INFORM - N. 217 - 20 novembre 2012


CHIESA ITALIANA

In occasione dei 25 anni della Fondazione Migrantes

Giancarlo Perego (Migrantes) fa il punto sul convegno “Educare all’incontro” e sugli obiettivi futuri della Fondazione

“Il lavoro della Migrantes si rinnova con il nuovo statuto ma rimane al fianco dei migranti e di chi vive la mobilità, perché il lavoro della Chiesa è accanto alle persone”

 

ROMA – Si sono aperti a Roma, presso la Domus Pacis-Torre Rossa Park Hotel , i lavori del convegno nazionale, organizzato in occasione del 25° anniversario della nascita della Fondazione Migrantes (1987-2012), sul tema “Educare all’incontro”. Quattro giorni di intenso lavoro che vedranno la partecipazione dei direttori regionali e diocesani e dei collaboratori che fanno capo alla Migrantes. Il convegno si prefigge di fare il punto sugli attuali mutamenti culturali e sociali derivanti dalla mobilità umana e di aiutare le Chiese locali ad individuare su queste tematiche scelte pastorali.

Per avere un quadro più dettagliato degli obiettivi dell’incontro, anche rispetto alle future scelte programmatiche della Fondazione, abbiamo rivolto alcune domande al direttore generale della Migrantes mons. Giancarlo Perego.  

Qui alla Domus Pacis sono riuniti i direttori diocesani e i collaboratori dei vari ambiti pastorali della mobilità umana della Migrantes. Intorno a quali tematiche si svilupperanno i lavori del convegno?

Al centro del convegno c’è il tema “Educare all’incontro”. Noi oggi abbiamo questa straordinaria occasione di incontrare tantissime persone,  di essere viaggiatori. La mobilità che sta crescendo nel mondo, con 214 milioni di persone coinvolte, la mobilità dall’Italia verso l’estero di quattro milioni di persone e dall’estero verso l’Italia di cinque milioni di persone ci porta a domandarci come questi incontri possano divenire occasioni importanti per costruire città, ma anche per costruire Chiesa, e cosa si debba fare per evitare che questo incontro diventi un motivo ulteriore di conflittualità e di divisione sociale.

Fra i punti che verranno approfonditi vi è anche quello del nuovo statuto della Migrantes. Ci può dire di più sull’argomento?

Questo convegno si inserisce nel 25° anniversario della Migrantes che è nata nel 1987 ed è un organismo pastorale della Cei. La Fondazione si prefigge di riflettere ed  educare le nostre comunità intorno ai temi della mobilità e delle migrazioni. La Cei ha voluto rinnovare lo statuto della Migrantes proprio per stimolare maggiormente le nostre comunità ed essere più attente al fenomeno delle migrazioni. A tal fine sono stati dati nuovi strumenti e possibilità innovative di lavoro unitario. Quindi l’anniversario del venticinquesimo rappresenta anche una stagione nuova del lavoro pastorale della Migrantes.

Ma dopo 25 anni di intensa attività che hanno proiettato la Fondazione nella seconda decade del 2000 quali sono gli obiettivi della Migrantes?

Gli obiettivi sono soprattutto quelli di rendere sensibili le nostre comunità sul fatto che bisogna fare pastorale anche riguardo ai temi della migrazione e della mobilità, guardando, ad esempio, ai nuovi giovani che si muovono dall’Italia verso l’estero, o alla stagione dei nuovi immigrati che arrivano in Italia. Un fenomeno, quest’ultimo, che la crisi ha un po’fermato, stimolando al contempo  l’emigrazione dall’Italia verso l’estero.

Occorrono dunque strumenti nuovi proprio per riuscire a far in modo che le nostre comunità siamo adeguatamente attente sia a questi fenomeni migratori innovativi, sia agli altri mondi antichi della mobilità come quelli dello spettacolo viaggiante,dei Rom e dei Sinti. Oggi il mondo è continuamente in mobilità. Pensate che proprio in questo ultimo anno all’interno dell’Italia un milione e 300.000 persone hanno cambiato regione. Anche questo evidenzia quanto sia importante seguire le persone nel loro cammino che viene intrapreso per cercare lavoro, o per motivazioni culturali e di studio. Quindi, in definitiva, il lavoro della Migrantes si rinnova con il suo nuovo statuto, ma sempre attorno alle persone, perché il lavoro della Chiesa è affianco alle persone e quindi anche al fianco dei migranti e di chi vive la mobilità. (Goffredo Morgia/Inform)


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