INFORM - N. 189 - 10 ottobre 2012


STUDI MIGRATORI

Presentato alla Camera dei Deputati il libro di Flavia Cristaldi “Immigrazione e territorio. Lo spazio con/diviso”

Narducci (Pd): “La politica si deve assumere le sue responsabilità. Dobbiamo pensare all’integrazione come ad un processo in continua evoluzione che non può essere soltanto emergenziale”. Oropeza (Oim): “La migrazione non è un problema, ma una sfida e un’occasione di sviluppo per tutti i paesi coinvolti nel fenomeno”

 

ROMA -  E’ stato presentato a Roma, presso al Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, il libro, della docente di Geografia delle Migrazioni presso l’Università di Roma “La Sapienza” Flavia Cristaldi, dal titolo “Immigrazione e territorio. Lo spazio con/diviso” (Pàtron editore). Nel volume si affronta la dimensione territoriale dell’immigrazione in Italia, approfondendo i temi della presenza, della dispersione e della concentrazione degli stranieri nel nostro paese anche attraverso l’utilizzo di dati disaggregati riguardanti le città e le periferie italiane, Nel libro si suggeriscono anche alcune strategie per evitare che isolamento e la mancanza di integrazione degli immigrati porti a nuovi drammi come quelli avvenuti nelle banlieues parigine e nelle città inglesi.

Il dibattito si è aperto con l’intervento del coordinatore dell’incontro Gianni Lattanzio, dell’associazione Dialoghi, che ha evidenziato come i flussi migratori diano un importante contributo alla crescita delle città che, anche grazie al linguaggio della convivenza, si trovano in continua evoluzione. Lattanzio ha anche ricordato l’esempio della città di Chicago che negli anni 30 triplicò la sua popolazione a causa dell’immigrazione proveniente in prevalenza dall’Italia.

A seguire è stato letto il messaggio del ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi. “L’uomo spesato che è in noi - spiega Riccardi - ha bisogno di una nuova geografia.  E’ necessario che il quotidiano degli italiani si doti di nuove mappe con cui scoprire e comprendere il mondo dell’immigrazione. E in questo modo con una battaglia culturale, unendo l’esperienza diretta a fini più lunghi che rimandino alla realtà complessa che ci circonda, che potremo vincere ogni tentazione xenofoba, ogni ostacolo sulla via dell’integrazione. L’autrice, Flavia Cristaldi, - conclude il ministro - che fra l’altro è attento membro della Consulta religione, cultura e integrazione da me insediata, fornisce con questo libro un mattone in più nella costruzione del nostro futuro. Un futuro che sarà migliore nella misura in cui riusciremo oggi a costruire una società fondata sul dialogo, sulla comprensione, sulla convivenza e sull’integrazione”.      

Ha poi preso la Franco Narducci, vice presidente della Commissione Esteri della Camera, eletto per il Pd nella ripartizione Europa, che ha sottolineato come la questione del rapporto fra immigrazione e territorio sia  al centro del lavoro dei  tavoli delle istituzioni in tantissime parti del mondo. Dopo aver ricordato che ancora oggi la diaspora italiana non è terminata e porta ogni anno in Germania migliaia di connazionali, Narducci ha sottolineato come molti aspetti negativi legati ai territori che hanno ospitato la nostra emigrazione, ad esempio gli stereotipi o il vivere in case fatiscenti e dormitori comuni, possano essere rilevati anche nell’attualità degli immigrati che giungono in Italia. Il deputato del Pd ha anche ripercorso il duro cammino compiuto dai nostri connazionali in Germania “ Quattro milioni di italiani – ha ricordato Narducci  - hanno lavorato in Germania nell’industria dell’acciaio, nelle miniere  e nell’edilizia, cioè in quelle professioni che richiedevano un basso costo della manodopera. All’inizio erano poveri e con un’istruzione insufficiente e si sono stabiliti nei sobborghi della grandi città dove per anni hanno vissuto in condizioni di vita degradanti. Eppure questi italiani hanno dato un contributo fondamentale al miracolo economico della Germania del dopoguerra”. Una vita difficile che, secondo Narducci, è però migliorata quando la Germania, riconoscendosi finalmente paese di immigrazione, ha adottato specifiche politiche per affrontare il fenomeno, creando anche il Forum federale dell’Integrazione di cui fanno parte i rappresentanti di tutte le comunità immigrate.  

Narducci si poi soffermato sulla situazione in Svizzera dove ai nostri connazionali, che spesso vivevano in vere e proprie baracche, potevano rimanere solo nove mesi e non avevano il ricongiungimento familiare. “Questi uomini in svizzera – ha precisato il deputato del Pd – non erano macchine ma avevano bisogno di servizi al pari degli altri migranti”.  “La politica – ha aggiunto Narducci dopo aver ricordato che anche una semplice riduzione della presenza immigrata in Svizzera porterebbe al crollo in questo paese del mercato immobiliare e dei consumi -  si deve assumere le sue responsabilità. Abbiamo assolutamente bisogno di pensare alla spazio e al rapporto del territorio con i nuovi cittadini immigrati nei medesimi termini e con la stessa visione con cui questo viene pensato e costruito per i cittadini del nostro paese. Lo dobbiamo fare per lo sviluppo dell’economia e della società italiana tenendo conto che stiamo parlando di nuovi e futuri cittadini italiani. Partiamo dunque anche dall’acquisizione della cittadinanza che rappresenta uno dei problemi cardini” . “Dobbiamo pensare all’integrazione – ha concluso Narducci - come ad un processo in continua evoluzione che  non può essere soltanto emergenziale” .

Del superamento dell’approccio emergenziale al fenomeno dell’immigrazione ha parlato anche il deputato del Pd Jean Leonard Toudi che ha segnalato come in Italia vi sia una rimozione collettiva del fatto che la presenza di immigrati sul territorio italiano rappresenti una realtà strutturale che influenza lo sviluppo del territorio e della società. Toudi ha anche precisato come le motivazioni che portano il giovane delle aree in via di sviluppo ed emigrare in determinati paesi, non vadano ricercate solo nella fame, nella guerra o nella mancanza dei diritti umani, ma anche nella rete migratoria dei parenti e dei connazionali già integrati nei territori di accoglienza e nell’attrazione delle società dell’opulenza sulle nuove generazioni.

Dal canto suo Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, ha evidenziato come i media italiani si occupino in prevalenza del fenomeno migratorio solo dal punto di vista della sicurezza, tralasciando le varie attività lavorative, culturali ed umane delle comunità immigrate. Natale, dopo aver ricordato che questo approccio negativo alla presenza straniera in Italia non è portato avanti solo dai giornalisti ma anche da  un certo tipo di  “cattiva politica”, ha parlato della creazione della Carta di Roma. Un’iniziativa che chiede ai giornalisti di utilizzare un linguaggio più attento per le questioni che riguardano l’immigrazione e che cerca di formare i professionisti dell’informazione su questo tema.

“La migrazione – ha affermato José Angel Oropeza, direttore per il Mediterraneo dell’Oim, - non è un problema, ma una sfida per tutti i paesi che, come luogo di origine,  transito o di destinazione, sono coinvolti nel fenomeno. Io credo che la migrazione sia è positiva e rappresenti una forza di sviluppo… Bisogna far capire anche in Italia – ha aggiunto Oropeza, che l’emigrante contribuisce al Pil del paese di accoglienza e, attraverso le rimesse, alla ricchezza dei paesi di origine. Occorre comunque maggiore solidarietà, comprensione, politica e comunicazione per fare dell’immigrazione una forza ancora più positiva per lo sviluppo di tutti”.

“L’immigrazione – ha spiegato Liliana Ocmin Alvarez, segretaria confederale Cisl con delega a Donne, Giovani e Immigrati – rappresenta un’opportunità per un paese quando è gestita, governata e vista con lungimiranza, in un’ottica di scambio  culturale, e quando si danno le giuste opportunità di giustizia sociale. Dalla  sindacalista della Cisl, che chiede la stipula di specifici accordi con i paesi di provenienza degli immigrati, viene inoltre auspicata la concessione del diritto del voto amministrativo agli stranieri in Italia e l’attribuzione della cittadinanza ai giovani di seconda generazione.      

E’ stata poi la volta di Carlo Brusa, dell’Università del Piemonte orientale, che ha ricordato come nel 1892 si celebrò il primo congresso geografico italiano a Genova proprio per parlare di emigrazione. Un appuntamento che venne replicato cento anni dopo, nel 1992, per fare  il punto sulla grande emigrazione. Brusa, dopo aver segnalato che gli stereotipi  attribuiti agli emigrati italiani che arrivavano negli Stati Uniti appaiono simili a quelli affibbiati agli immigrati in Italia, ha precisato come uno degli scopi della Geografia sia quello di capire, collegandosi alla prassi quotidiana, come evolve il territorio rispetto alla presenza delle varie etnie immigrate.  

“Anche alla luce della pesante crisi economica – ha dichiarato l’ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abou Ayoub sottolineando la necessità di trovare un nuovo modello di sviluppo sostenibile – bisogna rivedere le politiche comuni per la mobilità umana per evitare il rischio di una possibile deflagrazione multiculturale. Dobbiamo ritornare – ha proseguito l’ambasciatore - ad un modello umano di consumismo e per la prima volta sulle sponde del mediterraneo siamo sulla stessa barca, perché lo stato nazione ha perso la capacità di cambiare le cose, rispetto ad una sfera finanziaria che è molto più potente dei singoli paesi”.    

Fra gli altri interventi segnaliamo quello del responsabile per l’Immigrazione del ministero dell’Agricoltura Giuseppe Salvemi che si è soffermato sul lancio in Puglia di un progetto pilota che prevede la creazione di sportelli informativi per gli immigrati che vogliono aprire un’impresa agricola in loco e sul prossimo lancio di un’iniziativa volta a formare in Egitto, Tunisia e Marocco gli stranieri che si apprestano a lavorare in Italia nel settore agricolo. L’incontro è stato concluso dall’autrice del libro Flavia Cristaldi che ha evidenziato come dietro ogni dato statistico di questo volume vi sia una storia. “Ho avuto modo di parlare – ha precisato la Cristaldi - con molte donne e uomini immigrati e questo mia ha dato la capacità di comprendere il perché di certi numeri”. (Goffredo Morgia-Inform)

 


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