GIORNATA MONDIALE DELLE MIGRAZIONI
Presentato oggi nella sala stampa della
Santa Sede
Il messaggio di Benedetto
XVI
CITTÀ DEL VATICANO –
“Ho voluto dedicare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2013 al
tema ‘Migrazioni: pellegrinaggio di fede e di speranza’, in concomitanza con
le celebrazioni del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano
II e del 60° della promulgazione della Costituzione Apostolica Exsul familia, mentre tutta la Chiesa
è impegnata a vivere l’Anno della fede, raccogliendo con entusiasmo la sfida
della nuova evangelizzazione”. E’ quanto scrive Papa Benedetto XVI nel suo messaggio
per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo
13 gennaio.
Il messaggio è stato
presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede. In effetti – scrive
il Papa - fede e speranza formano un binomio inscindibile nel cuore di tantissimi
migranti, dal momento che in essi vi è il desiderio di una vita migliore, unito
molte volte alla ricerca di lasciarsi alle spalle la ‘disperazione’ di un futuro
impossibile da costruire. Al tempo stesso, i viaggi di molti sono animati dalla
profonda fiducia che Dio non abbandona le sue creature e tale conforto rende
più tollerabili le ferite dello sradicamento e del distacco, magari con la riposta
speranza di un futuro ritorno alla terra d’origine. Fede e speranza, dunque,
riempiono spesso il bagaglio di coloro che emigrano”. Nel vasto campo delle
migrazioni la “materna sollecitudine della Chiesa – aggiunge il Papa - si esplica
su varie direttrici. Da una parte, quella che vede le migrazioni sotto il profilo
dominante della povertà e della sofferenza, che non di rado produce drammi e
tragedie. Qui si concretizzano interventi di soccorso per risolvere le numerose
emergenze, con generosa dedizione di singoli e di gruppi, associazioni di volontariato
e movimenti, organismi parrocchiali e diocesani in collaborazione con tutte
le persone di buona volontà. Dall’altra parte, però, la Chiesa non trascura
di evidenziare gli aspetti positivi, le buone potenzialità e le risorse di cui
le migrazioni sono portatrici. In questa direttrice, allora, prendono corpo
gli interventi di accoglienza che favoriscono e accompagnano un inserimento
integrale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nel nuovo contesto socioculturale,
senza trascurare la dimensione religiosa, essenziale per la vita di ogni persona.
Ed è proprio a questa dimensione che la Chiesa è chiamata, per la stessa missione
affidatale da Cristo, a prestare particolare attenzione e cura: questo è il
suo compito più importante e specifico. Verso i fedeli cristiani provenienti
da varie zone del mondo l’attenzione alla dimensione religiosa comprende anche
il dialogo ecumenico e la cura delle nuove comunità, mentre verso i fedeli cattolici
si esprime, tra l’altro, nel realizzare nuove strutture pastorali e valorizzare
i diversi riti, fino alla piena partecipazione alla vita della comunità ecclesiale
locale. La promozione umana va di pari passo con la comunione spirituale, che
apre le vie ‘ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore
del mondo’”, come si legge nella lettera di Benedetto
XVI di indizione dell’Anno della Fede.
Per il Papa “è sempre
un dono prezioso quello che porta la Chiesa guidando all’incontro con Cristo
che apre ad una speranza stabile e affidabile”. La Chiesa e le varie realtà
che ad essa si ispirano sono chiamate, nei confronti di migranti e rifugiati,
ad “evitare il rischio del mero assistenzialismo, per favorire l’autentica integrazione,
in una società dove tutti siano membri attivi e responsabili ciascuno del benessere
dell’altro, generosi nell’assicurare apporti originali, con pieno diritto di
cittadinanza e partecipazione ai medesimi diritti e doveri. Coloro che emigrano
portano con sé sentimenti di fiducia e di speranza che animano e confortano
la ricerca di migliori opportunità di vita. Tuttavia, essi non cercano solamente
un miglioramento della loro condizione economica, sociale o politica. È vero
che il viaggio migratorio – scrive ancora il Papa - spesso inizia con la paura,
soprattutto quando persecuzioni e violenze costringono alla fuga, con il trauma
dell’abbandono dei familiari e dei beni che, in qualche misura, assicuravano
la sopravvivenza. Tuttavia, la sofferenza, l’enorme perdita e, a volte, un senso
di alienazione di fronte al futuro incerto non distruggono il sogno di ricostruire,
con speranza e coraggio, l’esistenza in un Paese straniero. In verità, coloro
che migrano nutrono la fiducia di trovare accoglienza, di ottenere un aiuto
solidale e di trovarsi a contatto con persone che, comprendendo il disagio e
la tragedia dei propri simili, e anche riconoscendo i valori e le risorse di
cui sono portatori, siano disposte a condividere umanità e risorse materiali
con chi è bisognoso e svantaggiato”.
Migranti e rifugiati,
insieme alle difficoltà, possono “sperimentare anche relazioni nuove e ospitali,
che li incoraggiano a contribuire al benessere dei Paesi di arrivo con le loro
competenze professionali, il loro patrimonio socio-culturale e, spesso, anche
con la loro testimonianza di fede, che dona impulso alle comunità di antica
tradizione cristiana, incoraggia ad incontrare Cristo e invita a conoscere la
Chiesa”, si legge nel testo sottolineandoi che ogni
Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori e di attuare politiche dettate
dalle esigenze generali del bene comune, ma sempre assicurando il rispetto della
dignità di ogni persona umana. Il diritto della persona ad emigrare – come ricorda
la Costituzione conciliare Gaudium et spes
al n. 65 – è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno
di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle
sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti. “Nel contesto socio-politico
attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, - scrive il Papa - va
riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere
nella propria terra, ripetendo con il Beato Giovanni Paolo II che «diritto primario
dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo
solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione».
Oggi, infatti, molte migrazioni sono conseguenza di precarietà economica, di
mancanza dei beni essenziali, di calamità naturali, di guerre e disordini sociali.
“Invece di un pellegrinaggio animato dalla fiducia, dalla fede e dalla speranza,
migrare diventa allora – scrive Benedetto XVI- un «calvario» per la sopravvivenza,
dove uomini e donne appaiono più vittime che autori e responsabili della loro
vicenda migratoria. Così, mentre vi sono migranti che raggiungono una buona
posizione e vivono dignitosamente, con giusta integrazione nell’ambiente d’accoglienza,
ve ne sono molti che vivono in condizioni di marginalità e, talvolta, di sfruttamento
e di privazione dei fondamentali diritti umani, oppure che adottano comportamenti
dannosi per la società in cui vivono. Il cammino di integrazione comprende diritti
e doveri, attenzione e cura verso i migranti perché abbiano una vita decorosa,
ma anche attenzione da parte dei migranti verso i valori che offre la società
in cui si inseriscono”. Il Papa non dimentica la questione dell’immigrazione
irregolare, tema “tanto più scottante nei casi in cui essa si configura come
traffico e sfruttamento di persone, con maggior rischio per donne e bambini.
Tali misfatti vanno decisamente condannati e puniti, mentre una gestione regolata
dei flussi migratori, che non si riduca alla chiusura ermetica delle frontiere,
all’inasprimento delle sanzioni contro gli irregolari e all’adozione di misure
che dovrebbero scoraggiare nuovi ingressi, potrebbe almeno limitare per molti
migranti i pericoli di cadere vittime dei citati traffici. Sono, infatti, quanto
mai opportuni interventi organici e multilaterali per lo sviluppo dei Paesi
di partenza, contromisure efficaci per debellare il traffico di persone, programmi
organici dei flussi di ingresso legale, maggiore disponibilità a considerare
i singoli casi che richiedono interventi di protezione umanitaria oltre che
di asilo politico. Alle adeguate normative deve essere associata una paziente
e costante opera di formazione della mentalità e delle coscienze. In tutto ciò
è importante rafforzare e sviluppare i rapporti di intesa e di cooperazione
tra realtà ecclesiali e istituzionali che sono a servizio dello sviluppo integrale
della persona umana”.
Il Papa augura che i
“fratelli e le sorelle migranti” vengano aiutati, anche da questa Giornata,
a “rinnovare la fiducia e la speranza nel Signore che sta sempre accanto a noi!
Non perdete l’occasione di incontrarLo e di vi aiuti
a rinnovare la fiducia e la speranza nel Signore che sta sempre accanto a noi!
Non perdete l’occasione di incontrarLo e di riconoscere
il suo volto nei gesti di bontà che ricevete nel vostro pellegrinaggio migratorio”.
(Migrantes online Inform)