Da “Tribuna Italiana” del 5 settembre 2012
Porta: “Ho un rapporto speciale con l’Argentina”
In una intervista a “Tribuna Italiana” il parlamentare
del Partito democratico, in visita a Buenos Aires (una sessantina di viaggi nel
paese, sottolinea), fa un bilancio dei quattro anni e passa di deputato eletto
nell’America meridionale.
BUENOS AIRES - Venuto in Argentina per prendere parte alla presentazione di una iniziativa della Felci (Federazione Lingua e Cultura Italiana) con l’appoggio di Maria Rosa Arona, consigliere del Cgie ed esponente di punta del Pd in Argentina, l’on. Fabio Porta, ha parlato con TRIBUNA ITALIANA del suo lavoro, della situazione italiana, dei rapporti tra l’Italia e l’Argentina nella Ripartizione America Meridionale.
“Sono venuto in Argentina come ho fatto tante volte in questi anni, mantenendo un rapporto speciale, privilegiato, con l’Argentina, dove risiede la comunità italiana più numerosa. Come si fa spesso verso la fine della legislatura, stavo facendo un bilancio di questi quattro anni e pur essendo residente in Brasile dove, naturalmente, vado spesso, credo di essere venuto qui e di aver fatto più di sessanta iniziative e incontri, in Argentina, tra Buenos Aires, Rosario, Cordoba, Mendoza, tutte città che ho visitato spesso. Ovviamente non ho potuto né girare, né visitare tutta la comunità e tutta l’Argentina, perché questo Paese, come il Brasile, è un continente dentro al continente”.
L’Italia
andrà al voto? O la gente vorrebbe la continuità dell’esperienza Monti?
“In Italia abbiamo un governo che sta affrontando alcuni problemi, che ha sostituito Berlusconi, che ci ha aiutato a ricuperare un po’ di credibilità internazionale che è importante in questo momento parlando di globalizzazione. Questo governo ha sicuramente l’appoggio del Parlamento, ma gli italiani vorrebbero avere un governo con un sostegno politico forte che venga fuori dalle elezioni. Quindi da parte dell’opinione pubblica italiana, c’è la voglia di andare a votare, ma con una nuova legge elettorale, perché tutti i partiti, tutti gli italiani giudicano mala la legge elettorale attualmente in vigore. A partire dal Presidente della Repubblica che è il primo che ha detto che non si va a votare se non si cambia la legge elettorale, interpretando ovviamente l’opinione pubblica”.
“Quindi il primo problema è fare questa nuova legge elettorale, sulla quale da tanti mesi si parla, non è stato trovato ancora l’accordo, ma credo che si farà. I partiti pagherebbero un prezzo molto alto se non fosse così. Ci sarebbe un rifiuto. Sono quasi sicuro che si farà una nuova legge elettorale, ma non sono certo che sarà la legge migliore, perché penso che sarà frutto della pressione, di quello che ognuno dovrà cedere nel negoziato e dal bisogno di accontentare tutti”.
Sarà
modificata anche la legge che riguarda il voto all’estero?
“Non comprenderà la legge sul voto all’estero e per quanto riguarda il numero di parlamentari eletti all’estero possiamo già oggi dire che non ci sarà alcuna riforma perché non ci sono i tempi tecnici per farla.”
“Per quanto riguarda la legge sul voto, secondo me si potrebbe fare una legge che migliori un po’ il meccanismo del voto all’estero che introduca meccanismi di maggiore controllo e sicurezza, ma anche questa legge, ho paura che non rientrerà nelle priorità della legge elettorale.”
“Noi come Partito democratico abbiamo presentato una proposta di legge molto precisa che prevede che ogni cittadino italiano all’estero che intenda votare, si iscriva ad un registro elettorale e riceva il plico elettorale soltanto se è iscritto. Questo è l’elemento sostanziale della proposta. Poi ci sono altri come la stampa delle schede in Italia, lo scrutinio dei voti dall’estero da fare in quattro sedi invece che in una sola come è oggi e altri. Comunque non fa parte dei negoziati in corso, anche perché è una legge diversa da quella per il voto in Italia”.
Cosa
farà il Pd nell’America Meridionale?
“Il Pd si propone per gli italiani all’estero come il partito che per loro ha più seriamente lavorato e più seriamente si è impegnato, anche fuori dal Parlamento, per difendere i loro diritti e per metterli al centro della politica italiana. Quindi si presenta agli elettori residenti all’estero a testa alta, convinto che avrà un risultato pari a questo impegno. Penso che tutti gli italiani che vivono all’estero in questi ultimi dieci anni hanno visto cosa ha fatto il centrosinistra quando era al governo e cosa ha fatto Berlusconi quando era al governo col centrodestra. Credo che potranno valutare bene e sapere che noi non soltanto ci candidiamo col Partito democratico ad essere il partito principale del prossimo governo, ma ci impegniamo anche a ricuperare tutta quella attenzione, tutto quell’interesse che gli italiani nel mondo devono avere nelle scelte del governo di chi farà i programmi per i prossimi anni. Questo è nel programma del Pd che stiamo scrivendo e che avrà per quanto riguarda gli italiani all’estero dei capitoli precisi, delle proposte precise, e per gli elettori in Sudamerica siamo convinti che possiamo fare molto di più.”
“Noi purtroppo nelle ultime elezioni, abbiamo perduto un senatore. Abbiamo mantenuto un deputato. Crediamo che il Pd debba avere una rappresentanza per il Sudamenica sia alla Camera che al Senato. Questo perché credo che l’America Meridionale rappresenti, non soltanto per gli italiani nel mondo, ma per la politica italiana, una opportunità molto grande per uscire dalla crisi. Questa opportunità è data anche dal fatto che questi paesi stanno crescendo, quindi hanno spazio di crescita per l’internazionalizzazione delle imprese italiane e naturalmente anche per la presenza delle comunità italiane”.
“Non esiste un continente al mondo dove ci sono sessanta milioni di italo-discendenti. Quindi io spero che avendo una rappresentanza alla Camera e al Senato, questo avrà importanza per il governo e per il Parlamento. Perché 12 deputati e sei senatori non hanno nessuna influenza nella politica generale. Ma un deputato e un senatore del gruppo parlamentare del partito più importante, quindi con almeno trecento parlamentari dello stesso partito che sarà al governo, potranno fare una differenza, potranno avere un luogo importante, cosa che i parlamentari di candidature solitarie (si lanciano tanti candidati, personaggi famosi che si presentano pensando che riusciranno a fare chissà cosa), non potranno fare. Bisogna essere onesti e conoscere anche la politica, sapendo che nessun candidato da solo può ottenere nulla, che ci vuole un’organizzazione più vasta”.
Si
sa già chi saranno i candidati in Sudamerica?
“Man mano che si avvicina la scadenza elettorale si incominciano a intravedere le candidature. Comunque non abbiamo problemi di candidature perché il Pd ha tante personalità in ogni paese. Alcune sono persone che sono già state candidate in passato ed hanno continuato a lavorare in questi anni dentro al Pd e in seno alla comunità.”
“Vorremmo anche introdurre in queste prossime elezioni nuovi candidati da integrare con quelli già noti, dando la giusta rappresentanza a ogni paese - caratteristica del Pd in Sudamerica - dando spazio a candidati di tutti i paesi. Non è un partito che si caratterizza come partito di un solo paese. Noi abbiamo eletto un deputato in Venezuela, un deputato in Brasile. Io spero che ora eleggeremo anche un parlamentare in Argentina, perché sarebbe anche giusto che il partito più importante eleggesse un parlamentare nel paese più importante dal punto di vista del numero degli elettori, che abbia anche un suo rappresentante. Anzi intendiamo presentare candidati almeno dei paesi dove ci sono le comunità più numerose: Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela. Purtroppo non di tutti perché ci sono più paesi che candidati”
Parliamo
dei rapporti tra l’Italia e l’Argentina, in particolare sulla questione della
“pesificación”, ma anche in generale su una relazione che non
sembra la migliore...
“Come lei sa ho incontrato l’ambasciatore argentino a Roma al quale ho spiegato la questione del problema,per i nostri connazionali, del pagamento delle pensioni italiane in pesos. L’ambasciatore era già a conoscenza del problema e si è impegnato a trasmettere al governo quanto abbiamo detto e magari anche di proporre qualche possibile soluzione. Quindi finite le vacanze estive in Italia, spero di ricevere una risposta.”
“Ad ogni modo vorrei chiarire bene la nostra posizione perché non ci siano confusioni. Non è che si contesta il fatto che il governo argentino voglia pagare in pesos perché è la moneta del paese ed è quello che fanno quasi tutti i paesi. Il problema è che qui si pagava in valuta e che ora, esistendo due cambi, cambio ufficiale e non ufficiale - diciamo che c’è uno spread tra l’uno e l’altro - questo si traduce in un ingresso inferiore nelle tasche dei pensionati che tra l’altro in questi anni hanno sofferto, perché da parte dell’Italia ci sono state misure che hanno li hanno danneggiati con una perdita del valore delle loro pensioni del 30 per cento.”
“Quello che si chiedeva al governo argentino era di verificare se non era possibile una moratoria come c’è stata anche in passato e se in questi mesi di moratoria si potevano studiare altre possibilità per introdurre cambi ufficiali di diverso tipo, come ci sono anche in Brasile, come uno turistico, uno commerciale e magari uno che potremmo chiamare sociale, appunto, per il pagamento delle pensioni dall’estero. Un cambio più rispondente a quello che i pensionati si aspettano, ma non certamente cambio nel mercato nero. Non contestiamo le legittime prerogative del governo argentino.”
Comunque
i rapporti tra l’Italia e l’Argentina non rispecchiano l’amicizia che in teoria
c’è tra i due paesi...
“Io non sono contento di come sono andati in questi anni i rapporti tra l’Italia e il Sudamerica e soprattutto con Brasile e Argentina. Credo che non hanno avuto da parte italiana l’attenzione che meritavano, come paesi più importanti per quanto rappresentano dal punto di vista economico, sociale e culturale e anche per la presenza delle numerose comunità italiane. Voglio dire come ho detto anche in Commissione Esteri alla Camera, che noi abbiamo un continente con paesi al suo interno come l’Argentina in particolare, ma anche il Brasile, che dobbiamo considerare una estensione dell’Italia nel mondo. Non in senso colonialistico ovviamente, ma estensione culturale e sociale. Se consideriamo cosi la questione, qualsiasi problema che ci possa essere tra l’Italia e l’Argentina o il Brasile (come può succedere con tutti i paesi), viene affrontato in modo specifico, senza contaminare però il resto dei rapporti. Io credo che l’Italia ha fatto l’errore di legare la storia dei tango bond o di alcuni privatizzazioni alla storia dei rapporti. I rapporti con questo Paese però, devono essere privilegiati al di la dei governi che ci sono e delle loro politiche, sempre che ci sia un governo democratico, cosa che nessuno mette in dubbio che ci sia.”
“Spero quindi che col nuovo governo torni ad esserci un rapporto privilegiato con l’Argentina e con gli altri paesi dell’America Latina. Purtroppo mancanza di visite del presidente del consiglio, o del presidente della Repubblica, negli ultimi anni a me dispiace come italiano e come parlamentare italiano.”
E
la mancanza di aggiornamento di Comites e Cgie per il rinvio delle elezioni?
“Certo anche questa. Si sente mancanza di ricambio generazionale e ovviamente Comites e Cgie sono specchi di questa situazione. Credo che noi siamo ancora troppo legati anche in Argentina a una visione di rapporti di una generazione dell’emigrazione che ha fatto il suo tempo. Aggiungiamo che si tratta di dirigenti che forse non danno più l’immagine attuale della presenza italiana che c’è oggi in un paese come l’Argentina, che è fatta da figli e nipoti e da 30enni e 40enni professionisti, imprenditori, ecc. Abbiamo in Italia un’immagine vecchia di una comunità che aveva bisogno di aiuto, di sostegno, di assistenza, di passaporti e di sussidi. Una situazione oggi non più rispondente alla realtà della maggioranza della comunità. Invece ci sono giovani che vogliono andare a studiare, che vogliono joint venture, turismo. Quindi, senza dimenticare le vecchie generazioni c’è la necessità di rinnovare i dirigenti, i Comites e il Cgie (il rinvio delle elezioni è un altro errore del governo Berlusconi). Se si fossero fatte le elezioni, sicuramente il 50 per cento dei consiglieri eletti sarebbero stati giovani, con ricadute anche sul Cgie e sui parlamentari. Se non c’è rinnovamento saranno sempre gli stessi.”
Lei
si è impegnato tanto e ci diceva dei viaggi in Argentina, dei progetti presentati,
degli interventi, ecc. Ma penso sarà consapevole del fatto che c’è delusione nella
comunità per la mancanza di risultati concreti. Cosa dirà agli elettori ai quali
chiederà di rinnovargli la fiducia?
Io chiederò agli elettori, pur assumendomi le mie responsabilità di non fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono parlamentari come me che al Parlamento ci sono sempre stati ed altri che invece non si sono visti. Ci sono parlamentari come me che hanno lavorato, che sono intervenuti, che hanno difeso l’Argentina a volte più di quanto l’hanno fatto altri parlamentari eletti in questo paese. La situazione è questa e le colpe vanno addebitate a tutti i parlamentari, al Parlamento, ai partiti. Non è nel mio stile accusare gli altri, però chiederei all’informazione e agli elettori di saper anche distinguere e di non fare di tutta l’erba un fascio.” (Tribuna Italiana, 5 settembre/Inform)