ASSOCIAZIONI
“100 anni
di storia..”
La Società
Italiana di Mutuo Soccorso di Tornquist compie un secolo
BUENOS AIRES - Pochi giorni fa, la Società Italiana
di Mutuo Soccorso di Tornquist, la piccola città in cui sono nata, ha festeggiato
i suoi primi 100 anni con un grande evento. C'era molto da festeggiare, c'era
una storia costruita a base di volontà proprio lì, dove tanti anni fa si auto-convocò
un gruppo di immigrati che, con la forza della gioventù e lontano da casa, si
unirono per costruire uno spazio diverso e difendere la loro cultura. Tra di
loro c'era mio nonno, Santos Frontini.
La storia racconta che agli inizi del secolo scorso
mio nonno — nato ad Osimo (Ancona) — conobbe una bella ragazza che ogni domenica
andava a dire le sue preghiere alla Vergine di Loreto. Poco tempo dopo si sposarono,
ancora adolescenti, ebbero una figlia e partirono per l'America alla
ricerca di nuovi e promettenti orizzonti. Raggiungere il porto di Genova fu,
di per sé, un'avventura... e non sapevano ancora che la vera e propria spedizione
sarebbe iniziata giorni più tardi, al momento dell'imbarco nella stiva di un
piroscafo che prese il largo verso il Río de la Plata.
Il viaggio durò due mesi, mentre le onde cullavano
la loro bambina. Mio nonno lavorò a bordo per finire di pagare i biglietti e
ogni sera sognava un futuro migliore in quella specie di terra promessa che
era già stata raggiunta da alcuni suoi conterranei... Sognava una terra vergine
dove coltivare sogni di libertà, una terra fertile dove far crescere radici
solide, una terra accogliente dove poter veder crescere i figli.
Quando penso allo sbarco, non posso evitare l'emozione:
affiora dal mio bagaglio genetico la commozione di quell'istante. Buenos Aires,
1906. L'impresa era già stata molto lunga, ma non era ancora giunta alla fine.
Con due valigie e un baule di legno dove avevano rinchiuso le suppellettili
della loro storia, intrapresero un viaggio di 600 km verso sud e si stabilirono
in mezzo ad un paesaggio di montagna, dove l'aria era sana e limpida.
Vissero a Tornquist, coltivarono ogni centimetro
del loro terreno, ebbero 9 figli e diedero vita a una famiglia “italo-argentina”.
Amarono il Paese (giovane e ricettivo) che gli aveva dato rifugio e difesero
l'importanza sociale delle istituzioni, unendosi in un'assemblea che li avrebbe
rappresentati.
Si trattava di un gruppo di immigrati quasi analfabeti,
ma pensavano in grande. Venivano da un continente con migliaia di anni di storia
e si erano portati dietro arte e mestieri. Erano tutti — malgrado le loro scarse
risorse economiche all'arrivo in Argentina — pieni di voglia di costruire una
nuova vita. Era proibito eludere il lavoro (anche quello molto pesante) e così,
castigati dalla fame e lontani dalle loro famiglie di origine, edificarono insieme
una grande comunità, una sorta di istituzione che li raggruppava e identificava,
prestando allo stesso tempo un servizio alla società.
Brindo a tutti loro, che un giorno si avvicinarono
con poche informazioni alla nave delle illusioni e sbarcarono pieni di vita,
disposti ad affrontare tutto, conservando le carattische della loro cultura
d'origine. Brindo a ciò che hanno tramandato ai loro figli e a noi, i loro nipoti.
Brindo ad ogni pranzo domenicale, riuniti in famiglia attorno alla pasta fumante.
E con l'orgoglio che porto nel DNA, brindo a mio
nonno, Don Santos Frontini, uomo di forte personalità e carattere gentile, che
seppe farsi carico due volte dell'istituzione e collaborare umilmente a favore
di ciò che oggi festeggia il suo 100° anniversario: la Società Italiana di Mutuo
Soccorso di Tornquist.
Complimenti a tutta la grande collettività italo-argentina
e... grazie! (Alejandra Daguerre* /Inform)
* Psicologa e psicoterapeuta in Buenos Aires