INFORM - N. 155 - 10 agosto 2012


ASSOCIAZIONI

A Trento per la prima volta l’Incontro d’estate dei Circoli d’Italia e d’Europa

Trentini nel mondo: 8 agosto, una giornata fra futuro e passato

 

TRENTO - Una giornata dedicata a conoscere sia la ricerca proiettata nel futuro che le antiche origini romane della città: è quanto ha proposto l’Associazione Trentini nel mondo onlus l’8 agosto ai soci dei Circoli trentini d’Italia e d’Europa, in occasione dell’ “Incontro d’estate”, giunto alla sua nona edizione e che per la prima volta si è svolto a Trento.

La data scelta per l’iniziativa coincide con la “Giornata mondiale dedicata al sacrificio del lavoro degli italiani nel mondo”, istituita qualche anno, e fa riferimento all’8 agosto 1956, quando avvenne la tragedia nella miniera di Marcinelle, in Belgio.

Il primo evento programmato per la giornata, che ha visto la presenza di una oltre una cinquantina di soci di Circoli italiani ed europei - molti dei quali si trovavano nel mezzo delle loro tradizionali vacanze estive in Trentino - si è tenuto nella sala Luigi Stringa della Fondazione Bruno Kessler (FBK) a Povo, sulla collina di Trento.

Obiettivo di questi incontri estivi – spiega l’Associazione Trentini nel Mondo - è di creare un’occasione di ritrovo ma anche di approfondire la conoscenza di personaggi o avvenimenti storici rilevanti legati al Trentino. Quest’anno la scelta di visitare la Fondazione Bruno Kessler – che il presidente della Trentini nel Mondo di Trento, Alberto Tafner, ha definito “una punta di diamante del Trentino” - rappresentava, come ha spiegato lo stesso Tafner la volontà di dare uno “sguardo in avanti”.

È stato l’ingegner Pierluigi Bellutti, responsabile del MTLab (Laboratorio di Microtecnologia), a fare gli onori di casa. Nella sua presentazione, Bellutti ha voluto rimarcare l’importanza che per lo sviluppo dell’Università di Trento e della ricerca hanno avuto figure “d’intuito” come Bruno Kessler, fondatore sia dell’Università che dell’IRST (Istituto di Ricerca Scientifica e Tecnologica), e Luigi Stringa, fisico appassionato d’Intelligenza Artificiale  che proprio da Kessler fu chiamato a dirigere l’IRST, la prima pietra dell’attuale Fondazione che, come ha affermato  Belluti, “vuole far crescere il territorio non solo con il turismo e l’agricoltura”.

Così oggi, grazie alla collaborazione tra l’Università e la Provincia di Trento e a la Fondazione Edmund March, in questo insieme di palazzi, più di cinquecento persone tra  ricercatori e personale mantengono un complesso ingranaggio nel quale la ricerca è di alto livello e rappresenta un riferimento nel mercato internazionale.

Uno dei fiori all’occhiello di questo centro, che tra gli anni ’80 e i 2000 è aumentato di superficie fino a occupare tre grandi palazzi sulla collina di Povo, è la cosddetta clean room: la “stanza pulita”, un innovativo e avanzatissimo laboratorio di microtecnologia. Nell’ambiente dell’MTLab, molto più sterile ed asettico di una sala operatoria, vengono creati dei microchip e dei sensori, piccoli rilevatori di luce che “vedono quello che succede all’esterno e lo trasferiscono all’interno”. Con questa semplicità, il ricercatore Maurizio Boscardin ha presentato in sintesi il lavoro che viene svolto nel laboratorio, dove, dalla sua inaugurazione nel maggio del 2010, si fa ricerca su rilevatori di radiazione al silicio e “MEMS” per applicazioni spaziali.

Ma questi piccoli circuiti integrati, dalle dimensioni di un compact disc ma decisamente più sottili - circa 5 micron (un micrometro è un millesimo di millimetro) - sono più presenti nella nostra vita di quanto possiamo immaginare e fondamentali in qualsiasi oggetto che adoperiamo, come cellulari, videogiochi o airbag.

Boscardin ha poi spiegato che l’MTLab lavora su commissione e cita alcuni dei committenti, tra cui ci sono il Laboratorio Europeo della Fisica delle Particelle, il prestigioso CERN di Ginevra e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Per l’elaborazione di questi piccoli ma fondamentali sensori servono “idee, progetti, ingegneri, attrezzature sofisticate e un ambiente molto pulito”, la clean room, appunto, come quella che si trova in uno dei palazzi dell’FBK, unica in tutta Italia ad usare solo staff altamente qualificato.

Nel pomeriggio, i partecipanti all’iniziativa si sono trasferiti nella sede di FBK in via Santa Croce a Trento, dove in apertura dell’incontro la dottoressa Chiara Zanoni, responsabile del Servizio di supporto al polo delle scienze umane e sociali di FBK (che comprende la biblioteca e l’editoria) ha illustrato l’attività che la Fondazione svolge in campo umanistico. Accanto all’attività di ricerca principalmente negli ambiti delle Tecnologie dell'Informazione, dei Materiali e dei Microsistemi (nel polo di Povo), FBK si occupa infatti anche di Studi Storici italo-germanici e di Scienze Religiose. Nella biblioteca di FBK specializzata in scienze storiche e filosofico-teologiche ci sono oltre 222.000 volumi, di cui 1.336 libri antichi, ed ogni anno si registra un incremento di oltre 4.000 volumi. A conclusione del suo intervento, la dottoressa Zanoni ha presentato il progetto editoriale “Il territorio trentino nella storia europea”, un opera in quattro volumi, che propone una ricostruzione delle radici storiche del territorio trentino, seguendo le vicende complesse e affascinanti che hanno segnato questo spazio di frontiera dall’antichità all’attuale assetto autonomistico, senza perdere di vista l’orizzonte della macrostoria. L’opera, destinata ad un pubblico non specialistico e in particolare alle giovani generazioni, per i quali è disponibile anche una versione digitale interattiva, mira a superare ogni ripartizione settoriale e a dare ampio spazio, accanto alla tradizionale storia politica, a quella economica, sociale, culturale, religiosa, nell’intento di cogliere l’intreccio degli elementi che, nel corso di un processo plurisecolare, hanno legato gli uomini al loro territorio.

Un territorio, quello del Trentino, di piccole dimensioni ma che per la sua collocazione geografica, di cerniera fra nord e sud, ha dato origine ad una storia molto articolata e complessa, come ha messo in evidenza Paolo Pombeni, direttore dell’Istituto storico italo-germanico, nella sua relazione intitolata “L’identità trentina da Degasperi a Kessler”. Due personaggi, Degasperi e Kessler, che con le loro azioni, hanno fatto in modo che il Trentino sfuggisse ad un destino di marginalità nel contesto nazionale ed europeo. A Degasperi, che fu dapprima deputato alla Dieta di Innsbruck e poi divenne presidente del Consiglio dei ministri del governo italiano dopo la Seconda Guerra Mondiale, si deve il riconoscimento al Trentino della speciale autonomia con la quale si autogoverna; Kessler intuì che per favorire il suo progresso il Trentino aveva bisogno di aprirsi al mondo attraverso gli studi e la ricerca e per questo fondò l’Università e l’Istituto Trentino di Cultura. La relazione, molto apprezzata, del prof. Pombeni, era stata preceduta da quella di Aldo Degaudenz, vice presidente della Trentini nel mondo, sul significato ed il valore della “Giornata mondiale dedicata al sacrificio del lavoro degli italiani nel mondo”.

Ultimo atto dell’intensa giornata, è stata un’altra visita che ha suscitato molto interesse: quella al SASS (Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas), nel sottosuolo di piazza Cesare Battisti a Trento, dove sono venuti alla luce i segni dell’antica Tridentum, cioè la città al tempo di Roma. Divisi in due gruppi e accompagnati da altrettante guide, i partecipanti all’Incontro hanno ammirato i resti del muro di cinta orientale, di una torre trasformata in età tardo/imperiale in una porta d’ingresso alla città, un lungo segmento di strada pavimentata fiancheggiato da marciapiedi e provvisto di sottostante rete fognaria, settori di case di abitazioni con resti di mosaici, cortili e botteghe artigiane.(Inform)

 


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