INFORM - N. 167 - 10 settembre 2012


PARTITI

Alla Festa nazionale del Pd di Reggio Emilia

L’incontro: “Una grande Italia oltre l’Italia. Italiani, imprenditoria italiana nel mondo e internazionalizzazione”

Hanno partecipato al dibattito ricercatori, imprenditori, esperti del settore e esponenti del Partito democratico. Fassina (Pd): “L’internazionalizzazione rappresenta un capitolo decisivo per dare nuovo impulso all’economia reale”. Marino (Pd): “Gli imprenditori italiani all’estero rappresentano un valore aggiunto al settore dell’internazionalizzazione dell’Italia”

 

REGGIO EMILIA – Si è parlato di internazionalizzazione e del ruolo dell’imprenditoria italiana nel mondo alla Festa nazionale del Partito democratico che si è conclusa ieri a Reggio Emilia. Il dibattito, dal titolo “Una grande Italia oltre l’Italia. Italiani, imprenditoria italiana nel mondo e internazionalizzazione”, è stato introdotto dal responsabile del Pd per gli Italiani nel Mondo Eugenio Marino che ha sottolineato la necessità, alla luce della crescente crisi economica, di tornare ad investire sull’industria  manifatturiera. Un settore che produce lavoro e va rinnovato, spostando  l’attenzione dalla finanza all’analisi dei veri problemi dell’industria italiana che nel nostro paese si individuano, ad esempio, negli alti costi energetici e nell’eccessiva burocrazia. “Da questo punto di vista – ha spiegato Marino - noi pensiamo che gli imprenditori italiani all’estero possono rappresentare un punto di riferimento fondamentale e un valore aggiunto al settore dell’internazionalizzazione dell’Italia”. Dopo aver segnalato l’esigenza di superare l’equivoco tra delocalizzazione e internazionalizzazione, Marino ha ricordato come nell’ultimo anno un gruppo di lavoro del Pd abbia redatto un documento sull’internazionalizzazione che sarà integrato e completato dalle risultanze del dibattito di Reggio Emilia.

A seguire è intervenuta l’antropologa Lynda Dematteo che ha illustrato le risultanze della sua ricerca, realizzata nel 2008, sul tema “La corsa dell’imprenditoria italiana verso Romania”. “Con questo studio – ha precisato la Dematteo – abbiamo cercato di mostrare come gli importanti scambi economici e culturali fra Italia e Romania abbiano creato influenze reciproche che nel continente non vengono prese nella dovuta considerazione” . Un binario a due vie, quello fra i due paesi, che viene evidenziato dalla presenza in Romania nel 2008 di circa 25.000 imprese italiane e dall’arrivo in Italia di molti lavoratori rumeni. Una dinamica area di scambio economico, quella tra Italia e Romania, in cui però non tutti i lavoratori appaiono adeguatamente tutelati. Secondo la Dematteo infatti in questo ambito, mentre la crisi economica mette a rischio anche le rimesse che i migranti rumeni inviano dall’Europa in patria, emergono delle asimmetrie economiche e situazioni di vero e proprio sfruttamento delle donne rumene.   

Dal canto suo Carla Ciarlantini Krick, responsabile CCK marketing extern, ha illustrato i contenuti del documento realizzato dal gruppo di lavoro del Pd sull’internazionalizzazione. Fra i punti prioritari la Ciarlantini ha segnalato la semplificazione delle procedure burocratiche, che non sono aggiornate dal punto di vista tecnologico e i cui tempi operativi appaiono  sicuramente più lunghi di quelli della internazionalizzazione, e il monitoraggio della riuscita delle iniziative di supporto all’internazionalizzazione messe in campo dai vari enti. Sottolineata in questo ambito anche l’esigenza di utilizzare al meglio le competenze di chi “sa fare internazionalizzazione”. “Vi sono - ha spiegato la Ciarlantini -  tanti imprenditori italiani all’estero che hanno avuto successo con le loro aziende e sono portatori di grande competenza. Ma noi non sappiamo chi sono e dove stanno,  cerchiamo di scoprirlo in modo che possano essere una testa di ponte per la nostra economia. In pratica dobbiamo fare di questa risorsa un qualcosa di utile per tutta la nazione”. Ricordata dalla Ciarlantini anche la necessità, al fine di ottimizzare i fondi a disposizione per l’internazionalizzazione, di evitare la sovrapposizione di iniziative simili e di favorire un approccio ai mercati delle nostre aziende meno provinciale. Maggior coraggio ai nostri imprenditori è stato chiesto anche da Antonio Costantino, chief executive Strategie Kaiserlich Business, che ha auspicato una più massiccia presenza delle aziende italiane nei paesi emergenti come Russia e Cina che hanno bisogno dei nostri prodotti. “Noi abbiamo – ha affermato Costantino - il mangiare italiano che va insegnato nel mondo. Credo che per promuovere l’internazionalizzazione presso nuovi mercati siano necessarie agevolazioni per le nostre aziende e l’attivazione  di associazioni che raggruppino più imprese. Il problema principale rimane comunque l’eccessiva burocrazia del nostro paese”. Costantino ha inoltre segnalato la necessità di concentrare gli sforzi del nostro export nei settori tecnologici e agroalimentari e di far apprendere alle nuove generazioni di laureati anche le lingue dei paesi emergenti come Russia e Cina.

Ha poi preso la parola Laura Lauri dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che, dopo aver ribadito la centralità del supporto pubblico in questo settore, ha segnalato come i nostri imprenditori, abituati ad operare in mercati vicini, trovino grandi difficoltà ad agire in paesi emergenti come Russia, Cina o India. La Lauri si è anche soffermata sulla mancanza di coordinamento in Italia fra le iniziative di internazionalizzazione dei vari enti. Una lacuna, che in passato è stata a  volte superata grazie alle iniziative dei singoli operatori all’estero, che ora la cabina di regia varata dal governo dovrebbe colmare.  “Mi auguro – ha concluso la Lauri - che questa nuova agenzia tecnica per l’internazionalizzazione appena costituita possa rappresentare un punto di riferimento unico per un politica che eviti la duplicazione delle iniziative”.

E’ poi intervenuto Leonardo Simonelli Santi, vice presidente di Assocamerestero, che ha ricordato l’opportunità rappresentata in questo settore dagli italiani all’estero e l’importante ruolo svolto dalle Camere di Commercio nel mondo. Egli ha sottolineato l’esigenza di promuovere integrazione e collaborazione fra le nostre comunità all’estero che negli anni sono molto cambiate e vantano importanti esempi di successo imprenditoriale. “Noi abbiamo creato all’estero – ha puntualizzato Simonelli Santi - un modello di ‘buona Italia’ basato sull’associazionismo e sul volontariato che rafforza moltissimo le comunità all’estero dove c’è un legame forte con l’Italia che va coltivato  e armonizzato”. Nel ribadire l’importanza di una semplificazione delle procedure burocratiche, Simonelli Santi ha anche ricordato la positiva esperienza di Londra dove la collaborazione fra tutti gli enti italiani presenti sul territorio ha consentito di aiutare fattivamente le circa 1000 imprese italiane che operano in loco. “Dobbiamo approfittare – ha concluso Simonelli Santi – della grossa presenza delle nostre comunità all’estero: Una realtà che rappresenta un valore aggiunto anche per i paesi di residenza e che ci viene riconosciuta e invidiata da tutti”.

“Il tema dell’internazionalizzazione – ha affermato il responsabile nazionale Pd per l’ Economia e il Lavoro Stefano Fassina  - è per noi un punto rilevante soprattutto in questa fase in cui il quadro di politica economica appare molto complicato. Nonostante gli sforzi siano infatti prigionieri di una linea politica che rende sempre più complicata la vita dell’economia reale, cioè delle imprese e del lavoro.... Noi quindi riteniamo che vada cambiata una rotta che oggi non solo deprime l’economia reale ma che non da neanche risultati di finanza pubblica. Credo quindi che l’internazionalizzazione divenga un capitolo decisivo per dare priorità all’economia reale”.

Fassina ha inoltre proposto sia di “aggredire” la moltiplicazione degli enti pubblici italiani di promozione all’estero attraverso la nuova cabina di regia nazionale e la creazione di pochi centri regionali, sia di innalzare la specializzazione produttiva delle nostre piccole e medie imprese che per andare con efficacia all’estero dovranno creare consorzi e migliorare la qualificazione del proprio personale. Fassina, dopo aver auspicato un maggiore coordinamento fra i ministeri che si occupano della materia, ha parlato dell’opportunità, al fine di rimettere al centro l’economia reale, di stipulare un patto con gli imprenditori italiani più dinamici che condividono l’idea di compiere un salto di qualità e spesso hanno il loro  punto di forza nella internazionalizzazione. Un primo passo che consentirà di rilanciare anche il dibattito complessivo sui diritti del lavoro. (Goffredo Morgia -Inform)

 


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