CHIESA ITALIANA
In occasione dei 25 anni
della Fondazione Migrantes
Giancarlo Perego (Migrantes) fa il punto sul convegno
“Educare all’incontro” e sugli obiettivi futuri della Fondazione
“Il lavoro della Migrantes si rinnova con il nuovo statuto
ma rimane al fianco dei migranti e di chi vive la mobilità, perché il lavoro
della Chiesa è accanto alle persone”
ROMA – Si sono
aperti a Roma, presso
Per avere un quadro più dettagliato degli obiettivi dell’incontro, anche rispetto alle future scelte programmatiche della Fondazione, abbiamo rivolto alcune domande al direttore generale della Migrantes mons. Giancarlo Perego.
Qui alla Domus Pacis sono riuniti i direttori diocesani e i collaboratori dei vari ambiti pastorali della mobilità umana della Migrantes. Intorno a quali tematiche si svilupperanno i lavori del convegno?
Al centro del convegno c’è il tema “Educare all’incontro”. Noi oggi abbiamo questa straordinaria occasione di incontrare tantissime persone, di essere viaggiatori. La mobilità che sta crescendo nel mondo, con 214 milioni di persone coinvolte, la mobilità dall’Italia verso l’estero di quattro milioni di persone e dall’estero verso l’Italia di cinque milioni di persone ci porta a domandarci come questi incontri possano divenire occasioni importanti per costruire città, ma anche per costruire Chiesa, e cosa si debba fare per evitare che questo incontro diventi un motivo ulteriore di conflittualità e di divisione sociale.
Fra i punti
che verranno approfonditi vi è anche quello del nuovo statuto della Migrantes.
Ci può dire di più sull’argomento?
Questo convegno
si inserisce nel 25° anniversario della Migrantes che è nata nel 1987 ed è un
organismo pastorale della Cei.
Ma dopo
25 anni di intensa attività che hanno proiettato
Gli obiettivi sono soprattutto quelli di rendere sensibili le nostre comunità sul fatto che bisogna fare pastorale anche riguardo ai temi della migrazione e della mobilità, guardando, ad esempio, ai nuovi giovani che si muovono dall’Italia verso l’estero, o alla stagione dei nuovi immigrati che arrivano in Italia. Un fenomeno, quest’ultimo, che la crisi ha un po’fermato, stimolando al contempo l’emigrazione dall’Italia verso l’estero.
Occorrono dunque strumenti nuovi proprio per riuscire a far in modo che le nostre comunità siamo adeguatamente attente sia a questi fenomeni migratori innovativi, sia agli altri mondi antichi della mobilità come quelli dello spettacolo viaggiante,dei Rom e dei Sinti. Oggi il mondo è continuamente in mobilità. Pensate che proprio in questo ultimo anno all’interno dell’Italia un milione e 300.000 persone hanno cambiato regione. Anche questo evidenzia quanto sia importante seguire le persone nel loro cammino che viene intrapreso per cercare lavoro, o per motivazioni culturali e di studio. Quindi, in definitiva, il lavoro della Migrantes si rinnova con il suo nuovo statuto, ma sempre attorno alle persone, perché il lavoro della Chiesa è affianco alle persone e quindi anche al fianco dei migranti e di chi vive la mobilità. (Goffredo Morgia/Inform)