STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
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“Tribuna Italiana” di oggi l’editoriale del direttore Marco Basti
520 anni e un secolo meritano una festa speciale
BUENOS AIRES - Le celebrazioni servono a ricordare o rivivere avvenimenti del passato che si considerano in qualche modo speciali, che hanno influito nella vita delle persone, dei popoli o di una determinata comunità o che hanno comunque un significato particolare per loro. Se poi gli anni da celebrare costituiscono uno di quei numeri in qualche senso particolarmente significativi (50, 100, 250 anni, ecc), si pensa ad onorare l’avvenimento o il personaggio, in modo speciale, magari con un programma di manifestazioni.
Ma non si tratta del semplice ricordo di una data del passato. Le celebrazioni assumono un significato che hanno anche a che vedere con il presente e con il futuro di chi celebra. Non solo per gratitudine, ammirazione o consuetudine, ma perché la persona o l’evento da celebrare hanno qualcosa con cui si identificano coloro che decidono di celebrarne la ricorrenza. o si identificano con certi valori che hanno fatto parte di quell’evento.
Specificamente noi come comunità italiana abbiamo deciso dei celebrare, già da oltre un secolo, la scoperta dell’America. Non perché ci sentissimo legati o eredi della “Hispanidad”, che fu alla base della decisione dei governi argentini di allora di celebrare la data. Noi come collettività italiana abbiamo celebrato il 12 ottobre perché della gesta colombiana rivendichiamo il genio dell’uomo del Rinascimento italiano che identifichiamo nel grande navigatore genovese. E con lui tutta una schiera di grandi uomini dell’epoca (quest’anno viene celebrato il quinto centenario di Amerigo Vespucci, dal quale prese il nome il continente scoperto da Cristoforo Colombo) o dei secoli successivi. E come collettività italiana rivendichiamo non solo Colombo o Caboto o Pigafetta, ma anche i grandi esploratori del territorio argentino come Bove, De Agostini o Mascardi, per fare solo qualche nome.
Insomma, la celebrazione del 12 ottobre è stata nella storia della nostra collettività, anche il momento di rendere omaggio ai grandi nomi della presenza italiana in questo paese e al contributo che milioni di italiani hanno dato, anche prima che l’Argentina esistesse come nazione e lungo i suoi duecento anni di vita, alla sua costruzione.
Una presenza, che ha reso tanto onore anche all’Italia, che si è manifestata anche con una caratteristica particolare o, almeno particolarmente sviluppatasi, della vita e dei legami attraverso l’associazionismo. Perché è vero che non si tratta di un fenomeno esclusivo della collettività italiana in Argentina, ma l’associazionismo è stato certamente il segno distintivo della presenza italiana in questo paese da oltre 150 anni.
Una rete che si è unita cento anni fa in una federazione, la FEDITALIA, che ebbe una storia travagliata, specialmente a causa delle influenze delle dispute politiche italiane, fino all’ultimo dopoguerra. Negli anni ‘60, superati (o almeno incanalati) i contrasti ideologici e politici che l’avevano lacerata, la FEDITALIA avviò una strada di rinnovamento che si plasmò in una riforma, agli inizi degli anni ‘70, quando diventò una confederazione, che unisce federazioni circoscrizionali, regionali e settoriali.
Lungo gli anni, quasi sempre, è stata la FEDITALIA a promuovere e convocare, insieme ad altre federazioni e associazioni, la celebrazione in omaggio a Cristoforo Colombo. Ebbene, quest’anno si celebrano due anniversari di quelli che sembrano traguardi particolarmente rilevanti: i 520 anni della scoperta dell’America e il centenario della FEDITALIA.
Celebrare i due avvenimenti sarebbe un modo importante per riproporre gran parte della nostra identità come comunità. I valori ai quali ci rifacciamo che vogliamo ereditati dai grandi nomi arrivati dall’Italia a cominciare da Colombo e quelli dell’associazionismo, che FEDITALIA rappresenta come vertice della sua struttura.
Certo, ci sono altre celebrazioni che ci riguardano e ci omaggiano e ci uniscono, a cominciare dalla Giornata dell’Immigrante Italiano in Argentina, a seguire dalla Festa della Repubblica ed altre ancora. E inoltre ci sono le feste promosse dai governi locali per promuovere i valori della diversità, come è il caso del programma “Buenos Aires celebra”.
La giornata dedicata all’Italia è prevista per domenica 14 ottobre e la commissione che sta lavorando nell’organizzazione tornerà a riunirsi domani, 20 settembre. Un lavoro di organizzazione che sicuramente viene fatto con passione, con entusiasmo e con impegno.
L’augurio è che vada oltre al folclorismo e alla gastronomia.
E se non potrà ricollegarsi a questi due anniversari importanti, che sia la FEDITALIA a promuovere una celebrazione che rispecchi l’importanza delle due date.
Tradizionalmente l’omaggio a Colombo veniva fatto nella piazza che porta il suo nome e dove si erge il bel monumento a lui dedicato, donato dalla collettività italiana. Come è noto negli ultimi anni il governo nazionale ha ristretto l’accesso a quella piazza ed ha “sequestrato” il monumento. L’anno scorso in adesione alle celebrazioni del Bicentenario, FEDITALIA e FEDIBA consegnarono nella “Casa Rosada”, una targa che doveva essere collocata ai piedi del monumento al Navigatore genovese, una volta che fossero ultimati i lavori di adeguamento del predio. Nessuno da allora si è fatto vivo, per cui abbiamo il sospetto che le cose continuano a stare come prima.
In questo commento non c’è lo spazio per approfondire la questione dei rapporti tra il governo e la nostra comunità. ma visto che non sembrano essere idilliaci, nel caso che gli organizzatori di Buenos Aires Celebra Italia non avessero niente in programma, ci permettiamo di chiedere alla FEDITALIA e alle altre rappresentanze dell’associazionismo e della collettività, di preparare una celebrazione degna dei 520 anni della gesta di Colombo e del centenario della Confederazione. Se non davanti al monumento creato da Arnaldo Zocchi, in piazza Colombo, in quello più piccolo, ma altrettanto significativo opera di Ugo Attardi (de Las Americas, il suo nome), che si trova all’incrocio delle “avenidas” Santa Fe e Nueve de Julio, a cento metri dal vecchio Consolato, donato dall’Italia proprio in occasione del 500º anniversario della Scoperta.
Come scrivevamo sopra, le celebrazioni hanno lo scopo non soltanto di ricordare, ma di riproporre idee e valori. Se non riusciamo a farlo con questi due importanti avvenimenti, significherà, forse, che esse non sono più valide o che non crediamo più in esse. (Marco Basti -Tribuna Italiana /Inform)
marcobasti@tribunaitaliana.com.ar