IL
CAPO DELLO STATO A PARIGI
Intervento all'Assemblea Nazionale Francese
Napolitano: “Abbiamo bisogno di più unità
e più integrazione, rafforzando regole comuni senza rinunciare al principio di
solidarietà”
“Si è aperta una nuova fase nelle relazioni
tra Italia e Francia. E' nostro dovere operare per coltivare e far crescere questo
seme prezioso per noi e per l'Europa”
PARIGI - "L'invito a prendere la parola in questa Assemblea,
altamente rappresentativa della tradizione storica della Francia e del suo ruolo
nel mondo, è stato da me accolto come un onore e un'occasione di cui esservi grato".
Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenendo di
fronte all'Assemblea Nazionale Francese.
"Un onore reso al mio paese - ha aggiunto il Capo dello
Stato - per la funzione di Presidente della Repubblica cui assolvo da quasi sette
anni, e forse motivato anche dal lungo impegno - gran parte della mia vita - dedicato
al servizio dell'istituzione parlamentare. E insieme un'occasione che mi è stata
offerta, in coincidenza con la visita di Stato che compio oggi su invito del Presidente
François Hollande: l'occasione di un essenziale messaggio
sul tema delle relazioni tra l'Italia e la Francia e sul tema della nostra comune
missione per l'avvenire dell'Europa".
"Noi tutti sappiamo - ha ricordato il Presidente Napolitano
- che la scelta dell'integrazione si impose negli anni '50 alle leadership più
lungimiranti dell'Europa occidentale come necessità politica per chiudere col
passato, con i distruttivi antagonismi nazionali della prima metà del '900, per
riconciliare nella libertà e nella pace innanzitutto Francia e Germania".
Per il Capo dello Stato "oggi procedere decisamente verso
una più stretta integrazione economica e politica, è divenuto un imperativo cui
non si può sfuggire se si vuole riaffermare, in termini nuovi, il ruolo e l'avvenire
del nostro Continente in un mondo profondamente cambiato dal processo di globalizzazione
e dallo spostarsi lontano dall'Europa del baricentro dello sviluppo mondiale e
delle relazioni internazionali. Nessuno anche tra i più popolosi, ricchi e forti
Stati dell'Unione può da solo scongiurare il rischio del declino e dell'irrilevanza.
Ci deve unire il senso nuovo della nostra missione comune: far vivere, come europei,
di fronte a una globalizzazione sregolata che potrebbe sommergerci, la nostra
identità, il nostro esempio di integrazione e unità, il nostro modello di sviluppo,
in definitiva l'insopprimibile peculiarità del nostro apporto allo sviluppo della
civiltà mondiale. Mettere insieme le forze dell'Europa finalmente riunificatasi
nella democrazia è essenziale anche per poter concorrere a determinare la dinamica
e le regole della globalizzazione".
Il Capo dello Stato ha quindi ricordato quanto scritto di
recente da "uno studioso, protagonista tra i maggiori del dibattito attuale,
Zygmunt Bauman: 'La casa europea
offre una sorta di tetto comune a tradizioni, valori, differenze molteplici. Ogni
singolo Paese è molto più a rischio di perdere la sua identità specifica, se si
espone senza protezione, senza lo scudo europeo, alle pressioni globali'. Rafforziamo
allora questo scudo. Reagiamo - più di quanto non si sia fatto negli ultimi anni
in tutti i nostri paesi - a false rappresentazioni del progetto europeo. Abbiamo
bisogno di più unità e di più integrazione, nel rispetto di diversità che sono
la nostra ricchezza".
Per il Presidente Napolitano è necessaria "più unità
e più integrazione. Innanzitutto, recuperando e attualizzando tutte le componenti
della visione in cui ci siamo riconosciuti. Rafforzando e rispettando, certo,
regole e istituzioni comuni, ma non trascurando quella componente irrinunciabile
della costruzione europea, che è il principio di solidarietà. Negli ultimi anni,
fronteggiando la crisi dell'Euro, quel principio si è venuto oscurando : ma esso
è parte integrante di una visione indivisibile. Il rafforzamento delle regole
e delle istituzioni comuni è indispensabile, e vi si sta giustamente dedicando
il massimo impegno, direi peraltro con un così intenso moltiplicarsi di misure
e di formule, espresse in un linguaggio per iniziati, che la semplicità e la comprensibilità
della trama e del percorso ne soffrono visibilmente. Nel merito, si tratta di
completare il disegno rimasto incompiuto dell'Unione Economica e Monetaria, essendo
il primo dei due termini rimasto sulla carta e richiedendo oggi una ben più ricca
strumentazione ed efficacia decisionale. Di qui le decisioni che sono state prese
via via dalle istituzioni europee, e che tendono a sfociare in
un'Unione di bilancio e in un'Unione Bancaria. Ne ha segnato un passaggio nodale,
come si sa, un Accordo sui generis, sottoscritto da 25 dei 27 Stati membri e ora
sottoposto a ratifica : e osservo a questo proposito che non può mancare in noi
la consapevolezza di indubbie esigenze di chiarimento e consolidamento nel prossimo
futuro della fisionomia giuridica e costituzionale dell'Unione, nel suo nuovo
necessario evolversi".
Due sono su tale terreno "i temi cruciali da considerare.
Da un lato quello delle possibili forme di differenziazione del processo di unione
e integrazione. E il tema certo non è nuovo : esso è stato oggetto di discussione
a più riprese, a partire da quando all'indomani della caduta del Muro di Berlino
si cominciò a ragionare su approfondimento e allargamento del disegno comunitario.
Un punto fermo si è posto in anni più recenti nei Trattati - a mano a mano che
cresceva il numero degli Stati membri - con la previsione di cooperazioni rafforzate,
in qualche modo sperimentate con il passaggio alla moneta unica. Ma la questione
di possibili diversificazioni nell'ulteriore sviluppo del processo di integrazione
resta da esplorare ancora pienamente".
L'altro tema cruciale è "quello di una ben più forte
legittimazione democratica del processo decisionale europeo e della vita dell'Unione.
E i capitoli da affrontare sono diversi : da quello di un rapporto di più forte
cooperazione tra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali, a quello che mi è
sembrato di poter chiamare della 'europeizzazione' della politica, dei partiti
politici, i cui primi segni ci si dovrebbe sforzare di dare anche in occasione
delle elezioni europee del 2014. La crisi di funzionalità e di consenso che ha
investito il progetto europeo, specie per contraccolpo della crisi finanziaria
ed economica globale nata fuori dell'Europa, va senza dubbio posta in relazione
sia con l'incompiutezza del processo di approfondimento dell'integrazione suggerito
dal Trattato di Maastricht, sia con un sempre più insufficiente e faticoso coinvolgimento
dei cittadini, con un grave indebolimento della fiducia reciproca e della volontà
politica comune".
"Ma non c'è dubbio - ha rilevato il Capo dello Stato
- che la crisi di consenso che scontiamo sia in notevole misura riflesso della
crisi del processo di sviluppo e progresso economico e sociale garantito per decenni
dalla Comunità e dall'Unione Europea. E mentre siamo impegnati - correggendo rigorosamente
errori politici e comportamenti collettivi generatori di gravi distorsioni - a
rafforzare la sostenibilità finanziaria delle nostre politiche di sviluppo, liberandole
dal peso di indebitamenti non più ammissibili, dobbiamo senza indugio aprire e
percorrere la strada di un rilancio della crescita e dell'occupazione in Europa.
Non si possono a questo riguardo giustificare tergiversazioni e resistenze passive.
Su questa linea di marcia si sono incontrate le posizioni di governo dei nostri
due paesi, all'indomani dei cambiamenti intervenuti nelle rispettive situazioni".
"Sulle nuove basi di ricongiungimento unitario offerte
dalla costruzione europea, Italia e Francia, insieme con la Germania e gli altri
paesi fondatori, hanno - ha sottolineato il Presidente Napolitano - a lungo operato
in sostanziale sinergia. E tra le tappe più significative di questo impegno comune
vorrei menzionare il momento successivo all'approvazione (nel 1984, da parte del
Parlamento europeo) del progetto di Unione promosso da Altiero Spinelli : che fu un alto momento di comprensione
reciproca e di dialogo tra l'ideatore del Manifesto di Ventotene
'Per un'Europa libera e unita' e il Presidente Mitterrand.
Questo retroterra di comune, solidale impegno dei paesi promotori del processo
di integrazione europea, ha rischiato di incrinarsi negli scorsi anni. Le conseguenze
sarebbero state fatali. Bisogna ritrovare, e confido si stia ritrovando la strada
di una decisiva nuova convergenza di intenti e di posizioni. Ciascuno deve fare
la sua parte perché l'Europa, e il progetto di unità europea, escano dalla crisi.
L'Italia si sta assumendo le sue responsabilità, con quella aperta consapevolezza
delle criticità della storia e della realtà del nostro paese, che ha accompagnato
- nel celebrare il 150° anniversario della nascita dello Stato unitario - l'orgoglio
dei progressi conseguiti e il rifiuto di facili cliché negativi sull'Italia. Stiamo
- con un vasto concorso di forze politiche in Parlamento - tracciando e seguendo
un severo percorso di risanamento e cambiamento, e stiamo al tempo stesso sollecitando
e stimolando una svolta verso una nuova prospettiva di crescita e sviluppo in
Europa. E qui si stanno incontrando, come dicevo, in operosa collaborazione le
nostre azioni di governo".
“Si è aperta – ha concluso Napolitano - una nuova fase nelle
relazioni tra Italia e Francia. E' nostro dovere operare per coltivare e far crescere
questo seme prezioso. Prezioso per noi, prezioso per l'Europa”. (Inform)