INFORM - N. 188 - 9 ottobre 2012


 

MIGRAZIONI E SALUTE

A Viterbo, da domani al 13 ottobre

XII Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

Presentata oggi alla Caritas diocesana di Roma l’iniziativa che approfondisce e segnala gli strumenti necessari ad una più efficace tutela della salute, senza esclusioni

 

ROMA – Si svolgerà da domani al 13 ottobre presso l’Auditorium dell’Università della Tuscia a Viterbo il XII Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), intitolato “Migrazioni, salute e crisi. Coesione sociale, partecipazione e reti per una salute senza esclusione”.

Un’iniziativa – che si svolge per la prima volta al di fuori della Sicilia – per riflettere sull’importanza e l’universalità del diritto alla salute, in un momento in cui si segnalano da parte della Simm dei passi indietro in particolare per quanto riguarda l’accesso alla sanità pubblica e le condizioni di vita delle fasce più deboli della società.

“Ho imparato dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni che occorre analizzare più in profondità questioni su cui spesso abbiamo delle nozioni imprecise, come la complessa materia che lega il fenomeno migratorio in Italia alla sfera sanitaria – ha detto Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione della Caritas e della Migrantes, introducendo stamani presso il Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma la presentazione dell’evento. “L’immigrazione, come tutte le realtà umane, ci deve mostrare dei valori – ha aggiunto Pittau – ed è merito della Simm se oggi comprendiamo più a fondo l’importanza della salute e degli interventi utili a garantirla a tutta la popolazione presente sul nostro territorio”. Pittau e Mario Affronti, presidente della Simm, hanno quindi ripercorso i progressi compiuti in questo ambito grazie anche all’attività del Poliambulatorio, situato a Roma nei pressi della stazione Termini e attivo dall’inizio degli anni Ottanta. Un’iniziativa sorta dalla volontà di Don Luigi Di Liegro, fondatore e direttore della Caritas diocesana, che verrà ricordato nel corso del Congresso di Viterbo, venerdì 12 ottobre, a 15 anni esatti dalla sua scomparsa, anche con l’intervento annunciato per questa occasione del ministro della Salute, Renato Balduzzi. Affronti ha sottolineato l’importanza del volontariato sociale nella promozione del diritto alla salute dei migranti, “un volontariato non autoreferenziale, ma impegnato a promuovere a livello pubblico la salute dei migranti”. Sebbene da allora siano stati fatti molti passi avanti, il presidente della Simm tiene a precisare come alcuni indicatori segnalino oggi una difficoltà in questo percorso che garantisce, insieme alla tutela della salute, l’integrazione degli immigrati nel nostro Paese e cita a questo proposito un peggioramento dei tassi di mortalità e delle malattie o interventi legati ad un contesto di fragilità sociale: malattie connesse, per gli uomini, agli infortuni sul lavoro e, per le donne, il ricorso ad interventi di medicina riproduttiva, come l’interruzione di gravidanza. “Emergono differenze notevoli tra i contesti locali, su cui abbiamo chiesto recentemente rassicurazioni ed interventi al ministero della Salute – afferma Affronti, - come maggiori garanzie per la tutela della salute dei bambini, anche quelli i cui genitori non risiedano regolarmente in Italia”.

Al convegno sono attesi oltre 300 medici provenienti da tutta Italia – 400 sono gli iscritti alla Società nata nel 1992, - mentre si sottolinea il carattere multidisciplinare di contributi ed interventi. “La nostra priorità di azione in questi anni è stata la formazione degli operatori – ha spiegato Maurizio Marceca, docente di Sanità pubblica all’Università Sapienza di Roma, - mentre soffriamo maggiormente sul fronte della comunicazione perché non abbiamo mai sposato la cultura dell’emergenza, prevalente in Italia”. “Il nostro impegno riguarda la vita quotidiana delle persone, ma anche la lettura e l’interpretazione di fenomeni legati al contesto internazionale – rileva Marceca, sottolineando per esempio la preoccupazione che emerge dinnanzi ad interventi di “snellimento” della sanità pubblica messi in atto da Paesi, come la Spagna o la Grecia, fortemente colpiti dalla crisi economica. “L’attenzione per le categorie sociali più fragili non va mai abbassata – prosegue, segnalando come sia gli infortuni sul lavoro che la difficile situazione delle carceri italiane incidano in modo particolare sugli immigrati, rispetto a quanto non accada con gli italiani: “i lavoratori stranieri del settore edile sono esposti al rischio di infortuni sul lavoro in misura 9 volte superiore a quello registrato per i lavoratori italiani e un allarme simile lo troviamo nelle carceri, dove i detenuti stranieri sono il 36% dell’intera popolazione carceraria – afferma Marceca, rilevando come il 57% degli atti di autolesionismo messi in atto da detenuti sia compiuto da stranieri. Se questi ultimi superano in carcere il tasso di presenza registrato tra la popolazione italiana (7% sono i cittadini stranieri sul totale della popolazione) ciò si deve anche al il tipo di reati commessi, più facilmente intercettabili da parte delle forze dell’ordine – segnala Marceca, - alla minore capacità di difesa esercitata in giudizio e alla minore possibilità di ricorrere a misure di detenzione alternative, visto il minore radicamento dei migranti sul territorio. Tra le tematiche affrontate nel corso del convegno anche la salute dei bambini, in particolare i rischi per la loro salute connessi al tipo di alimentazione, e gli interventi messi in atto nei confronti degli immigrati provenienti dal Nord Africa. Si torna a sottolineare a questo proposito le criticità connesse alla modalità di gestione del Centri di identificazione e di espulsione e la necessità di mettere in campo competenze utili ad alleviare le sofferenze dei traumi psicologici riportati dalle vittime di tortura o fuggite da luoghi di conflitto.

Sull’impegno di Don Luigi Di Liegro è tornato anche mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, segnalando come il Poliambulatorio romano abbia seguito negli ultimi 4 anni circa 30.000 pazienti. “Dal 1983 possiamo calcolare di aver assistito circa 100.000 persone, in particolare di origine romena, cinese, bengalese o afghana – ha detto mons. Feroci, ricordando come “la bassa soglia di accesso” e la “grande attenzione alla persona” siano le caratteristiche principali dell’accoglienza che anima lo spirito del Poliambulatorio. Accoglienza che, così come voleva don Luigi – ha proseguito il direttore della Caritas, - ha avuto e continua ad avere anche risvolti pedagogici, oltre che svolgere il compito più propriamente politico affidato al privato sociale: quello di segnalare bisogni, sollecitare interventi ed eventualmente vigilare su inefficienze. “La banca dati dell’attività svolta in tutti questi anni – ha concluso mons. Feroci – fornisce uno spaccato della ricchezza culturale della nostra società, cui ha molto contributo la presenza di collettività diverse giunte con il crescere del fenomeno migratorio nel nostro Paese”. (Viviana PansaInform)

 


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