DIBATTITI
Istituto Fernando Santi e Coordinamento
delle assistenti familiari alla prima festa di “Liberetà Spi Cgil di Roma e del
Lazio”
“Anziani e assistenti familiari , incontro
di solitudini”
ROMA - L’11 settembre il Coordinamento delle assistenti
familiari (coordassistentifamiliari@gmail.it
) promosso dall’Istituto Fernando Santi (presidenza@istitutosanti.org )
ha partecipato alla tavola rotonda “ Anziani e assistenti familiari , incontro
di solitudini”. Il dibattito si colloca all’interno della prima festa di “Liberetà SPI CGIL di Roma e del Lazio”. Liberetà
è la rivista del sindacato dei pensionati CGIL che raggiunge settimanalmente centinaia
di migliaia di anziani.
E’ intervenuta nella tavola rotonda per il Coordinamento l’assistente familiare
Carmen Palomino. Erano presenti alla iniziativa
numerosi aderenti al Coordinamento,
Marco Salustri, Christian Miccichè per l’Istituto Fernando Santi, per Il CSI e
lo “Sportello per l’incontro fra famiglie
e assistenti familiari” di San Lorenzo,
Daniela Piazza e Silvia Zoldan.
La festa di Liberetà è stata
introdotta dalla Segretaria Generale regionale
Teti Croci.
La tavola rotonda, che è stata coordinata dal Segretario
Regionale Roberto Briganti ha visto l’introduzione di Annamaria Cubeddu, la partecipazione dei Segretari regionali dei pensionati
di Cisl e Uil Masciarelli e Crostella, del Segretario della Filcams
regionale Bazzichetto e di Linda Moroni presidente regionale
dell’Auser. Ha concluso Celina
Cesari della segreteria nazionale dello SPI CGIL.
Carmen Palomino intervenendo
ha detto.” Si vive in solitudine se si vive soli.
L’assistente familiare lavorando al domicilio è sempre
in compagnia eppure soffre di solitudine perché non sempre la conoscenza diviene
amicizia o scambio affettivo così come non sempre nel rapporto di lavoro viene
riconosciuta la dignità del lavorare con diritti e doveri reciproci. Rispondendo
ad una specifica domanda Palomino ha aggiunto” Si spezzano
sovente rapporti affettivi e vincoli familiari perché la distanza
non salda ma, per lo più, lacera legami già messi a dura prova dall’avvenuto
sradicamento.
L’assistente familiare, emigrando, ha operato obbligatoriamente scegliendo di allontanare
se stessa dalla propria cultura, dalle proprie
abitudini, dalle amicizie, dall’affetto di un compagno, dall’amore dei
propri figli.
Ci sono valori etici - ha sottolineato ancora Palomino - che spingono l’assistente familiare ad una relazione
di cura che non sarà mai il puro e semplice badare, il mero accudimento.
E’ per questo che di fronte a una grave malattia della
persona curata l’assistente familiare, che non supererà mai fino in fondo tutte
le ragioni della sua solitudine, trova invece nell’avversità da combattere motivo per ridurre la solitudine della persona
anziana e per andare avanti senza arrendersi, resistendo
allo stress e imparando a ricavare un insegnamento che la renderà meno vulnerabile quando il trauma di un distacco
dovesse riprodursi.
Con l’occasione sono stati distribuiti ai presenti materiali
informativi sugli assistenti familiari unitamente alle rivendicazioni del Coordinamento.
Tra quelle più importanti: la definizione del profilo nazionale dell’assistente
familiare; il rinnovo del contratto nazionale scaduto da tempo;l’approvazione
di una legge regionale del Lazio a tutela dell’assistente familiare (come già
avvenuto in altre regioni);lo sblocco dei corsi di 180 ore, già approvati e finanziati
ma non avviati nei fatti dalla Regione, necessari per completare il percorso formativo;
Il riavvio da parte di Roma Capitale degli sportelli municipali d’incontro fra
famiglie e assistenti familiari che dal 2011 sono attivi
solo grazie al concorso volontario degli aderenti alle
associazioni . (Inform)