STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “America Oggi”, 27.10.2012
Ilica. Il simposio al John
Jay College sull'identità italiana. Un dialogo tra le sponde dell'Atlantico
NEW YORK - In un college
che annovera studenti provenienti da 150 Paesi e dove si parlano oltre 60 lingue
diverse, la Italian Language
Inter-Cultural Alliance giovedì ha rilanciato la discussione
sul tema "la definizione dell'identità italiana nel terzo millennio"
di fronte ad una platea composta in prevalenza di docenti, nel terzo dei simposi
organizzati in occasione dell'ottavo anniversario di fondazione.
Il primo si è svolto
all'Istituto di Cultura, il secondo al Queens College
e l'ultimo simposio si è tenuto nell'auditorium del nuovo complesso del John
Jay College nella West Side di Manhattan.
Al tavolo dei panelisti sedevano 4 autori contemporanei italiani e altrettanti
autori americani di origini italiane, impegnati in quello che è stato definito
"un dialogo costruttivo", moderato da Anthony Tamburri, docente presso il Cuny
e dean del Calandra Institute.
In apertura dei lavori
Tamburri ha ricordato che "questi simposi sono
parte di un dialogo che prosegue dalle due parti dell'Atlantico" ed entrando
nel merito, ha osservato che nel precedente incontro al Queens College alcuni panelisti
si erano espressi in termini geografici parlando della definizione di identità
italiana.
Hanno preso parte al
"dialogo costruttivo" al Jay College il docente di studi italiani
al Queens College Fred Gardaphé, il
saggista e già presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca, la scrittrice Louisa Ermelino, il giornalista e scrittore Pino Aprile, la studiosa
di scienza dei comportamenti Donna Chirico, l'economista e docente Granfranco Viesti, il poeta e presidente
dell'Associazione degli scrittori italoamericani Robert Viscusi e il giornalista Giuseppe Novero.
È ancora il docente italoamericano
Gardaphé ad aprire il dibattito con osservazioni schiette
e telegrafiche quando indica "l'ossessione di come gli italoamericani sono
descritti attraverso gli stereotipi", aggiungendo che "gli italoamericani
sono definiti dagli altri e non da loro stessi", indicando come soluzione
ai mali dell'identità italiana "la conoscenza, che è il modo in cui affrontare
le multiple identità".
Se da parte degli autori
americani d'origine italiana sale la provocazione, da parte degli italiani si
cerca ancora di spiegare con la geografia la complessità della definizione stessa
di identità.
Secondo Del Boca, "l'identità è difficilmente definibile" è
una cosa che si manifesta "liquida" e porta ad esempio i dialetti
di molte vallate, incomprensibili a quelli di altre a pochi chilometri di distanza.
Gli scritti dell'autrice
Ermelino in genere esaltano i ruoli delle donne e
le sue origine italoamericane, ma qui pone una domanda inquietante, sostenendo
che "è importante avere una identità".
"Ora dividiamo quello
che ci hanno tramandato i genitori. E poi? La lingua è andata, il cibo è andato"
sostiene la scrittrice, aggiungendo "credo che dobbiamo promuovere la nostra
cultura".
La conoscenza di se stessi
è la chiave di lettura per Pino Aprile il quale apre dicendo "cosa è l'identità?
La risposta è: bo! L'identità si appoggia spesso ad
una lingua. L'identità - sottolinea Aprile - è sapere di se stessi, non sapere
è una malattia, è un pericolo grande".
Le identità, chiude Aprile,
sono "dinamiche" e "ci proteggono".
"Quella italiana
è multipla" secondo il presidente della Fiera del Levante, Granfranco Viesti, il quale spiega
"perché ha diverse identità, aperta verso l'Europa, una identità antica".
E quando sfiora l'argomento
stereotipi, Viesti osserva che l'identità italiana
spesso è associata a questi e sostiene che "Berlusconi negli ultimi dieci
anni ha danneggiato l'immagine dell'Italia", e conclude dicendo "certamente
l'identità italiana non è scolpita sulla pietra".
L'esuberante e teatrale
Viscusi esordisce sostenendo che il soggetto identità
è "tormentato". Poi si aggrappa ad una battuta del presidente Obama
per parlare degli italiani d'America e sbotta "soffriamo di familynisia",
aggiungendo "probabilmente non avete idea di quanti libri sono stati scritti
sugli italoamericani".
Giuseppe Novero non guarda
al futuro per cercare l'identità italiana e sostiene "non siamo quello
che diventeremo, noi siamo quello che siamo. L'identità - precisa - è un processo
che avviene con grande lentezza" e con lo sguardo alla crisi, Novero conclude
sostenendo che "ci pone di fronte ad un cambiamento".
In apertura del simposio
il presidente e fondatore di Ilica, Vincenzo Marra
ha consegnato a Del Boca il riconoscimento che avrebbe
dovuto ritirare l'anno scorso. Marra ha spiegato il motivo della mancata consegna.
"Ilica non lascia mai un lavoro incompiuto. Lo
scorso anno, la sera del gala cadeva il governo Berlusconi e Del Boca
dovette scappare di corsa in Italia". (Riccardo Chioni
-America Oggi /Inform)