SEMINARI
Promosso da Fondazione Migrantes,
Agenzia Sir e Fisc
“Emigrazione italiana in
Europa e comunicazione”
Oggi a Roma una riflessione
sul ruolo della comunicazione sociale e dei media nella comprensione della realtà,
per ostacolare la diffusione dei pregiudizi e tutelare il rispetto della dignità
umana
ROMA – Fondazione Migrantes, Agenzia Servizio Informazione Religiosa (Sir) e Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc) hanno riunito oggi i delegati delle missioni cattoliche italiane presenti in Europa, editori, direttori e collaboratori di testate italiane diffuse all’estero per una riflessione sulla comunicazione sociale quale veicolo per una più adeguata comprensione della realtà, con particolare riguardo alle tematiche connesse alle migrazioni.
“Emigrazione italiana in Europa e comunicazione”: questo il titolo del convegno aperto stamani da mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, che ha ricordato la numerosa presenza italiana in Europa – oltre la metà dei connazionali iscritti all’Aire, l’anagrafe dei residenti all’estero – accompagnata a sua volta da numerose pubblicazioni, spesso curate dalle missioni cattoliche, che non si sono mai limitate a fornire un supporto ed una guida che potesse facilitare l’inserimento in un nuovo contesto di vita, curando anche il mantenimento dei legami all’interno delle collettività emigrate, così che non smarrissero insieme alla lingua, alle tradizioni e al ricordo della terra d’origine anche la propria identità, nazionale, sociale ma anche religiosa. Tra esse, il Corriere d’Italia, che compie in Germania 60 anni di vita, il Corriere degli Italiani, settimanale degli italiani in Svizzera che festeggia oggi i 50 anni di attività e il bimestrale Nuovi Orizzonti Europa, diffuso in Francia, Belgio, Lussemburgo da 45 anni. “Proprio in un momento difficile come quello attuale – ha affermato mons. Perego, - in cui sempre più diffusa è la paura dell’altro e il rischio di incomunicabilità con il diverso, la comunicazione sociale svolta da queste pubblicazioni in Europa diviene uno strumento importante per comprendere ciò che accade intorno a noi, per promuovere il rispetto ed il valore della differenza e della libertà di espressione, oltre che la comunione ecclesiale”.
Di seguito è intervenuto, in qualità di segretario generale della Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (Fusie), Giuseppe Della Noce, che, oltre a richiamare “l’importante ruolo svolto dalla stampa cattolica in emigrazione, specie per la diffusione dei valori a cui si ispira”, ha brevemente ripercorso la recente approvazione da parte del Parlamento della normativa per i contributi all’editoria, che include un articolo riguardante la stampa periodica italiana all’estero. Un articolo fortemente voluto dalla Fusie – ha spiegato Della Noce – non solo per salvaguardare la specificità di questo settore dell’editoria, ma anche per evitare che, in attesa di un complessivo riordino della materia, previsto nel 2014, fossero soppressi i contributi destinati allo stesso. Si attende ora un regolamento per la distribuzione dei 2 milioni di euro di contributi complessivi stabiliti nell’articolo 1 bis incluso nella normativa. La Fusie auspica che ulteriori indicazioni e suggerimenti formulati in proposito possano trovare ascolto presso il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, così come assicurato in un recente incontro dal sottosegretario all’Editoria Paolo Peluffo e dal capo Dipartimento, Ferruccio Sepe.
Ad alimentare un più approfondito dibattito sul ruolo dei media nell’informazione e, in particolare, nella formazione della pubblica opinione sul tema dei migranti in Italia è stata la relazione di Jeroen Vaes, docente al Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione all’Università di Padova. Egli ha evidenziato come da diverse analisi sui media italiani sia emerso il modo in cui vengono influenzati, rafforzandoli o meno, i pregiudizi sugli immigrati o la norma di non discriminazione, valore che ci richiede di trattare tutti gli individui alla pari. “Il pregiudizio sugli immigrati viene alimentato di pari passo con il crescere della paura della criminalità: molti italiani, circa il 77%, pensano che la criminalità stia aumentando nel nostro Paese; nello stesso tempo registriamo una sovraesposizione sui mezzi di comunicazione dei crimini commessi dagli immigrati – spiega Vaes, sottolineando come i media giungano così ad alimentare una vera e propria “distorsione della realtà”. L’opinione pubblica, in base a quanto emerso dalla ricerca, sovrastima infatti il numero della presenza straniera in Italia – oltre tre volte la sua reale consistenza – e, attraverso messaggi veicolati da un linguaggio tendenzioso e inappropriato, finisce per considerare il loro arrivo una sorta di “invasione barbarica”. Vaes si sofferma a questo proposito sul confronto tra articoli di giornale che trattano crimini omologabili commessi da italiani e stranieri: nel secondo caso l’utilizzo della nazionalità è ben più utilizzato che nel primo, spesso non vengono indicate le generalità ma si utilizza l’aggettivo sostantivato – sempre ricavato dalla provenienza, - anche le metafore sono di diversa natura (per gli italiani si utilizza soprattutto il lessico riconducibile ad un’esplosione, mentre per gli immigrati si fa ricorre spesso ad analogie con il mondo animale). Senza contare la caratteristica più diffusa e peculiare dei nostri telegiornali nazionali, ossia l’eccessivo spazio da questi riservato alla cronaca, rispetto a quanto avviene di norma negli altri Paesi europei – sino a tre volte tanto, secondo le analisi riportate da Vaes e riferite in particolare al Tg1.
Paolo Bustaffa, direttore di SirEuropa, ha richiamato l’impegno della chiesa, anche in ambito europeo, sulle tematiche che riguardano il fenomeno migratorio, impegno che accompagna anche la comunicazione a questo proposito: “occorre trovare un linguaggio che sappia far comprendere quale è l’apporto dei migranti dato alla nostra società – afferma, - un linguaggio che sia in grado di valorizzare sempre, in tutte le circostanze, la dignità dell’uomo”. Bustaffa segnala anche la necessità di evitare il pericolo dell’autoreferenzialità, sollecitando un lavoro comune per incrementare responsabilità e consapevolezza di ciò che ci circonda. Uno sguardo allargato all’ambito europeo anche quello di Gianni Borsa, giornalista esperto in questioni europee di SirEuropa a Bruxelles, che ripercorre in una breve rassegna alcuni titoli di giornali focalizzati sulla gestione dell’immigrazione di diversi Paesi dell’Unione. “Vi sono degli stili nella trattazione di queste tematiche – afferma - che si ripetono in molti dei media europei: il prevalere della logica dell’emergenzialità, la semplificazione forzata di fenomeni molto complessi, l’opportunismo politico che incide su notizie e modi di riportarle, la de-contestualizzazione che impedisce la comprensione autentica di ciò che sta accadendo nell’immediato e non solo”. Tra i possibili interventi che potrebbero migliorare questo stato di cose si insiste sulla formazione dei giornalisti e sull’indipendenza degli operatori della comunicazione. “Anche il considerare l’atteggiamento spesso usato dalla stampa estera nei confronti degli italiani emigrati dovrebbe aiutarci a non tollerare analoghe discriminazioni che subiscono gli immigrati nel nostro Paese – conclude Borsa. Affermazione e proposte migliorative condivise da Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi), che ribadisce come “la stampa sia in un certo qual modo lo specchio della società in cui è inserita”. Pur riconoscendo i limiti emersi nel corso degli interventi, Siddi richiama i passi avanti fatti dal settore in Italia, citando ad esempio la “Carta di Roma”, protocollo deontologico adottato sui richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. “Sull’emigrazione vi è un dibattito di ampiezza mondiale, un dibattito che dimostra come nessuno di noi abbia la soluzione in tasca: non ha senso distinguere tra piccoli o grandi media, dobbiamo valorizzare tutta la stampa, specie quella come la vostra, che svolge una funzione sociale importante ed include anche aspetti educativi, di promozione di modelli di convivenza, assumendo spesso anche compiti di difensore civico”. “Tutti insieme dobbiamo concorrere – conclude il segretario generale – a fare in modo che il nostro lavoro quotidiano vinca la sfida di un impegno sempre disponibile e aperto al confronto, ma fedele ai nostri orientamenti di principio ed indicatori di fondo”. (Viviana Pansa – Inform)