INFORM - N. 202 - 29 ottobre 2012


STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “America Oggi”, 27.10.2012

Ilica. Il simposio al John Jay College sull'identità italiana. Un dialogo tra le sponde dell'Atlantico

 

NEW YORK - In un college che annovera studenti provenienti da 150 Paesi e dove si parlano oltre 60 lingue diverse, la Italian Language Inter-Cultural Alliance giovedì ha rilanciato la discussione sul tema "la definizione dell'identità italiana nel terzo millennio" di fronte ad una platea composta in prevalenza di docenti, nel terzo dei simposi organizzati in occasione dell'ottavo anniversario di fondazione.

Il primo si è svolto all'Istituto di Cultura, il secondo al Queens College e l'ultimo simposio si è tenuto nell'auditorium del nuovo complesso del John Jay College nella West Side di Manhattan.

Al tavolo dei panelisti sedevano 4 autori contemporanei italiani e altrettanti autori americani di origini italiane, impegnati in quello che è stato definito "un dialogo costruttivo", moderato da Anthony Tamburri, docente presso il Cuny e dean del Calandra Institute.

In apertura dei lavori Tamburri ha ricordato che "questi simposi sono parte di un dialogo che prosegue dalle due parti dell'Atlantico" ed entrando nel merito, ha osservato che nel precedente incontro al Queens College alcuni panelisti si erano espressi in termini geografici parlando della definizione di identità italiana.

Hanno preso parte al "dialogo costruttivo" al Jay College il docente di studi italiani al Queens College Fred Gardaphé, il saggista e già presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, la scrittrice Louisa Ermelino, il giornalista e scrittore Pino Aprile, la studiosa di scienza dei comportamenti Donna Chirico, l'economista e docente Granfranco Viesti, il poeta e presidente dell'Associazione degli scrittori italoamericani Robert Viscusi e il giornalista Giuseppe Novero.

È ancora il docente italoamericano Gardaphé ad aprire il dibattito con osservazioni schiette e telegrafiche quando indica "l'ossessione di come gli italoamericani sono descritti attraverso gli stereotipi", aggiungendo che "gli italoamericani sono definiti dagli altri e non da loro stessi", indicando come soluzione ai mali dell'identità italiana "la conoscenza, che è il modo in cui affrontare le multiple identità".

Se da parte degli autori americani d'origine italiana sale la provocazione, da parte degli italiani si cerca ancora di spiegare con la geografia la complessità della definizione stessa di identità.

Secondo Del Boca, "l'identità è difficilmente definibile" è una cosa che si manifesta "liquida" e porta ad esempio i dialetti di molte vallate, incomprensibili a quelli di altre a pochi chilometri di distanza.

Gli scritti dell'autrice Ermelino in genere esaltano i ruoli delle donne e le sue origine italoamericane, ma qui pone una domanda inquietante, sostenendo che "è importante avere una identità".

"Ora dividiamo quello che ci hanno tramandato i genitori. E poi? La lingua è andata, il cibo è andato" sostiene la scrittrice, aggiungendo "credo che dobbiamo promuovere la nostra cultura".

La conoscenza di se stessi è la chiave di lettura per Pino Aprile il quale apre dicendo "cosa è l'identità? La risposta è: bo! L'identità si appoggia spesso ad una lingua. L'identità - sottolinea Aprile - è sapere di se stessi, non sapere è una malattia, è un pericolo grande".

Le identità, chiude Aprile, sono "dinamiche" e "ci proteggono".

"Quella italiana è multipla" secondo il presidente della Fiera del Levante, Granfranco Viesti, il quale spiega "perché ha diverse identità, aperta verso l'Europa, una identità antica".

E quando sfiora l'argomento stereotipi, Viesti osserva che l'identità italiana spesso è associata a questi e sostiene che "Berlusconi negli ultimi dieci anni ha danneggiato l'immagine dell'Italia", e conclude dicendo "certamente l'identità italiana non è scolpita sulla pietra".

L'esuberante e teatrale Viscusi esordisce sostenendo che il soggetto identità è "tormentato". Poi si aggrappa ad una battuta del presidente Obama per parlare degli italiani d'America e sbotta "soffriamo di familynisia", aggiungendo "probabilmente non avete idea di quanti libri sono stati scritti sugli italoamericani".

Giuseppe Novero non guarda al futuro per cercare l'identità italiana e sostiene "non siamo quello che diventeremo, noi siamo quello che siamo. L'identità - precisa - è un processo che avviene con grande lentezza" e con lo sguardo alla crisi, Novero conclude sostenendo che "ci pone di fronte ad un cambiamento".

In apertura del simposio il presidente e fondatore di Ilica, Vincenzo Marra ha consegnato a Del Boca il riconoscimento che avrebbe dovuto ritirare l'anno scorso. Marra ha spiegato il motivo della mancata consegna. "Ilica non lascia mai un lavoro incompiuto. Lo scorso anno, la sera del gala cadeva il governo Berlusconi e Del Boca dovette scappare di corsa in Italia".  (Riccardo Chioni -America Oggi /Inform)

 


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