ITALIANI ALL’ESTERO
Dal Messaggero di sant’Antonio, ottobre
2012
Australia. Sulla riva
del Brisbane
Per chi passeggia sul
fiume Brisbane, a ovest della città omonima, la sagoma appare improvvisa e inconfondibile,
nelle sue linee slanciate e il suo colore nero. Si tratta di una gondola, azionata
a motore, pensata per gli innamorati che sul fiume australiano vogliono immaginare
di vivere la romantica atmosfera di Venezia. Seppure kitsch, la
«simil-gondola» rappresenta un ringraziamento per
tutto quanto gli italiani hanno fatto in questo angolo del mondo. La qual cosa
ci permette anche di rimediare a un vecchio errore di percezione: identificare
gli italiani in Australia solo con le comunità residenti nelle metropoli di
Melbourne e Sidney, dimenticandosi delle tante altre realtà insediate altrove.
Ne è ben consapevole
Mariangela Stagnitti, attivissima promotrice della
cultura italiana. Lavora alla Commonwealth Bank of Australia, per la quale cura soprattutto i rapporti con
la clientela di origine italiana, arricchendo il proprio impegno con l’attiva
partecipazione al Gia (Giovani italiani in Australia),
sodalizio che da anni unisce le varie anime italiane presenti nell’immenso territorio
australiano. «I miei genitori – racconta – arrivarono dalla Sicilia sul finire
degli anni Cinquanta. Erano partiti dallo stesso paese, Castiglione
(Catania), e si conobbero qui, sposandosi poi nel 1960. Ancora oggi nel mio
Dna è presente il dialetto siciliano, anche perché sono cresciuta in una cittadina,
New Farm, dove vivevano molti immigrati provenienti da Sicilia, Calabria e Campania.
La mia prima lingua è
stata il dialetto siciliano; in un secondo momento ho imparato l’italiano, alla
scuola Dante Alighieri, uno dei pochi luoghi – insieme alle scuole cattoliche
– dove era possibile apprendere il nostro idioma». Mariangela Stagnitti
è presidente del Comites del Queensland
e del Nothern Territory.
«Lavorare nel settore finanziario – dice – stando vicina alle esigenze di imprenditori
italiani o italo-australiani che vogliono avviare
un’attività a Brisbane, mi permette di non perdere mai di vista la grande ricchezza
della nostra storia. Per questo mantengo contatti regolari con la Sicilia e
con i miei parenti residenti nell’isola. Mi piace parlare con loro in dialetto
siciliano». Invitata, nel 2011, dall’associazione Sicilia Mondo a rappresentare
le eccellenze siciliane oltre confine, Mariangela ha visitato la Sicilia e oggi
guarda con simpatia i propri nipoti intenti a decifrare le parole che lei scambia
in siciliano con i parenti. «Io e i miei fratelli – afferma – siamo nati in
Australia, ma non abbiamo mai dimenticato la nostra terra d’origine. Mi capita
ancora oggi di pensare prima in siciliano e poi in inglese.
E a volte mi chiedo:
sono siciliana? Italiana o australiana? Una domanda cui non so dare una risposta
precisa, anche se nel cuore mi sento essenzialmente siciliana». Mariangela inoltre
crede che le comunità italiane nel mondo rappresentino oggi una vera miniera
per gli studiosi dell’antropologia culturale: solo in esse è possibile, infatti,
ritrovare certi usi e costumi e alcune tradizioni cadute in disuso anche in
Italia. (Generoso D'Agnese -Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana
per l’estero /Inform)