STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Dal
settimanale “Insieme” di Montreal
Chi ha paura del voto italiano?
MONTREAL - Ogni tanto si levano le voci dei disfattisti in servizio permanente effettivo contro l'esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero. Ad ogni cambio di stagione, dal seno caldo della comunità italiana spuntano voci stizzite di contrarietà, spesso proprio da parte di persone che grazie all'italianità – vera o presunta – ci hanno pagato le bollette, messo pane a tavola e mandato i figli a scuola.
Per costoro il diritto di voto agli italiani all'estero può anche andar bene, basta che sia a mezzo servizio: attivo e non passivo. E sorvoliamo sulle implicazioni freudiane di questa posizione. Andiamo nel merito. Paure antiche e rigidità nazionalistiche si mescolano a nuove personalissime invidie, e sembrano impadronirsi di chi invece, per storia personale e collettiva, dovrebbe incarnare l'apertura, l'identità mobile e liquida, la transnazionalità come valore positivo.
"È alquanto ironico che nell'era della globalizzazione trionfante, il semplice esercizio del diritto di voto da parte di una minoranza possa suscitare tali reazioni. Che le grandi compagnie multinazionali esercitino pressioni immani su governi e istituzioni internazionali, andando fino a comprarsi i rappresentanti del popolo per assicurare i propri interessi, non scandalizza più nessuno. – osserva Vittorio Frigerio, scrittore e docente universitario svizzero-canadese – Ma che una persona comune voglia dire la sua sul governo di due paesi al contempo, ed ecco che si tirano fuori dai cassetti tutti i pregiudizi polverosi dei brutti tempi andati: traditori potenziali, ingrati, approfittatori e sfruttatori pronti a mollare tutto quando gira il vento, cosmopoliti infidi, e chi più ne ha più ne metta. Curioso vedere come il nazionalismo becero riesca a fare capolino perfino nella patria del mosaico multiculturale, sbandierato volentieri soprattutto da immigrati o figli di immigrati che insistono a presentarsi come perfettamente 'integrati', quasi ciò cosse appunto garanzia di integrità invece che sintomo di ristrettezza di spirito e di vedute. Gli attacchi al voto ci rimandano al Canada di una volta, quello dove gli 'etnici' hanno valore folkloristico, restano attaccati alla cucina della mamma, vestono abiti sgargianti e incongrui nei giorni di festa, e soprattutto si sbrigano a dimenticare la loro lingua nel giro di una generazione, due al massimo. E di politica non se ne occupano. Se possibile non di qua, sicuramente non di là."
Il passaporto italiano, insieme ad infinite altre ragioni, ci rende "stakeholders" dell'Italia, e quindi parte attiva della sua vita politica. Che questa cointeressenza passi attraverso la persona dei rappresentanti italiani eletti all'estero, e quindi perciò stesso vicini al proprio elettorato, non dovrebbe spaventare nessuno.
Di impauriti sabotatori della forza e della vitalità delle comunità italiane all'estero, possiamo farne benissimo a meno. (Alberto Mario DeLogu*-Insieme /Inform)
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Redattore “Insieme”, consultore Sardegna in Canada, segretario Associazione
Sarda Quebec