INFORM - N. 203 - 30 ottobre 2012


IMMIGRAZIONE

Da Caritas e Migrantes un quadro dettagliato e documentato della presenza immigrata in Italia

 

A Roma la presentazione della XXII edizione del Dossier statistico immigrazione

 

Tra gli interventi, quello del ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi: “Si apre una nuova stagione della nostra storia: dalla tumultuosità degli arrivi alla stabilizzazione delle presenze immigrate. E cambia anche il discorso pubblico su un fenomeno strutturale del nostro Paese”

 

ROMA – “Non sono numeri”: questo il titolo della XXII edizione del Dossier statistico immigrazione curato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes presentata stamani al Teatro Orione di Roma in un appuntamento orientato, come di consuetudine, a fornire un quadro dettagliato e documentato della presenza immigrata in Italia, evidenziando aspetti spesso sottovalutati dai media e nel dibattito pubblico sul tema.

A salutare i presenti è stato mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, “nata 25 anni fa  - ha ricordato - per un’azione pastorale unitaria nel mondo delle migrazioni e della mobilità umana e con un’attenzione particolare ad alcune categorie di persone: gli emigranti italiani, gli immigrati, i rifugiati, i rom e i sinti, la gente dello spettacolo”. Si tratta del “mondo della strada, di chi è in cammino, il mondo della diversità e dell’altro”, lo stesso mondo che il Dossier si propone di valorizzare, per “costruire una nuova cittadinanza, per superare paure e discriminazioni, per promuovere la libertà e la dignità delle persone migranti – prosegue mons. Perego, evidenziando come il perdurare della crisi porti con sé “una difficoltà in più di interpretare e discernere i segni nuovi, belli e al tempo stesso problematici, di questo mondo in cammino in questo nostro tempo”.

Alla proiezione di un video di sintesi dei principali dati forniti dal Dossier, realizzato da Giuseppe Rogolino per Rai News, è seguito l’intervento del ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, che ha segnalato in premessa l’importanza del Rapporto Caritas, frutto di “competenza scientifica” e “sensibilità partecipe” da cui traspare una “passione civile”, condivisa dal ministro, al servizio del “contrasto ai luoghi comuni che hanno deformato in passato la visione del fenomeno migratorio”. “Oggi possiamo dire che cala il sipario su una stagione della nostra storia che troppo spesso ha guardato all’immigrazione come ad una sorta di invasione barbarica: chiusa la tumultuosità degli arrivi spesso strumentalizzati dai media, oggi è il tempo della stabilizzazione – afferma Riccardi, parlando dell’immigrazione come di “fenomeno strutturale del nostro Paese”. “Non vi è crescita né futuro senza immigrati ed integrazione – prosegue il ministro, avvertendo il pericolo di un allontanamento di quella che è divenuta una parte importante della nostra società, per atteggiamenti e pregiudizi che impediscono una pacifica e serena convivenza. Ad indicare il cambiamento di passo della presenza immigrata in Italia, l’insediamento abitativo: “il 20% delle famiglie immigrate risulta proprietario di un’abitazione in Italia – afferma Riccardi, - dato che è cresciuto del 7% rispetto a 5 anni fa”. “Occorre renderci conto della realtà dei fatti ed uscire dalle logiche emergenziali, dal paradigma Lampedusa: il modello della nostra immigrazione sono la scuola, sono le periferie, le famiglie – rileva il ministro. “Non ha giovato all’adozione di quest’ultimo nuovo modello - dice - la dispersione delle competenze sul fenomeno che indebolisce la pubblica amministrazione”. Riconosce tuttavia come sia “finalmente cambiato il discorso pubblico sull’immigrazione nel nostro Paese: un salto di qualità importante, compiuto anche per merito vostro – sostiene Riccardi, che tiene poi a riaffermare l’importanza del legame tra integrazione e cooperazione e come l’immigrazione sia “un grande fattore di internazionalizzazione” da sfruttare e potenziare in modo più efficace di quanto non sia stato fatto sin’ora. Tra i problemi urgenti che restano sul campo, irrisolti, egli cita il tema della cittadinanza, con particolare riferimento ai figli dei cittadini immigrati nati in Italia, “occasione perduta in Parlamento”: solo 66 mila i nuovi cittadini italiani nel 2011, mentre – segnala Riccardi - i principali Paesi europei ne contano molti di più (100 mila la Germania, 143 mila la Francia e 195 mila la Gran Bretagna). Soddisfazione invece per i recenti interventi normativi riguardanti le regolarizzazione dei lavoratori immigrati, mentre si rileva l’opportunità di un nuovo intervento legislativo sul tema immigrazione e la stipula di accordi bilaterali con i Paesi di provenienza degli immigrati, specie in materia previdenziale. Il percorso verso l’integrazione, anche se costellato di ostacoli, in definitiva prosegue, per il ministro, specie in presenza di sensibilità e valori – come quelli dell’inclusione, del rispetto della dignità di ogni essere umano, della solidarietà – che animano la stesura del Rapporto, “prosegue e deve proseguire perché l’immigrazione fa parte della nostra storia nazionale – conclude Riccardi, definendo la presenza immigrata “come una nuova regione di 5 milioni di abitanti che si è aggiunta in questi ultimi anni alla nostra Penisola”.

Ad illustrare i dati della nuova edizione del Rapporto è stato Franco Pittau, coordinatore del Dossier. Prima egli si è soffermato sulla dimensione internazionale del fenomeno migratorio: nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri Paesi, mentre se guardiamo all’Europa, i 33 milioni e oltre di stranieri quantificati nell’Unione diventano 50 milioni se si considerano anche i cittadini di origine straniera che hanno acquisito la cittadinanza di uno degli Stati membri in cui hanno deciso di risiedere. “L’Europa non è mono-culturale, ma un grande continente multiculturale, proprio come l’Italia – afferma Pittau, che segnala come il nostro Paese abbia anche risentito del clima di poco accogliente nei confronti degli stranieri maturato a livello europeo in questi anni di crisi economica. Il Rapporto evidenzia quest’anno proprio il grande numero di persone in difficoltà, costrette a lasciare il loro Paese di origine, riflessione che ha portato il ministro Riccardi a sottolineare come la cooperazione dovrebbe intervenire a “tutelare, oltre al diritto di emigrare, anche quello di non emigrare”. L’Italia ha accolto dal secondo dopoguerra ad oggi oltre mezzo milione di domande d’asilo, per una media annuale di circa 8 mila domande, superata di quasi 4 volte nel 2011 (su 24.150 domande presentate ne sono state accettate 7.155).

Il numero complessivo degli immigrati è stimati in poco oltre i 5 milioni, numero appena un po’ più altro rispetto a quello dello scorso anno: “una presenza stabile che però non deve nascondere il fatto che, per la perdita di lavoro, alcune centinaia di migliaia di migranti hanno lasciato il nostro Paese, quantità che è stata compensata con nuovi arrivi – segnala il coordinatore del Dossier, ribadendo la necessità di intervenire maggiormente per garantire stabilità alla permanenza. Circa 40 mila sono gli stranieri che hanno richiesto nel 2011 un permesso di soggiorno per motivi di studio e che concorrono così ad un arricchimento del nostro Paese, anche in termini economici. Oltre due milioni e mezzo sono gli occupati in Italia nati all’estero, il 10% degli occupati nel nostro Paese: la maggior parte nel settore dell’assistenza familiare, seguiti dai marittimi, dalla costruzioni e dall’agricoltura. Crescono anche gli imprenditori, anche se molti immigrati continuano a trovare occupazione in quei settori che sono considerati poco attrattivi da parte degli italiani. “Ciascuno di noi è chiamato in causa per contribuire a quel cambiamento di mentalità evidenziato dal ministro Riccardi, ciascuno di noi può fare la propria parte considerando il reale contributo, anche in materia di risorse previdenziali, degli immigrati al nostro Paese - conclude Pittau, ricordando come la modalità di gestione e accoglienza riservati agli immigrati rappresenti anche un importante accreditamento dell’Italia nel mondo.

Ha raccontato la propria esperienza in Italia Shqiponja Dosti, mediatrice culturale albanese, soffermandosi sui pregiudizi subiti dalla sua collettività di appartenenza, oggi in via di superamento. Come operatrice in diverse associazioni di cooperazione internazionale, ha inoltre sollecitato un rinnovamento delle normativa sulla cooperazione, così da promuovere azioni innovative e più efficaci attraverso un dialogo con le diaspore presenti in Italia. Infine, mons. Paolo Schiavon, presidente della Fondazione Migrantes, ha sottolineato come in un periodo di crisi sia necessario “andare oltre i numeri, per salvaguardare il rispetto della dignità delle persone”. A questo – ha aggiunto - deve contribuire anche un nuovo modo di comunicare l’immigrazione, sottolineandone gli aspetti positivi e di arricchimento per il nostro Paese. “Auspico, in materia di politiche migratorie, una progressiva semplificazione normativa ed un rafforzamento della stabilità del soggiorno in Italia – prosegue mons. Schiavon, richiamando inoltre la necessità di intervenire sul riconoscimento dei titoli di studio. Richiamata infine una maggiore attenzione alla dimensione religiosa degli immigrati e al valore della convivenza e del rispetto dei diversi credo professati. “Non dimentichiamoci – dice il presidente della Fondazione Migrantes - che gli immigrati possono essere anche ambasciatori di valori importanti come la democrazia e la libertà, nel loro Paese di provenienza e tra i loro connazionali”. (Viviana PansaInform)

 


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