ITALIANI ALL’ESTERO
Giancarlo Perego (Migrantes) sulla stampa d’emigrazione,
sulla Giornata Mondiale delle Migrazioni e sul prossimo impegno elettorale delle
nostre comunità nel mondo
Da alcuni anni si sta ipotizzando la realizzazione di
un giornale europeo delle migrazioni. La politica deve essere attenta non soltanto
al momento elettorale, ma seguire il cammino e le fatiche delle nostre comunità
ROMA – A 60 anni dalla nascita del “Corriere d’Italia”, il mensile degli italiani in Germania, e a 50 anni dalla prima stampa del “Corriere degli Italiani”, settimanale per i nostri connazionali in Svizzera, si è svolto a Roma un seminario di studio, organizzato dalla Fondazione Migrantes, dall’Agenzia Servizio Informazione Religiosa (Sir) e dalla Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc), dal titolo “Emigrazione italiana in Europa e comunicazione”. Un incontro a 360 gradi che, oltre ad evidenziare il prezioso apporto dato dalle testate specializzate alla vita quotidiana delle nostre comunità, ha cercato di ipotizzare possibili scenari futuri che consentano a questi giornali, che hanno fatto la storia dell’emigrazione italiana, di proiettarsi, senza perdere la propria identità e attraverso un uso sempre maggiore delle nuove tecnologie, in una più ampia dimensione europea.
Per saperne di più su questo e altri aspetti che riguardano da vicino il mondo dei migranti abbiamo rivolto alcune domande a Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.
Si è appena
concluso il seminario di studio, promosso da Migrantes, Sir e Fisc, sulla realtà della comunicazione legata all’emigrazione
italiana in Europa. Quali indicazioni sono emerse dall’incontro?
Lo scopo del seminario era proprio quello di mettere insieme le diverse realtà dei vari giornali europei per capire come possano coniugarsi questi tre termini: Europa, emigrazione e comunicazione. Durante il dibattito sono usciti alla luce, anche dall’esame della storia dei nostri giornali e delle nostre comunità, una serie di stimoli importanti. In primo luogo è stato evidenziato come il giornale rappresenti, comunque, uno strumento importante di verità di fronte a un pregiudizio che tocca in questo caso il mondo dell’emigrazione. Il giornale è inoltre un momento importante di appartenenza che contribuisce anche alla costruzione dell’Europa sul piano sociale. Un’Europa che attraverso i migranti diventa veramente realtà e non soltanto aggregazione economica. Su questo punto sono emersi aspetti importanti su cui lavorare successivamente. Ad esempio si può pensare, come già da alcuni anni si sta ipotizzando, alla realizzazione di un giornale europeo delle migrazioni dove l’identità dell’emigrazione nei diversi paesi non venga annullata, ma assunta all’interno di un contesto nuovo che è la casa comune europea . Un secondo aspetto che è emerso dall’incontro è la stretta similitudine fra le storie delle testate d’emigrazione e quelle diocesane, Tutti questi giornali interpretano infatti un territorio e una realtà e rappresentano la voce della gente. Caratteristiche, queste ultime, che io credo vadano salvaguardate in un momento come quello attuale in cui c’è il rischio che i giornali diventino semplicemente la voce del padrone o soltanto la voce dei forti e dei potenti. Quindi da questo punto di vista la coniugazione fra giornali d’emigrazione e giornali diocesani - le testate d’emigrazione sono ormai all’interno della Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici - rappresenta un elemento importante per evidenziare la condivisione di una stessa storia e la medesima vicinanza alle genti in cammino, per quanto riguarda i giornali che si occupano dei migranti, e alle gente che vive ed è radicata sul territorio, nel caso delle testate diocesane.
Da poche
ore è stato presentato il messaggio di Papa Benedetto XVI per
Siamo al novantanovesimo
anno. Il titolo del messaggio è molto bello: “Migrazioni,pellegrinaggio di fede
e di speranza”. Ognuno infatti porta con se nel pellegrinaggio e nella migrazione
una storia di fede che va condivisa con altri e va salvaguardata, perché la
differenza è un valore aggiunto. Al tempo stesso vi è anche l’incontro con le
altre fedi, quindi tutto il discorso ecumenico e interreligioso che l’emigrazione
scatena in maniera molto forte. Vi è poi l’altra coniugazione: le migrazioni
come pellegrinaggio di speranza. Abbiamo visto l’anno scorso in particolare,
ma anche in questi mesi e nelle ultime settimane, come le migrazioni stiano
sempre più diventando un mezzo per sfuggire a situazioni di guerra, di oppressione,
di mancanza di libertà, di persecuzione, come è ad esempio avvenuto dopo gli
scontri connessi alla primavera araba. Bisogna leggere questo calvario dei migranti
e dare speranza a coloro che sono in fuga, e quindi non chiudere le porte. Credo
che queste due riflessioni, che emergono dal messaggio del Papa per
Fra pochi
mesi i nostri connazionali nel mondo saranno nuovamente chiamati al voto per
le elezioni politiche. Nel testo di riforma della legge elettorale in discussione
alla I Commissione del Senato sono previste nuove norme per delineare la platea
degli elettori e rendere più sicuro il voto dei nostri connazionali. Cosa ci
può dire in proposito?
L’espressione del voto è un diritto anche per le persone migranti e va salvaguardato con tutte le forme e gli strumenti più idonei. Certamente è altrettanto importante che il mondo dell’emigrazione non venga letto semplicemente come un bacino per avere, in una determinata circostanza, i voti in un senso o in un’altro. E’ invece necessario che questa realtà venga letta come un mondo sociale a cui anche la politica deve essere attenta non soltanto nel momento elettorale, seguendo il cammino e le fatiche che queste realtà vivono ogni giorno sul piano delle strutture, della lingua e della tutela di alcuni diritti. Credo che questi debbano essere i veri motivi d’interesse da parte della politica nei confronti del mondo degli elettori all’estero.(Goffredo Morgia – Inform)