ITALIANI ALL’ESTERO
Da “Scoprinewyork.it”
Massimo Veccia, e il sogno
di insegnare l’italiano al mondo
NEW YORK - C’è un sismografo moderno per misurare l’intraprendenza di ciascuno: gli squilli al cellulare. Nel caso di Massimo Veccia il risultato è netto: attività vulcanica. Mille idee, la voglia di fare (e fare bene), e squilli che arrivano continuamente. Il suo profilo facebook è zeppo di foto. Incontra senza tregua esponenti della comunità italiana di New York, americani attivi nel mondo della cultura, e anche il parlamentare italo- argentino Riccardo Merlo. Non parte da un garage come Steve Jobs, ma da una piccola città italiana: Frosinone. Massimo ha fondato Learnitaly nel 2010, una scuola d’italiano di eccellenza per una New York che fa della qualità il suo punto forte.
E’ coadiuvato da una squadra di giovani appassionati, ragazzi usciti dalle migliori università italiane. La sua scuola si trova nel cuore di Midtwon, cuore pulsante di grattacieli e gente che corre veloce. Corrono corrono, ma poi si fermano, per iscriversi ai corsi di italiano di Massimo: come i giornalisti del New Yorker, il settimanale più affascinante della Grande Mela, studenti affezionati. Ma arrivano anche ragazzi da Staten Island che vogliono imparare la lingua dei nonni. Benvenuti a New York, la tappa – forse finale, forse no- di un lungo viaggio.
“Io vengo da una famiglia che si è sempre dedicata alla scuola e alla cultura – ci racconta- parlavamo di questo a tavola, io in realtà amavo la musica, ero un professionista e facendo il piano-bar ho girato il mondo. Mi sono dedicato a questo per 17 anni, poi mi sono lasciato trascinare dalla passione di famiglia, soprattutto dopo la morte di mio padre… e ora eccomi qui” allarga le braccia, gli poteva andare meglio: partendo dal piano-bar qualcuno è diventato presidente del consiglio. Siamo seduti al Lexington Hotel, ex Radisson, e sorseggiamo acqua Perrier (sì, forse avremmo dovuto prendere la S.Pellegrino) e prosecco italiano.
Insegnare l’italiano è una missione a cui bisogna dedicarsi a tempo pieno: la lingua piace agli americani, uno strumento necessario per godersi meglio anche un buon piatto di pasta, e immergersi nel mito della Dolce Vita.
Non vogliono impararla solo i figli degli emigranti, ma anche persone di cultura, spesso attratti dalla musicalità e dalla gestualità. Non sarà diffusa come lo spagnolo e il cinese, ma è una lingua sentimentale, e può essere un ottimo veicolo per imparare altre lingue neolatine, francese o spagnolo che sia. E’ un settore in espansione quello degli studi linguistici, e sono in aumento anche i viaggi-studio. Consigliatissimi: sono la migliore maniera per rendere una lingua viva, liberarla dalle ristrettezze della lavagna.
E’ un settore in espansione, dicevamo: italiani che arrivano a New York per migliorare l’inglese, americani che vanno in Italia per l’italiano, ma c’è anche un altro tassello: organizzare viaggi linguistici dall’America Latina verso New York o verso l’Italia, e viceversa. Ce n’è di strada da fare. “Infatti – continua- devo confessare che quasi non dormo la notte, sto creando un network di scuole di lingue. Learnitaly è un marchio riconosciuto dall’ Università degli stranieri di Siena, abbiamo già tre scuole negli Stati Uniti: New York, New Jersey, e Miami. In Italia invece ci sono Torino, Milano, Verona, Firenze, Maremma Toscana, Siena e e Roma. Grazie alla convenzione con l’Università degli Stranieri di Siena è possibile sostenere da noi l’esame DITALS, una certificazione importantissima per chi voglia insegnare italiano all’estero, e poi il CILS, che certifica l’italiano come seconda lingua. Ho avuto il sostegno di tanti consolati, come New York, San Francisco, New Jersey e Miami”.
E’ di un’energia contagiosa, ottimista, mostra una faccia dell’Italia a cui spesso si è poco abituati: la convizione che le cose andranno bene. “Mi arrivano un sacco di e-mail, ragazzi che mi chiedono come si può lavorare a New York, e io vi posso garantire che rispondo a tutti”. L’acqua Perrier è all’ultima goccia, e si conclude la nostra intervista, il tavolo di Massimo non si svuota ma si riempie di altri amici che arrivano per salutarlo, il giorno dopo sarà in volo verso Roma. A presto!( Piero Armenti, direttore editoriale di Scoprinewyork.it /Inform)