INFORM - N. 219 - 22 novembre 2012


LEGGE DI STABILITA’ 2013

Approvato dalla Camera un Odg dei deputati eletti all’estero del Pd sulle politiche per gli italiani all’estero

Chieste nell’ordine del giorno più risorse per la promozione della lingua e cultura, per l’assistenza dei nostri connazionali e per le elezioni di Comites e Cgie

 

ROMA – Nell’ambito delle votazioni legate alla legge di stabilità 2013 l’assemblea della Camera ha approvato, nonostante il parere contrario del Governo su un punto qualificante, l’ordine del giorno presentato dai deputati del Pd eletti all’estero e che ha come primo firmatario Fabio Porta, della ripartizione America Meridionale.

Poiché la richiesta di voto di fiducia ha precluso la strada della riproposizione degli emendamenti presentati dagli stessi eletti in Commissione, - spiegano in una nota congiunta i deputati del Pd Porta, Bucchino, Farina, Fedi, Garavini, Narducci - si è affidata ad un ordine del giorno la sollecitazione su alcuni aspetti nodali delle politiche degli italiani all’estero. Si è chiesto al Governo, infatti, di integrare, in occasione dei prossimi provvedimenti sulla crescita e dell’assestamento del bilancio, le risorse da destinare alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero, agli interventi di solidarietà a favore dei connazionali in condizioni di bisogno e al ripristino nel bilancio triennale delle voci per il rinnovo di Comites e Cgie, inspiegabilmente soppresse.

Il Governo si è dichiarato disponibile ad accogliere le prime due indicazioni, mentre ha espresso la sua contrarietà su Comites e Cgie chiedendo di eliminare il punto specifico. Poiché l’on. Porta, a nome di tutti gli eletti all’estero ha insistito sulla richiesta, si è proceduto al voto che ha dato questo risultato: 219 a favore, 204 contrari, 6 astenuti. Nel comunicato si segnala inoltre come a favore dell’Odg abbiano votato il gruppo del Pd e quello della Lega. Contrari invece i gruppi del Pdl, dell’Italia dei Valori e dell’Udc-Maie.

Trattandosi di interventi – prosegue la nota - che coprono organicamente l’universo delle politiche emigratorie, il segnale che la Camera ha dato approvando l’ordine del giorno contro il parere del Governo è importante e inequivocabile. La richiesta di integrazione dei fondi è motivata con un richiamo al valore sostanziale che la presenza degli italiani all’estero riveste in questo momento di grave difficoltà per l’internazionalizzazione dell’Italia. A questo aspetto si aggiunge anche la necessità di affrontare finalmente i problemi che ogni giorno si manifestano con la ripresa di una nuova emigrazione, che è sospinta dalle attuali difficoltà economiche e sociali. La decisione della Camera, in sostanza, pur assunta sul declinare della legislatura, serve a ricordare che le politiche verso gli italiani all’estero devono rappresentare una scelta strategica per chi governa oggi e per chi governerà domani.

Dispiace – conclude il comunicato - che in un passaggio così importante il Pd abbia dovuto fare da solo, senza il supporto delle forze che a parole dicono di avere un’attenzione speciale per questo mondo e che nei fatti non sempre sono coerenti con le parole e con la propaganda.

Le critiche per il voto contrario all’ordine del giorno da parte di Pdl e Udc-Maie sono ribadite da Marco Fedi che lo definisce “incomprensibile”. “Credo sia utile far rilevare al Governo - ricorda il deputato residente in Australia - che se da un lato siamo consapevoli delle immutate condizioni di bilancio relativamente ai costi delle elezioni, dall'altro non è pensabile non prevedere tempi e risorse ragionevoli per il necessario rinnovamento di organismi di rappresentanza quali Comites e Cgie. Per questa ragione il Governo non può continuare a rinviare nel tempo la soluzione ma deve agire garantendo riforme e risorse per la fase di rinnovamento della rappresentanza”.

Anche Fabio Porta interviene nella polemica. “Il voto ha dimostrato, in un colpo solo, chi sostiene non solo a parole gli interessi degli italiani nel mondo ma anche chi ha la forza e i numeri per farlo. Non è sufficiente infatti rappresentare in Parlamento queste istanze se poi non si fa parte di un gruppo parlamentare che con coerenza e serietà difende si batte da anni in questo senso; e se, poi, questo gruppo non ha la rappresentanza sufficiente per fare passare determinate scelte, anche contrastando - se necessario - il governo del quale si fa parte”.

“Se ne ricordino gli italiani all'estero tra qualche mese, quando si andrà a votare e torneranno a suonare le sirene di chi per anni ha dimenticato gli italiani nel mondo o, peggio ancora, di chi li illuderà con la promessa di un posto in Parlamento all'interno di liste - conclude Porta - che mai avranno il peso politico per incidere realmente su quanto sta a noi a cuore”. (Inform)

 


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