniziativa di Maria Federici Agamben, partigiana poi eletta tra i costituenti della Repubblica italiana, per l’assistenza e la promozione dei diritti sociali e politici degli emigrati italiani all’estero.
Una protagonista della storia politica e sociale italiana a cui ha reso omaggio anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, salutando i presenti all’evento. “Maria Federici, tra le 21 donne componenti dell’Assemblea costituente italiana, fu estremamente sensibile ai temi sociali, in particolare quelli connessi alla condizione e partecipazione femminile e all’emigrazione, che sperimentò in prima persona nel periodo fascista – ha ricordato Fini, richiamando l’importante impegno dell’Anfe, a cominciare dall’assistenza alle famiglie separate dall’emigrazione e dalla scolarizzazione dei figli di emigrati in Italia e all’estero. Il presidente della Camera ha così ripercorso gran parte dell’emigrazione italiana all’estero, “cammino di riscatto sociale che superò pregiudizi e assenza di tutele giuridiche”, fatto anche di “pagine di dolore che sono memoria di tanti lutti e sacrifici”, come quella di Marcinelle. “Chi conosce la vita della nostra patria deve guardare all’immigrazione in Italia con occhi scevri da pregiudizi di qualsiasi tipo, per non mortificare e dimenticare la storia dei nostri connazionali, vittime anch’essi di barriere e pregiudizi, che seppero vincere e stabilirsi in tutto il mondo e i cui figli e nipoti raccolsero i frutti di quel riuscito inserimento – ha affermato Fini. Egli ha quindi sollecitato a “non guardare agli immigrati con timore, ma come fattore di arricchimento”, prospettando un analogo protagonismo per i nuovi italiani, la cui integrazione non si limita “al rispetto formale delle leggi, ma al sentire come propri i valori della nostra comunità”. Fini ha pertanto auspicato una riforma dell’attuale normativa riguardante la cittadinanza italiana: “è indispensabile colmare la lacuna oggi esistente e riconoscere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati giunti in Italia in età scolare o nati in Italia, prima del compimento del 18° anno di età”; “si tratta di un’odiosa discriminazione – ha detto – che un Paese come il nostro deve sapere superare”.
Anche Emma Bonino, vice presidente del Senato e presidente del Comitato d’Onore del 65° anniversario dell’Anfe, ha ribadito l’importante e diffusa esperienza dell’emigrazione italiana all’estero, bagaglio di una storia “che non possiamo dimenticare, se vogliamo poter progettare un futuro”. “Vivere insieme in libertà e diversità è l’ambizione dello stesso progetto europeo – ha aggiunto, ringraziando l’Anfe per averle fatto conoscere l’impegno della Agamben e sottolineando come “ancora oggi sia necessario proseguire la sua battaglia per la partecipazione e la parità della donna”. “Non solo dobbiamo ricordare le nostre radici, ma curare frutti e fiori della nostra storia – ha proseguito Emma Bonino, sollecitando ad “organizzare in libertà e diversità il fenomeno dell’immigrazione in Italia”. L’immigrazione infatti, non è “principalmente problema di ordine pubblico”, non deve essere associato unicamente al “fiorire della cronaca nera”: “nel nostro Paese ci sono circa 412 mila imprenditori di origine straniera, un dato in crescita – segnala il vice presidente del Senato, – persone che pagano le tasse e le pensioni italiane, persone che, lavorando, contribuiscono al funzionamento stesso dell’Italia, proprio come i nostri emigrati hanno contribuito alla crescita dei Paesi in cui hanno scelto di vivere”. “La contaminazione è un asset positivo, la diversità ci rende forti – prosegue Emma Bonino, che dà atto all’attuale governo di aver contribuito a “creare un clima diverso su questo tema” a cui manca però ancora un “aggiornamento a livello legislativo”. Oltre il diritto di voto, “almeno nell’ambito locale”, la Bonino ritiene indispensabile l’apertura della politica al fenomeno migratorio, così da “correggere l’operato in corso d’opera”, “sapendo che non abbiamo modelli di riferimento per gestire tematiche così complesse”.
Di seguito è intervenuto il presidente nazionale dell’Anfe, Paolo Genco, che ha ricordato come l’Associazione sia sin dalla sua nascita, l’8 marzo 1947, sempre al fianco dei migranti, richiamando le numerose conquiste ottenute insieme all’impegno di molti volontari presenti in tutto il mondo: nei campi dell’assistenza sanitaria, della formazione professionale, dell’istruzione dei figli degli emigrati, dei diritti civili e politici, sino ad arrivare, in ultimo, ai rappresentanti eletti al Parlamento dagli italiani all’estero. “Tuttavia, resta ancora molto da fare: riprende l’emigrazione italiana verso l’estero e occorre aggiornare gli strumenti che registrano questo fenomeno. L’Anfe – prosegue Genco – ancora una volta è chiamata ad assistere i nostri connazionali, ma non possiamo non esprimere preoccupazione per questa fuga di giovani laureati e professionisti, fuga che rappresenta una perdita per il nostro Paese”. “La storia si ripete – afferma Genco parlando anche di un numero crescente di italiani che decidono di restare clandestinamente negli Stati Uniti, dopo la scadenza del visto turistico, nella speranza di trovare un posto di lavoro ed un futuro migliore.
“In questo contesto in costante trasformazione anche l’associazionismo deve riflettere sul proprio futuro e favorire il ricambio generazionale. Ciò che non cambia però è il ruolo di accompagnamento che svolgiamo nei confronti dei nostri emigrati, ruolo – aggiunge Genco – che deve essere riconosciuto dal governo, anche con un sostegno finanziario adeguato”. Tra gli interventi normativi più urgenti, il presidente dell’Anfe cita la riforma della legge sulla cittadinanza italiana, auspicando un più equilibrato bilanciamento tra ius soli e ius sanguinis e una riforma del voto all’estero, che “garantisca un’opportuna terzietà degli eletti all’estero, rappresentanti che sono estranei al panorama politico italiano e la cui valenza non deve essere scalfita dagli scandali riconducibili a questo contesto”.
Di seguito è stata consegnata una scultura commemorativa i 65 anni dell’Associazione al ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, al premier belga Elio Di Rupo – affidata all’ambasciatore del Belgio in Italia, Vincent Mertens de Wilmars – al presidente di Mentoring Usa-Italia, Matilda Raffa Cuomo e al portavoce della Rete G2 Secondo generazioni, Mohamed Abdalla Tailmoun.
Terzi, che ha ricevuto il riconoscimento in rappresentanza della rete diplomatica “che assiste quotidianamente i connazionali residenti all’estero”, ha ribadito come immigrazione ed emigrazione siano temi di grande impatto e forte connotazione politica, sociale e culturale e come l’Italia sia destinata, anche per posizione geografica, ad essere sempre più coinvolta dalle opportunità messe in campo da questi fenomeni. “Non si tratta solo di questioni di strategia e azione politica, ma di rispondere in modo adeguato anche con comportamenti individuali, che possono essere la cura del personale impiegato nell’amministrazione oppure il soccorso in mare prestato da marinai e guardia costiera ai migranti in difficoltà, o ancora il modo di fare impresa all’estero, in Paesi in cui una quota del ricavati vengono utilizzati per attività sociali in loco”. Terzi ha poi ricordato la “grande importanza della dimensione della promozione della lingua italiana nel mondo, dimensione in cui dobbiamo credere di più, dal momento che l’italiano risulta essere l’unica lingua europea, insieme allo spagnolo, il cui insegnamento è in crescita in questi ultimi anni”. Una dimensione cui contribuisce in maniera fondamentale “l’Altra Italia”, ha concluso Terzi, intendendo richiamare una definizione adottata da Mirko Tremaglia.
Assegnati riconoscimenti anche a Learco Saporito, presidente onorario dell’Anfe, e ai dirigenti dell’associazione, consegnati questi ultimi da Maddalena Bonauro, “storica” dirigente del sodalizio.
Nel corso dell’incontro è stata presentata anche un’anteprima di “Pane e pregiudizio”, documentario realizzato da Giovanna Taviani che ripercorre i 65 anni di attività dell’Anfe e l’impegno della sua fondatrice, Maria Federici Agamben. (Viviana Pansa – Inform)