Emanuela Medoro: La sfida per l’eguaglianza
Una volta realizzate tutte le libertà possibili nel Nuovo
Mondo, libertà di parola, pensiero, culto religioso, e, soprattutto, d’impresa,
pare ora possibile discutere del secondo dei principi della rivoluzione borghese
francese, l’eguaglianza, senza incorrere nell’ accusa di essere comunisti. Lasciamo
perdere il terzo, la fraternità, per ora non è di questo mondo.
Una battaglia per l’eguaglianza si può definire la sfida Obama – Romney che ha avuto luogo
il 16 ottobre a Hempstead, 50 km da New York, presso la Hofstra University,
seguita da 70 milioni di americani.
I temi principali, occupazione, tasse, immigrazione e
politica estera, sanità ed energia giravano tutti intorno all'assunto principale
dei due contendenti: la visione “roosveltiana” dell’America democratica e solidale
difesa dal Presidente Barack Obama, questa volta in modo vivace ed appassionato,
e quella conservatrice ed iperliberista di Mitt Romney,
secondo cui l’amministrazione ha distrutto posti di lavoro, ma, secondo
lui, la riduzione delle tasse ai grandi ricchi e la piena libertà di movimento
ne creerebbero miracolosamente 12 milioni. Teniamo presente che durante il primo
dibattito Mitt Romney si allontanò parecchio dalle posizioni di estrema destra
del Tea Party, a lungo sostenute precedentemente, spostandosi su posizioni più
moderate a favore della classe media. Ricordiamo inoltre che la precedente presidenza
repubblicana quella di George W. Bush si chiuse con i fallimenti delle banche
e con la difficile situazione della General Motors, che fu
superata solo grazie ai generosi interventi dello stato federale.
Dunque ora la questione principale è la distribuzione del carico fiscale: far pagare
di più i ricchi, per dare alla classe media, oppure sgravare il carico fiscale
dei grandi ricchi aggravando quello della classe media? Quale dei due sistemi
sarebbe più utile per far crescere posti di lavoro ed uscire definitivamente dalle secche della
crisi incominciata alla fine del secondo periodo di presidenza di G. W. Bush?
A distanza di tre settimane dal voto forse è utile ricordare
il sistema di voto per quanto riguarda i candidati e gli elettori. Per vincere la corsa alla Casa
Bianca sono necessari 270 voti elettorali. I sondaggisti finora ne attribuiscono
237 ad Obama e 191 a Romney. Quindi il dibattito di oggi ed il terzo che avrà
luogo fra una settimana, si configurano
come la battaglia per gli incerti, che
ora sono il 3 o 4% degli elettori.
I cittadini americani per diventare elettori devono essere iscritti nelle liste
elettorali. I Democratici comunicano di aver superato i Repubblicani nell’iscrizione
dei nuovi votanti, e di aver aperto 798 nuovi uffici in tutti gli stati, almeno
uno per stato, più dei Repubblicani con
soli 295 nuovi uffici.
La creazione di questo numerosissimo movimento di base
è stato un grande sforzo di tutti gli americani democratici. In una lettera che
aggiorna sui progressi compiuti per l’organizzazione dell’elettorato siamo informati
su chi sono questi elettori: fotografi,
baristi, camerieri, controllori del traffico aereo, autisti, allevatori di api
ed anche dog walkers, quelli che portano a spasso i cani. Anche questo un bel quadro dell’America che
lavora e produce, lontano anni luce da quello proposto da Mitt Romney, ricchissimo,
con capitali propri nelle isole Caymane.
E’ una sfida all'ultimo voto, sapremo presto cosa decideranno
gli americani.(Emanuela Medoro/Inform) emedoro@gmail.com