LIBRI
“Cuori nel pozzo” di Roberta Sorgato
Belgio 1956, uomini in cambio di carbone, una storia
da non dimenticare
TORINO - Già presentato
nello lo Stand della Regione Veneto alla XXV Edizione del Salone del Libro di
Torino, è stato presentato presso il Centro incontri della Regione Piemonte,
in Corso Stati Uniti
In questo caso specifico si parla del Belgio ma, quanto narrato, vale come “analisi campione” per tutte le miniere dove anche molti emigrati piemontesi hanno lavorato soprattutto negli Stati Uniti: identiche, se non peggiori, condizioni di vita. Il romanzo è quindi un omaggio ai tanti emigrati che passarono la loro vita sotto terra sino a livelli impensabili per amore di chi era rimasto a casa ad aspettarli o chi li aspettava, ogni sera, con l’angoscia nel cuore.
L’autrice, figlia di Giovanni, un minatore deceduto nella sciagura mineraria del bacino carbonifero di Rieu du Coeur Nord a Quaregnon (Belgio) l’8 febbraio del 1956, cui è stata assegnata la medaglia d’oro al Merito Civile, non ha mai conosciuto il padre, e, per superare il dolore di questa mancanza di identità paterna, scrive la storia del viaggio dei suoi genitori in Belgio ed il ritorno dopo la tragedia.
Attraverso quest’analisi familiare affronta un’analisi sociale in cui fa emergere cosa ha significato essere minatore e quali erano i condizionamenti cui i nostri emigrati erano sottoposti per mantenere il loro posto di lavoro, inizia partendo dalla condizione abitativa, alla situazione scolastica alla tutela medica e pensionistica ed affronta temi di attualità drammatica sulle cosiddette “morti bianche sul lavoro”.
L’ambiente viene così ben raccontato che, il fumo e la polvere di carbone che avvolgono cose e persone ed intralciano la vista del cielo in una situazione climatica già faticosa da sopportare per la collocazione geografica del Belgio, pare di vederli e sentirseli addosso. I nostri minatori, per essere ammessi a lavorare in miniera, dovevano esibire il certificato di “sana e robusta costituzione” e, se accadeva che “accidentalmente” morissero per le esalazioni del gas grisou che si formava nei cunicoli o per altre cause che comunque erano dovute alla totale mancanza di quelle che oggi si chiamerebbero “norme di sicurezza”, la loro morte veniva etichettata come “infarto”.
Ciò determinava una situazione paradossale e lesiva nei confronti delle famiglie dei deceduti: i primi erano stati, in vita, dei “truffatori” poiché non avevano confessato di soffrire di problemi cardiaci al momento dell’assunzione e quindi, per tale motivo veniva negata alla vedova la pensione di reversibilità. Di questa ingiustizia si occupò, a suo tempo, una funzionaria delle Acli, cui la giovane vedova, sola e abbandonata dalle istituzioni belghe e italiane, si era rivolta chiedendo umilmente aiuto e divenne la paladina di questa crociata contro l’egemonia indiscussa e assolutamente discutibile delle aziende carbonifere aiutata, in questo percorso dalle Acli. Proprio Matteo Altavilla, vice presidente nazionale del Ct Acli, Massimo Tarasco, presidente regionale Acli Piemonte e Raffaele De Leo direttore Patronato Acli Piemonte e Valle D’Aosta, hanno, a distanza di tempo, riconfermato la loro vocazione di sostegno ai diritti dei lavoratori partecipando, con le loro relazioni,alla presentazione del volume.
Emozionante è stato il filmato che ha preceduto gli interventi in cui, immagini di grande impatto emotivo, hanno fatto conoscere la realtà del lavoro in miniera e la fatica che minava la salute dei nostri minatori. Roberta Sorgato, ha vissuto sulla propria pelle una il sacrificio dei suoi genitori e poi una tragedia così forte e sconvolgente che avrebbe potuto condizionare tutta la sua vita; ha esorcizzato la memoria della paura in un romanzo di affetti ed emozioni senza acredine ma solo di affettuosi ricordi. (Paola Taraglio -Piemontesi nel Mondo /Inform)