INFORM - N. 216 - 19 novembre 2012


LETTERATURA

La Dante Alighieri dedica una giornata in omaggio al poeta Vito Riviello

La manifestazione è in programma mercoledì 21 novembre presso la sede romana della Società

 

ROMA – La Società Dante Alighieri di Roma dedica una giornata in omaggio a Vito Riviello, poeta di origini lucane scomparso a Roma nel 2009, prevista mercoledì 21 novembre alle ore 17 presso la sede romana di Palazzo Firenze (Piazza Firenze, 27).

Dopo i saluti di Donato Tamblè, soprintendente archivistico per Roma ed il  Lazio, sono previsti gli interventi incentrati sul tema “L’Assurdo e il familiare nella poesia di Riviello”di Giulio Ferroni, critico e ordinario di Letteratura Italiana all’Università Sapienza di Roma, di Francesca Bernardini, docente di Letteratura Italiana Moderna nello stesso ateneo e direttore dell’Archivio del Novecento, Aldo Mastropasqua, ricercatore di Letteratura Italiana Moderna alla Sapienza.

Seguiranno i contributi “Riviello in translation: le traduzioni possibili” di Brunella Antomarini, docente di Estetica e Filosofia Contemporanea e traduttrice presso la J. Cabot University of  Rome, “Il sito come archivio e luogo di conoscenza” di Elisa Davoglio, poetessa, e  “Il sito come archivio e luogo di conoscenza”, intervista a Vito Riviello di Paolo Ragni, scrittore e giornalista. Interverrà Annamaria Riviello, vicedirettore della rivista Decanter.

Seguirà la lettura di alcune fra le poesie più significative di Vito Riviello, “Tutto quello che ho perso me lo ritrovo in versi”, a cura del poeta Giacomo Trinci. In occasione della manifestazione sarà allestita una mostra documentaria sulla produzione del Riviello.

Questo il ricordo di Vito Riviello tratto dall’introduzione del volume antologico “Assurdo e Familiare” di Giulio Ferroni: “Vito Riviello è uno dei poeti più significativi del Novecento, con il suo originario senso della sproporzione ha preso di petto i singoli frammenti della evanescente realtà verbale e fisica in cui siamo oggi immersi, facendo sprigionare scintille del suo vuoto e giocando con l’assurdità del suo indifferente apparire; ha manipolato comicamente i nostri linguaggi più normali e onnivalenti, che percorrono i media in  tutte le direzioni, da Roma a Parigi, da New York a Potenza (da quello del dibattito culturale a quello della politica, della  cronaca, dello spettacolo, della  pubblicità, della televisione). Attraversando così, tutto il Novecento, e la rarefazione dei linguaggi del postmoderno ci ha lasciati una immagine della realtà e della nostra storia italiana assolutamente unica e inimitabile”. (Inform)


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